Il Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma ha celebrato San Marco Evangelista

28.04.2026 – Nel loro esilio del dopoguerra, gli istriani fiumani e dalmati si sono portati dietro dialetti, ricette e tradizioni con cui hanno trasmesso alle nuove generazioni un patrimonio identitario in cui rientra pure la devozione per i Patroni. Al di là del Santo che viene associato ad ogni specifica località, è scolpita nei leoni marciani dei palazzi storici, delle mura cittadine ed in alcune chiese e campanili e rimanda a San Marco Evangelista, il patrono di Venezia che era effigiato sulle bandiere della Serenissima ed era diventato simbolo della sua plurisecolare presenza nell’Adriatico orientale.

Grazie alla sempre più intensa collaborazione con il Parroco della chiesa di San Marco Evangelista in Agro Laurentino al Quartiere Giuliano-Dalmata Don Mario Mesolella, la comunità degli esuli adriatici di Roma ha quindi celebrato lo scorso 25 aprile la ricorrenza di San Marco, dando vita ad una intensa giornata con un grande coinvolgimento di persone, nuove generazioni dell’esodo comprese.

Grande soddisfazione da parte di Donatella Schürzel, Presidente del Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha collaborato alla splendida riuscita dell’evento: «Abbiamo cominciato con un bellissimo momento di raccoglimento in una cerimonia molto intensa e spirituale: la deposizione della corona di fiori da parte della parrocchia al monumento all’esilio di Amedeo Colella per rendere omaggio ai “fondatori” del quartiere. La composizione floreale richiamava il Tricolore grazie ai fiori rossi (colore di San Marco) e bianchi (simbolo di purezza e spiritualità) ed al verde delle foglie (la speranza). Dopo la benedizione del parroco agli esuli e loro discendenti radunati sul sagrato, con la decana Vanna Martinuzzi in prima fila, l’esule Ferruccio Conte ha letto con profonda commozione la poesia di Bepi Nider “Non dimentighemo” e poi ha cantato accompagnato da diversi presenti la preghiera dell’esule».

La cerimonia solenne è poi durata più di un’ora e mezza e si è aperta con l’entrata del Cardinale Pietro Parolin con il suo seguito e la scorta dei Carabinieri in alta uniforme. Prima di tutto però Parolin ha benedetto la vetrata che raffigura San Marco e la basilica di Venezia sopra gli stemmi delle cinque martoriate province (Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara) e ha quindi concelebrato la funzione religiosa.

Al di fuori delle cerimonie ufficiali Parolin ha colloquiato in dialetto veneto con i fedeli accorsi numerosi, rispolverando quella lingua franca che per secoli ha saldato le due rive dell’Adriatico. Nella sua omelia il Segretario di Stato della Santa Sede ha peraltro ricordato di aver conosciuto in gioventù la comunità degli esuli che erano stati accolti a Vicenza, venendo così a conoscenza delle loro storie tragiche. Parolin ha altresì ricordato l’importanza di San Marco come protettore di Venezia e delle terre che facevano parte dello Stato da Mar, evidenziando l’importanza della memoria di questo evangelista, autore del più antico fra i quattro Vangeli.

Riferendosi all’esilio dell’italianità adriatica, Parolin ha colto le particolarità di questa vicenda che ha poi dato luogo ad un profondo fenomeno di rinnovamento attraverso le nuove vite fiorite nelle località d’accoglienza, mentre oggi tante persone vivono una situazione di esilio esistenziale che non riescono a superare. Ponendosi di fronte alla pala d’altare recentemente restaurata dall’ANVGD Roma, l’alto prelato ha quindi affidato tutta la Comunità giuliano-dalmata romana alla lì rappresentata Madonna dell’Esilio.

Al termine della lunga cerimonia religiosa svoltasi con l’accompagnamento del coro parrocchiale al gran completo, il Cardinale è sceso nella cappella dei Santi Patroni realizzata con le donazioni delle famiglie del quartiere che volevano avere un luogo in cui riunirsi in un unico corpo spirituale. La professoressa Schürzel ha presentato all’illustre ospite i preziosi mosaici opera di Gortan e della Scuola di Spilimbergo e ricordato che sacerdoti e frati, che spesso erano anch’essi esuli, contribuirono a tenere coesa la comunità in esilio. Tra i libri donati al Cardinale non poteva a tal proposito mancare il lavoro pionieristico di Padre Flaminio Rocchi “L’esodo dei 350mila giuliani fiumani e dalmati”.

La giornata è proseguita con un partecipatissimo pranzo in Piazza Giuliani e Dalmati, cui hanno partecipato esuli, discendenti e amici di tutte le età, provenienti anche da altri quartieri: al tavolo del Cardinale e dei sacerdoti della comunità parrocchiale aveva un posto d’onore la decana Vanna Martinuzzi. In seguito uno dei gruppi teatrali che animano il teatro San Marco ha svolto in chiesa un’apprezzatissima rappresentazione del musical “Sister Act”, cui ha fatto seguito un concerto con canti e balli sul sagrato.

«Si è respirato tutto il giorno un grande afflato umano, un senso di fratellanza che ci ha fatti sentiti un unicum – conclude Donatella Schürzel – Anche i presenti non giuliano-dalmati hanno manifestato interesse e vicinanza, nonché la genuina volontà di condividere un momento così importante in una giornata così bella: la festività parrocchiale di San Marco Evangelista è stata adeguatamente ripristinata» [LS]

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