Il Piccolo – 260108 – UE: a rischio adezione Croazia

La Slovenia, presidente di turno dell'Unione, diserta i lavori del Comitato
delle Regioni. Il sottosegretario agli Esteri di Zagabria: «Sono
rammaricato»

Croazia: a rischio l'adesione all'Ue nel 2011

Negoziati a rilento che si bloccheranno nel 2009 con le elezioni europee. Il
nodo della zona ittica

dall'inviato

Mauro Manzin

E poi ci saranno le elezioni europee, l'insediamento del nuovo Parlamento
europeo e la nascita della nuova Commissione. Dunque, bisogna fare in
fretta. Questo il messaggio emerso durante il summit del gruppo di lavoro
Croazia del Comitato europeo delle Regioni a Bruxelles. Che ha dovuto
registrare la clamorosa assenza di un rappresentante della presidenza Ue di
turno. Ossia la Slovenia. Assenza che dal governo croato è stata letta come
un chiaro segno di ostilità nei confronti di Zagabria a causa dei
contenziosi bilaterali ancora aperti (leggi confini marittimi e zona
ecologico ittica). Un silenzio, quello di Lubiana, che ha fatto più clamore
di un'aperta polemica o di un confronto alla pari.
Il messaggio lo lancia chiaro Hannes Swoboda, relatore dell'adesione della
Croazia all'Europarlamento e che traccia lo stato delle trattative tra
Zagabria e Bruxelles. «Qualcosa è stato fatto riguardo alla lotta alla
corruzione – spiega – ma servono progressi più concreti. Ora è
indispensabile la riforma della cantieristica e dei trasporti navali. Adesso
che non si è più ostaggi delle elezioni politiche (svoltesi il 25 novembre
2007 ndr.) – aggiunge Swoboda – bisogna non solo fare le leggi, ma anche
tradurle in pratica, facendo compartecipi di questo processo le istituzioni
regionali». Ed è proprio il Comitato delle Regioni ad essere l'unico
organismo europeo che a oggi, precisa l'ambasciatore croato all'Ue, Branko
Baricevic, dà voce a Zagabria in questa delicata fase. «Regioni ed enti
locali – precisa il diplomatico – che sono fondamentali nella comunicazione
con i cittadini per combattere quell'euroscetticismo ancora presente nel
nostro Paese». Nei negoziati di adesione ci sono 35 capitoli da affrontare
in 16 negoziati. Finora ne sono stati completati due. «Ora però – precisa
Baricevic – l'atmosfera non ci è molto congegnale (chiara l'allusione al
semestre di presidenza europeo della Slovenia ndr.), ma il nuovo governo
Sanader ha in programma una forte cooperazione regionale e un deciso
decentramento fiscale. Alle Regioni giungerà il 12% in più di finanziamenti
e provvedimenti ad hoc saranno predisposti per le isole e sarà varata una
vera e propria Carta dello sviluppo regionale».
«Una riforma improcrastinabile» questa, l'ha definita il primo cittadino di
Kutina, Davor Zmegac in rappresentanza dell'Associazione dei Comuni croati.
«Molte città croate – spiega – non dispongono di fondi e non possono
usufruire di consulenze europee». Insomma si vive in una situazione di
stallo. «Servono competenze a Comuni e Contee – gli fa eco il presidente
della Regione Istria, Ivan Jakovcic – in grado di far fronte alla sfida
europea». Mancano i fondi. L'Istria dispone, per la cooperazione Ue di circa
25 milioni di euro (e l'Istria è una delle contee più sviluppate), mentre il
Friuli Venezia Giulia, come conferma il presidente del gruppo Ppe al
Comitato delle Regioni, Isidoro Gottardo può mettere sul piatto 4,5 miliardi
di euro. «Anche per questo – precisa Jakovcic – non riusciamo a partecipare
ai programmi transfrontalieri». La Contea di Spalato, dal canto suo, come
spiega il presidente, Ante Sanader, sta puntando su una cooperazione
strategica tra pubblico e privato e a un dialogo privilegiato con le piccole
e medie imprese.
Gli enti locali restano comunque uno snodo fondamentale nel percorso di
adesione. Lo sottolinea il presidente, Isidoro Gottardo. «Perché la
fattabilità o meno di una veloce adesione – afferma – dipende anche dalla
capacità amministrativa di assorbire i fondi di pre-adesione, partita che si
gioca a livello regionale e locale». «Non dimentichiamo certo – aggiunge
Gottardo – le difficoltà che esistono e che pesano sulla velocità dei
negoziati con la Croazia. Ed in particolare – precisa – penso alla recente
decisione di Zagabria di estendere a tutti i Paesi Ue la "zona
ecologico-ittica" (Zerp), problema ben noto di delimitazione delle frontiere
marittime che mi auguro il nuovo governo croato e la presidenza slovena dell'Europa
saparanno affrontare nel breve periodo».
Che la Zerp sia un grosso elemento ostativo lo ha sottolineato anche il
relatore Swoboda. «Non do ragione a nessuno – spiega – ma tirare a lungo
questa questione non ha senso. La Croazia deve confrontarsi con Slovenia,
Italia e con l'Ue». Ma oltre al peso della Zerp i problemi per Zagabria non
sono certo di semplice soluzione. La conferma giunge dal rappresentante
della Commissione Ue, Thomas Hagleitner il quale sotolinea che i «capitoli
che la Croazia deve affrontare sono molto "pesanti" e fondamentali nell'acquisizione
dell'"acquis communitaire". La tabella di marcia – ammette – è molto
ambiziosa e le sfide per la Croazia sono la riforma giudiziaria e dell'amministrazione
pubblica, nonché la riforma della cantieristica. L'Ue spera di avere un'industria
cantieristica croata molto competitiva. Noi non vogliamo far chiudere i
cantieri e forniremo tutti gli aiuti necessari alla riqualificazione degli
esuberi grazie ai fondi di pre-adesione».
«Dovremo fare di più – conferma il sottosegretario agli Esteri croato, Neven
Pelicaric – anche perché l'adesione all'Ue è l'obiettivo principale del
nuovo governo croato. L'uso degli strumenti di pre-adesione sarà un test
molto importante per il nostro Paese e anche per questo concederemo più
autonomia agli enti locali. Unico motivo di rammarico – conclude – è l'assenza
qui della presidenza slovena dell'Ue». Allarga le braccia Pelicaric, un
gesto che vale più di mille dichiarazioni.
Il messaggio, dunque, è chiaro: Zagabria deve rimboccarsi le maniche e
lavorare bene e in fretta, facendo leva sulle capacità
politico-istituzionali delle Regioni. Altrimenti il progetto di diventare il
28° Stato dell'Ue nel 2011 rischia seriamente di diventare una chimera.