La Bancarella al Salone del Libro di Torino in un’edizione con record di visitatori

17.05.2026 – Trieste multietnica, Trieste capitale morale dell’esodo, Trieste città contesa nel Novecento tra nazionalismi e totalitarismi, ma Trieste soprattutto città di cultura. Un aspetto quest’ultimo che è stato declinato in apertura della quarta giornata della Bancarella. Salone del libro dell’Adriatico orientale in corso di svolgimento all’interno della XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino attraverso una rivista uscita negli anni Venti del secolo scorso intitolata Femmina. Nella rassegna organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme al Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata con la collaborazione di FederEsuli è stato infatti presentato il libro di Barbara Vinciguerra (insegnante e ricercatrice) Voci di donne: la rivista Femmina nella Trieste degli anni Venti (Casa Editrice Vita Activa, Trieste 2025).

In un incontro coordinato dal giornalista e dirigente dell’ANVGD Alessandro Cuk, Donatella Schürzel (Phd Europeo in Storia dell’Europa) si è confrontata con l’autrice, facendo emergere uno spaccato sociale e culturale di Trieste appena entrata a far parte del Regno d’Italia dopo la Grande Guerra. «Il passaggio dall’Austria-Ungheria all’Italia ha significato per le donne un passo indietro rispetto all’emancipazione e ai diritti di cui godevano – ha spiegato la professoressa Schürzel – Il lavoro culturale e l’impegno sociale di Giuseppina Martinuzzi ad esempio, antesignana della lotta per i diritti delle donne in Istria, era stato di segno opposto alle visioni conservatrici sabaude ed ancor più alle misure oppressive fasciste». La rivista Femmina si fece carico con audacia ed efficacia argomentativa di questo lascito, aprendo una tribuna che raccolse collaborazioni provenienti anche dal resto d’Italia: «La testata ebbe vita breve – ha spiegato la Vinciguerra – ma fece conoscere al resto d’Italia i diritti di cui godevano le donne a Fiume ancor prima che la Carta del Carnaro glieli concedesse e dette lustro alla letteratura rosa che fino allora era stata considerata un genere secondario».

La seconda parte della mattinata è stata invece dedicata ad una tavola rotonda fra Davide Rossi (Università degli Studi di Trieste), il Presidente di FederEsuli Renzo Codarin e l’On. Nicole Matteoni, giovane deputata muggesana che si sta adoperando per allargare la conoscenza della storia della frontiera adriatica al di fuori della ricorrenza istituzionale del Giorno del Ricordo. Già l’anno scorso la parlamentare triestina di origini istriane ha presentato una proposta di legge per istituire la Giornata delle vittime di Vergarolla, individuando come data ovviamente il 18 agosto, giorno in cui nel 1946 si consumò sulla spiaggia di Pola la prima strage nella storia dell’Italia repubblicana: «La Commissione Affari Costituzionali è oberata di lavoro e non è ancora riuscita a prendere in considerazione il mio testo: auspico un’opera di moral suasion da parte delle Associazioni degli esuli affinché si possa arrivare all’approvazione in tempo per l’imminente 80° anniversario dell’eccidio».

Il professor Rossi ha poi aggiunto che Matteoni ha anche chiesto che venga valorizzato il sito dell’abisso Plutone, in cui i partigiani comunisti jugoslavi scaraventarono diverse vittime della loro opera di epurazione politica durante i Quaranta giorni di occupazione di Trieste nella primavera 1945: «L’assetto monumentale della Foiba di Basovizza non chiarifica l’orrore della morte in una foiba come è invece evidente presso il vicino abisso Plutone che però è in un terreno privato, ma l’annesso Centro di Documentazione svolge comunque un egregio lavoro informativo per le scolaresche che vengono sempre più numerose in viaggio d’istruzione. Voglio ricordare la passione e la competenza con cui lo storico Diego Redivo recentemente scomparso ha qui informato migliaia di visitatori». Codarin ha, infine, ricordato che l’amministrazione comunale di Pola ha recentemente inaugurato un cippo con i nomi delle 64 vittime identificate della strage di Vergarolla: «Un buon segno per consolidare la memoria di questa tragedia anche nella città in cui si è consumata e non solamente fra gli italiani».

 

0 Condivisioni