26.10.2025 – 26 ottobre 1954
A Trieste piove, piove tanto e soffia la Bora.
Ma dal cuor della notte in città c’è un gran fermento.
Dormono solo i bambini piccoli.
Trieste torna italiana!
Trieste di nuovo italiana!
Avevo 13 anni.
Con la mia mamma e la mia sorellina di 10 eravamo in Piazza Unità che da quel giorno è Piazza Unità d’Italia.
Pioggia e vento di bora, non si può tenere gli ombrelli aperti.
Impossibile.
Ma che importa?
Siamo decine e decine di migliaia di persone.
Grandi piccoli vecchi.
Bagnati fradici commossi felici…
Non è solo la pioggia che ci bagna il volto: molti piangono di gioia, gridano, si accalcano..
Le mamme e i papà sollevano tra le braccia i loro figli: devono vedere i bersaglieri che arrivano e sfilano sui camion.
Sono i bersaglieri del 3 novembre 1918, dell’Audace…
Sono i bersaglieri che, correndo, suonano … è un delirio: tutti cantano e piangono.

Tra quelle decine e decine di migliaia di persone il mio papà non c’è.
È rimasto a casa. Anche se è giovane.
Anche papà piange, ma di dolore.
Sa che da oggi si deve smettere di sperare.
Quella debole speranza che ha, abbiamo tutti, avuto si è spenta.
Da oggi il mio papà, gli esuli istriani non sperano più.
Sappiamo che non torneremo a casa, mai più.
Quella fiammella, sempre più debole, si è spenta.
L’ossigeno della speranza si è consumato.
Ma Trieste è salva, è di nuovo, ancora italiana
Anna Maria Crasti
Vicepresidente del Comitato provinciale di Milano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
