10.02.2026 – 10 febbraio, Giorno del Ricordo. Per ricordare che in quella data nel 1947 l’Italia firmò senza possibilità di negoziare un Trattato di Pace che la individuava come Paese sconfitto, costretto a pagare riparazioni di guerra e a subire mutilazioni territoriali. Quel 10 febbraio 1947 gli italiani dell’Adriatico orientale, dopo aver subito le violenze del comunismo titino, si trovarono costretti a scegliere tra libertà e appartenenza territoriale, tra l’esodo e una vita inquadrata dal regime di Belgrado, tra cittadinanza italiana ed esilio oppure cittadinanza jugoslava e lo spaesamento di sentirsi esuli in casa propria. 350.000 istriani, fiumani e dalmati in varie fasi e modalità abbandonarono terre in cui vivevano radicati da secoli, affrontando gran parte di loro lo squallore dei Centri Raccolta Profughi e le difficoltà del reinserimento nel tessuto sociale italiano nel difficile contesto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra. Il 10% della comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale che non esodò visse le restrizioni economiche, giuridiche e morali di un regime comunista che ostentava l’irreggimentata Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume come un feticcio di convivenza quando invece nazionalisti croati e sloveni ben inseriti negli apparati del regime tenevano sotto scacco ogni manifestazione sinceramente identitaria da parte dei nostri connazionali.
La soluzione della questione di Trieste e il Trattato di Osimo segnarono il progressivo distacco delle istituzioni italiane e dell’opinione pubblica dalle problematiche rimaste ancora aperte sul confine orientale. Come ricordato anche dal Presidente Mattarella, le associazioni degli esuli continuarono a tramandare una storia sconosciuta al resto d’Italia e a chiedere giustizia ai governi.
Il crollo dei regimi comunisti negli anni Novanta cambiò la situazione anche nella ex Jugoslavia ed il progressivo inserimento di Slovenia e Croazia nelle istituzioni comunitarie creò quella cornice europea in cui la nostra storia avrebbe potuto finalmente essere spiegata, come avevano intuito i più lungimiranti tra i padri fondatori dell’associazionismo giuliano-dalmata in esilio. L’istituzione del Giorno del Ricordo in Italia ha dato finalmente un riconoscimento morale al popolo dell’esodo e restituito agli italiani una pagina di storia. Lo spirito della Legge 92/2004 istitutiva del 10 Febbraio oggi serve anche per portare in Istria, nel Carnaro e in Dalmazia assieme all’Unione Italiana la conoscenza della storia millenaria e delle tragedie più recenti dell’unica comunità italiana all’estero che sia autoctona. Il Ricordo oggi significa ricordare alle nuove generazioni dall’una e dall’altra parte dell’Adriatico la cesura che colpì l’italianità. Ricordo oggi significa riscoprire le radici comuni tra i discendenti degli esuli ed i giovani connazionali che frequentano scuole ed istituzioni italiane oltreconfine. Ricordo significa parlare ancora delle foibe, ma nella consapevolezza che quelle stragi rientrano nella fase nascente di un regime dittatoriale che fece massacri anche di sloveni e di croati con modalità molto simili. Ricordo significa che 80 anni fa giuliani, fiumani e zaratini furono estromessi dal voto del 2 giugno ma oggi la loro storia è finalmente riconosciuta e commemorata dalla Repubblica che nacque quel giorno. Ricordo significa rammentare che 80 anni fa fu martirizzato Don Bonifacio, ma come lui anche sacerdoti sloveni e croati in Istria furono perseguitati dal regime di Tito. Ricordo significa commemorare gli 80 anni di Vergarolla individuandola come la prima strage nella storia dell’Italia repubblicana e quella con più vittime, ma nella consapevolezza che oggi anche le istituzioni croate di Pola si interrogano su quella tragedia. Il Ricordo è consapevolezza di quel che è stato e prospettiva su quel che si può fare nel nuovo contesto europeo della frontiera adriatica.
Renzo Codarin
Presidente nazionale ANVGD
Presidente FederEsuli

