Il rovere istriano per la flotta della Serenissima

17.04.2026 – Lo scorso 10 aprile, per iniziativa del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e con la collaborazione dell’Università della Terza Età “Paolo Naliato” (UTE) della città, si è tenuta, nell’Aula Magna dell’Università stessa, una serata con notevole e attenta partecipazione di un numeroso pubblico. Il tema dell’incontro è stato quello proposto dal titolo di un documentario, già diffuso oltre Oceano, ovvero “L’Oro di Venezia”. Un film prodotto dalla Casa Cinematografica “Venice Film” di Padova con la regia di Nicola Pittarello e la consulenza storica del prof. Pio Baissero, autore di una ricerca pubblicata nel 2023 dall’Editore “Itinera Progetti” di Bassano del Grappa (VI) che ha ispirato la trama del film.

Lo scrittore Pio Baissero ha presentato questo suo lavoro proprio nel corso della proiezione, preceduta dal saluto della Presidente dell’ANGVD di Udine dott.ssa Bruna Zuccolin e della Presidente dell’UTE udinese, prof.ssa Maria Letizia Burtulo. Le immagini del documentario e la storia avvincente dello sfruttamento boschivo all’epoca della Serenissima hanno affascinato i presenti, molti dei quali non conoscevano le innovative pratiche che avevano favorito la nascita e lo sviluppo della politica forestale veneziana. Una politica che si era sviluppata a partire dal tardo Quattrocento quando, in seguito all’espansione degli Ottomani dopo la presa di Costantinopoli, si era sentita la necessità di una difesa, potenziando la “flotta da mar” della Repubblica con un incremento notevole della cantieristica navale imperniata, appunto, sul lavoro produttivo di avanguardia dell’Arsenale di Stato di Venezia.

Baissero, nell’illustrare alcuni aspetti del documentario,  ha evidenziato il risvolto ambientalista di questa scelta “militare”: la salvaguardia del patrimonio boschivo, ovvero degli alberi assai pregiati per la costruzione delle galee e delle galeazze. Alberi che si trovavano soprattutto nelle selve del Cansiglio e del Montello nel Dogado veneto, e della Val de Montona in Istria. In particolare nel bosco istriano, lungo il corso del fiume Quieto, crescevano roveri ritenuti di gran valore dai proti dell’Arsenale (esperti costruttori navali). Si trattava di piante che, cresciute in ambiente umido e a poca distanza dal mare, risultavano più resistenti di altri alberi all’azione dell’acqua e pertanto i più adatti alla struttura di una nave, sempre sottoposta a notevoli sollecitazioni e avversità marine.

Così, tra l’Istria e Venezia, oltre al traffico per lo sfruttamento e il trasporto della rinomata pietra “bianca” istriana, si affiancava quello del legno di rovere, sempre atteso e grandemente apprezzato dai reggitori dell’Arsenale e dai provetti “maestri d’ascia”. Dagli atti e dai preziosi documenti cinquecenteschi custoditi presso l’Archivio di Stato di Venezia risulta tutta la complessa documentazione derivante dalla politica veneziana per il mantenimento e la protezione del manto arboreo della Val de Montona, essenziale per le molteplici esigenze della marineria da guerra della Repubblica e non solo per essa. Non a caso quella foresta si chiamava “Bosco di San Marco”, ancor oggi esistente, sia pure ridimensionata nell’estensione e nella qualità degli alberi, non più quelli coltivati di un antico tempo. Un bosco che i botanici chiamano “vetusto”, ma che è denso di storia in quanto, per il modo in cui fu sfruttato, resta il vero precursore dell’idea moderna di “sostenibilità”.

All’interessante serata culturale erano presenti molti soci e simpatizzanti dell’ANVGD di Udine, oltre che della UTE, molto sensibile ai temi dell’Istria.

Fonte: ANVGD Udine

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