Inaugurato il restaurato Collegio dei Nobili di Capodistria

11.09.2025 – Oltre quattrocento anni fa, nell’epoca in cui l’Istria apparteneva alla Serenissima Repubblica di Venezia, sorse a Capodistria il Collegio dei Nobili, che sarebbe ben presto diventata la scuola in cui si forgiò l’élite culturale locale. Il musicista Giuseppe Tartini e l’economista Gian Rinaldo Carli, lo storiografo Pietro Kandler ed il patriota risorgimentale Carlo Combi, gli scrittori Pier Antonio Quarantotti Gambini e Fulvio Tomizza, perfino il pugile Nino Benvenuti prima di abbandonare esule la natia Isola d’Istria: sono questi alcuni degli allievi illustri che hanno compiuto i loro studi in questo glorioso edificio. Molti di questi nomi sono stati ricordati dalla Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar intervenuta all’inaugurazione ufficiale dell’edificio ristrutturato assieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Lo storico istituto, che è la più antica scuola della Slovenia ed oggi ospita due scuole con lingua d’insegnamento italiana (l’Elementare Pier Paolo Vergerio il Vecchio ed il Ginnasio Gian Rinaldo Carli), ha quindi vissuto una giornata memorabile, accogliendo due Capi di Stato che ne hanno celebrato l’importanza. La cerimonia è iniziata con l’esecuzione degli inni nazionali e con il coro dei bambini della scuola elementare che ha cantato “Girotondo intorno al mondo”, un inno alla pace che rientra fra le tante canzoni scritte per l’infanzia dall’esule polesano Sergio Endrigo. La Presidente slovena nella sua allocuzione ha inoltre riconosciuto l’impegno dello Stato italiano nella tutela delle scuole con lingua d’insegnamento slovena, auspicando che vengano risparmiate dai tagli le classi con pochi alunni, analogamente a quanto fa il ministero dell’istruzione di Lubiana per gli scolari della comunità italiana.

Mattarella ha quindi ringraziato il governo sloveno per aver finanziato la ristrutturazione del plesso scolastico, a conferma della sensibilità di Lubiana per la tutela delle minoranze ed ha ricordato che l’ex collegio è «testimone secolare di un’ininterrotta formazione in lingua italiana da quattro secoli». Le due scuole che attualmente ospita sono peraltro intitolate a due intellettuali (Vergerio il Vecchio e Carli) che hanno fornito «contributi di valore notevole alla cultura italiana ed europea», mentre tra gli studenti illustri il capo dello Stato ha ricordato Fulvio Tomizza «che in tanti suoi scritti ha raccontato la storia di questa terra, zona di insediamento storico della comunità italiana». L’ambito scolastico, improntato alla reciprocità, è stato infine indicato come uno degli esempi della sempre più proficua collaborazione italo-slovena.

Dopo aver effettuato una visita della scuola, i due presidenti si sono recati a Palazzo Gravisi – Buttorai, sede delle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana restaurata negli anni Novanta dal governo italiano, per un incontro con i nostri connazionali. In questa sede Pirc Musar, ancora con riferimento all’inaugurazione appena conclusa, non ha esitato a ricordare che Capodistria è stata definita l’Atene dell’Istria, cioè la città con maggiore vocazione culturale e la fucina della classe dirigente italiana autoctona, ed oggi rappresenta un modello europeo di convivenza. La tutela delle minoranze è stata nuovamente evidenziata da Mattarella come uno degli elementi caratterizzanti la sinergia tra Roma e Lubiana, che riguarda non solo un’identità di vedute nelle relazioni bilaterali, ma anche di fronte agli scenari internazionali. «Le minoranze sono un elemento di collegamento – ha proseguito il Presidente della Repubblica – e le scuole sono decisive per entrambe le minoranze affinchè conservino lingua, cultura, tradizioni e consapevolezza di sé, diventando così un patrimonio che arricchisce entrambi i paesi». Questa giornata è stata posta ad esempio di come si possa interpretare positivamente la vicinanza di confine, ambito in cui «Nova Gorizia Capitale Europea della Cultura insieme a Gorizia rappresenta la punta di diamante».

Una considerazione questa che ha inorgoglito il Sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna, presente assieme ad altre autorità tra cui il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Pietro Ciambetti ed una delegazione di rappresentanti dell’associazionismo giuliano-dalmata in esilio: il presidente di FederEsuli e dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Renzo Codarin, il presidente onorario di FederEsuli e presidente di Coordinamento Adriatico APS Giuseppe de Vergottini, il vicepresidente di FederEsuli e dell’Associazione delle Comunità Istriane Fabio Tognoni, il presidente della Fameia Capodistriana (l’associazione che raccoglie gli esuli da Capodistria ed i loro discendenti ed ha instaurato un ottimo rapporto con la comunità italiana e le istituzioni della città d’origine) Piero Sardos Albertini, il consigliere nazionale dell’ANVGD e Presidente del Comitato Onoranze a Nazario Sauro Fulvio Sluga ed il Presidente dell’ANVGD Monza e Brianza Pietro Cerlienco.

Presenti ovviamente i vertici della CNI, tra cui: il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Marin Corva, il presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana Paolo Demarin, il deputato italiano al seggio specifico del parlamento sloveno  Felice Ziza, il presidente della Comunità Autogestita Nazionale Costiera Alberto Scheriani e la Presidente della CAN di Capodistria Roberta Vincoletto.

Grande soddisfazione per questa mattinata è stata espressa da Renzo Codarin: «Abbiamo sentito il capo dello stato sloveno riconoscere esplicitamente che la comunità italiana a Capodistria è radicata da secoli e ne ha riconosciuto i meriti culturali. Sono passati soli pochi anni da quando si diceva che gli italiani qui erano stati solamente di passaggio». Sulla stessa lunghezza d’onda il professor de Vergottini: «Stiamo raccogliendo i frutti di quel clima disteso, collaborativo e propositivo che abbiamo contribuito a creare pure noi, ispirandoci ai valori europei e pensando alle nuove generazioni. Alle parole seguono fatti concreti, come la riqualificazione del Collegio dei Nobili dimostra»

Lorenzo Salimbeni

 

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