Il Seminario di Gorizia e Monsignor Santin: pagine di storia di confine

Introdotti dalla presidente del comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd), prof.ssa Maria Grazia Ziberna – che ha trattato brevemente le figure di don Angelo Tarticchio e dei giovani beati don Francesco Bonifacio e don Miloslav Bulesic, sacerdoti istriani che avevano studiato nel seminario di Gorizia, assassinati in Istria in odium fidei -, sono stati gli stessi autori a presentare le loro opere.

Nel primo testo il prof. Ivan Portelli – presidente dell’ Istituto di Storia Sociale e Religiosa di Gorizia – affronta il periodo a cavallo tra ‘800 e ‘900, delineando il contesto storico e culturale dell’epoca e sottolineando l’importanza della formazione per tanti giovani seminaristi di quello che un tempo era il Seminario del Litorale Austriaco, non tacendo le scaramucce e i contrasti tra giovani italiani, sloveni, croati e istriani, che frequentavano il seminario di Gorizia.

Mons. Malnati approfondisce invece la figura carismatica del vescovo Santin (Rovigno 1895 – Trieste 1981). Severo censore delle leggi razziali fasciste, Santin svolse un ruolo fondamentale a Trieste durante la drammatica transizione dalla spietata presenza militare tedesca all’occupazione dell’esercito jugoslavo durante i Quaranta giorni del maggio-giugno 1945, caratterizzati da deportazioni e uccisioni nelle foibe. Il vescovo, violentemente aggredito a Capodistria da militanti comunisti sloveni in occasione della festa di San Nazario del 1947, nei difficilissimi anni del dopoguerra fu punto di riferimento per l’intera città e per le migliaia di esuli istriani, fiumani e dalmati che transitarono per Trieste o vi rimasero a lungo nei campi profughi.

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