Istria e Dalmazia durante l’implosione della Jugoslavia comunista

30.06.2026 – Il consueto incontro promosso dal Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia si svolgerà questa settimana sulla piattaforma ZOOM mercoledì 1° luglio alle ore 17:00 e riguarderà il progetto del 1992 per una “riconquista” o per la possibilità di una revisione dei confini in Istria e Dalmazia.

«La storia di questo progetto rappresenta una delle pagine più controverse e meno note, legate al collasso e alla dissoluzione della Jugoslavia – anticipa il Presidente dell’ANVGD Milano, Claudio Giraldi – Mentre i Balcani precipitavano nella guerra civile, una parte del mondo degli esuli giuliano-dalmati e della destra nazionalista italiana vide, nella fine dello Stato jugoslavo, l’opportunità storica per rimettere in discussione i confini stabiliti nel secondo dopoguerra. Con la dichiarazione d’indipendenza di Slovenia e Croazia nel giugno 1991, il quadro diplomatico fissato dal Trattato di Osimo del 1975, che aveva sancito definitivamente i confini italo-jugoslavi, venne tecnicamente a mancare, poiché uno dei due contraenti (la Jugoslavia) stava scomparendo. Parte degli esuli e diversi giuristi italiani sostennero che Osimo fosse un trattato bilaterale non estendibile automaticamente alle neonate repubbliche di Lubiana e Zagabria. Si chiedeva quantomeno la restituzione dei beni nazionalizzati dal regime di Tito e lo status di “zona internazionale” o forme di forte autonomia per l’Istria. Nel pieno della frammentazione, lo Stato Maggiore dell’Armata Popolare Jugoslava (JNA), controllato da Belgrado e dominato dalla componente serba, cercò sponde politiche in Italia per indebolire i secessionisti sloveni e croati e ventilò a esponenti politici italiani la disponibilità a “rivedere il Trattato di Osimo” in chiave anti-croata e anti-slovena offrendo concessioni territoriali o diplomatiche all’Italia per isolare Zagabria e Lubiana a livello internazionale. Nel mondo degli esuli si vide in questa spaccatura la possibilità concreta di un ritorno dell’Italia a Fiume, Zara e nell’Istria. Ma nonostante le forti pressioni interne della destra e dei comitati degli esuli, il governo scelse la linea della prudenza internazionale e del realismo geopolitico. Quello che era stato per un lasso di tempo un sogno, nei fatti rimase tale. L’Italia riconobbe ufficialmente Slovenia e Croazia all’inizio del 1992, in linea con i partner della Comunità Europea e scelse di applicare il principio di successione degli Stati, confermando la validità dei confini di Osimo con i nuovi Stati sovrani. Tutto questo senza la richiesta di una anche piccola e simbolica contropartita».

 

COORDINATE ZOOM:

https://us06web.zoom.us/j/89833657417?pwd=uauSebpf4uZQT7gNrhw33Jp3xHKR77.1

ID riunione: 898 3365 7417

Codice d’accesso: 131958

 

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