Il vestito istriano di Norma Cossetto per ricordare le foibe

09.05.2026 – Un progetto didattico che parte dagli studenti e si rivolge alla comunità locale nel ricordo delle foibe e dell’esodo, un’iniziativa che coinvolgerà altre scuole ed amministrazioni comunali del territorio: lunedì 4 maggio a Cenate Sotto e a San Paolo d’Argon, con la collaborazione del Comitato provinciale di Bergamo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, la storia della frontiera adriatica è stata diffusa in maniera estremamente emozionante e coinvolgente.

Parte tutto dall’Istituto Comprensivo Statale “Valle d’Argon” in cui il professor Mario Pesenti porta avanti da anni l’iniziativa “Non dimentichiamo”, grazie alla quale gli studenti hanno effettuato viaggi d’istruzione nelle terre della frontiera adriatica, partecipano al Concorso regionale della Lombardia dedicato al Giorno del Ricordo ed al Concorso nazionale Giorno del Ricordo promosso dal Tavolo di lavoro Ministero dell’Istruzione e del Merito – Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati, ottenendo lusinghieri risultati.

Dopo che il plesso scolastico di Cenate Sotto era stato impreziosito con un primo monumento dedicato agli infoibati inaugurato in presenza dell’esule istriana Erminia Dionis Bernobi, la mattina di lunedì 4 maggio una nuova cerimonia ha suggellato il legame dell’istituto scolastico con il confine orientale italiano. Non solo è stata inaugurata una Panchina del Ricordo tricolore “in memoria / di Norma Cossetto / degli infoibati / della strage di Vergarolla (Pola) / e degli esuli giuliano-dalmati” ed un’altra analoga è stata inaugurata poco dopo nella piazza più rappresentativa di San Paolo d’Argon.

La cerimonia inaugurale è stata resa emozionante dalla testimonianza raccontata a studenti, docenti ed autorità presenti (tra cui il Presidente di FederEsuli e dell’ANVGD Renzo Codarin e la Presidente dell’ANVGD Bergamo Elena Depetroni) da due esuli istriane, Anna Maria Crasti ed Erminia Dionis. Storie di vita vissuta che raccontano di parenti spariti nel nulla durante il terrore instaurato dai partigiani comunisti jugoslavi nella fase finale della Seconda guerra mondiale, di abbandono delle proprie case, dei separazione dai propri amici e parenti, di una nuova vita da ricominciare a Trieste in esilio, di un riscatto e di un reinserimento nel tessuto sociale italiano. Erminia Dionis, inoltre era imparentata con Norma Cossetto, il simbolo del martirio nelle foibe istriane, e proprio per aver difeso la sua memoria da un partigiano che la infangava, Erminia fu costretta a fuggire da sola nella notte dalla natia Visinada: a Trieste dopo tante difficoltà sarebbe diventata una sarta di successo. Per questa occasione ha confezionato un abito molto particolare, che è stato indossato da una studentessa in un momento davvero emozionante: si trattava di un abito istriano di cent’anni fa, come quello che indossava Norma quando fu sequestrata ed infoibata dopo atroci sofferenze.

 

«È stato un momento di grande impatto emotivo – riferisce il professor Mario Pesenti, coordinatore delle attività del progetto “Noi non dimentichiamo” – La nostra studentessa che ha indossato quell’abito, simbolicamente ha consentito a tutti noi di avere sulla pelle quella storia e di farla intimamente nostra. Con quel vestito non abbiamo tagliato i fili della memoria, li abbiamo anzi intimamente acquisiti. La presenza poi delle panchine tricolori rappresenterà un richiamo quotidiano a ricordare»

I 30 studenti che hanno preso parte a questo laboratorio faranno adesso un viaggio nelle terre della frontiera adriatica, per visitare i luoghi in cui si sono compiute le pagine storia che hanno sentito raccontare e che stanno facendo sempre più proprie, visitando luoghi simbolo come la Foiba di Basovizza e l’allestimento museale di Magazzino 26: «I ragazzi, che rappresentano il futuro di domani, non vogliono dimenticare, è anzi avvenuto tra le esuli e i giovani un passaggio simbolico di testimone rappresentato dal vestito istriano – ribadisce Pesenti – Era evidente che anche Anna Maria ed Erminia erano emozionatissime perchè hanno compreso che dopo tanti anni di incomprensioni, adesso sono invece vicine ai più giovani: la loro storia non è stata inutile, il loro dolore non è andato perso e sta anzi diventando patrimonio condiviso».

Tutto questo lavoro proseguirà pure nel nuovo anno scolastico, coinvolgendo un nuovo plesso e altre amministrazioni comunali della zona: gli amministratori locali hanno molto apprezzato vedere i giovani concretizzare in maniera così partecipata e consapevole il senso della L. 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, fornendo spunti, suggestioni e stimoli per celebrare ogni anno il Giorno del Ricordo in maniera adeguata.

Lorenzo Salimbeni

Eco di Bergamo
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