Il Piccolo – 250607 – Nel museo di Cattaro i simboli di Trieste

CATTARO (MONTENEGRO) A terra, nell’atrio principale, come se fosse stato appena gettato lì, c’è il frontone di marmo con il Leone di San Marco che Tito fece togliere dall’antica porta. La Storia ha fatto il suo corso e il Consiglio municipale sta oggi discutendo se è il caso di rimetterlo al proprio posto dove invece fino a qualche anno fa c’era anche la stella rossa che è sparita, ma dove tuttora c’è l’iscrizione con l’anno 1944 che ricorda l’ingresso delle truppe titine. Il Museo di Cattaro, città dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, non è solo pieno di reminiscenze di Venezia, ma anche di rimandi a Trieste. Su una parete spicca una grande riproduzione del porto di Trieste dipinta nel 1871 da Vassilije Ivankovic. In un’altra stanza c’è il ritratto di Spiridion Gopcevic il cui palazzo a Trieste sul Canale di Ponterosso ospita ora musei e sale per esposizioni.Cettigne, l’antica e affascinante anche se modesta capitale, ospita nel museo un ritratto della triestina Donatella (Darinka) Kvekic che fu principessa del Montenegro. Lasciata Trieste a 19 anni con un sontuoso seguito, Darinka sposò l’11 gennaio 1855 a Cettigne Danilo I Petrovic-Njegos, principe regnante del Montenegro portando in dote 150 mila fiorini. Fu un matrimonio felice ma finito in modo tragico perché nel 1860 il principe Danilo venne assassinato da un sicario al soldo della Sublime porta. Davanti alla folla in subbuglio Darinka trovò la forza per imporre la corona e le insegne regali al nipote Nicola, oggi nuovamente venerato in Montenegro. «L’80 per cento dei ragazzi alle elementari e alle medie studia l’italiano come lingua straniera», racconta Andriela Vitic, docente alla facoltà turistico-alberghiera dell’università di Cattaro. Ma i turisti, un milione all’anno in un settore oggi in grande crescita, sono soprattutto tedeschi, francesi e russi. A Cattaro c’è l’Istituto di Biologia marina e la Facoltà marittima che in una terra di marinai non poteva mancare: gli studenti vengono anche dalla Serbia e dalla Bosnia. Una studentessa figlia di diplomatici che per cinque anni è vissuta a Roma guida l’auto verso Nord. Poco prima del confine croato c’è Perasto dal passato ricchissimo con il busto di Marko Martinovic navigatore che fondò nel 1697 la prima Scuola nautica del mondo e che ebbe molti allievi russi. La Dalmazia montenegrina fece parte per quattro secoli della Repubblica veneta finché questa nel 1797 si arrese a Napoleone. Allora il conte Giuseppe Viscovich, capitano della Guardia, sepellì il Gonfalone della Serenissima Repubblica sotto l’altare del Duomo di Perasto pronunciando le seguenti parole: «Sapranno da noi i nostri figli, e la storia farà sapere a tutta l’Europa, che Perasto ha degnamente sostenuto sino all’ultimo l’onore del veneto Gonfalone… Per 337 anni i nostri beni, il nostro sangue, le nostre vite sono state sempre per te, o San Marco… Tu con noi, noi con Te». L’impronta su questa parte della costa è talmente riconoscibile che l’odierna località di Lepetani deriva il proprio nome dal fatto che qui qualche secolo fa si trovavano le puttane. Più recentemente a collegare Montenegro e Italia sono stati i contrabbandieri di sigarette, sorta di pirati moderni, e lo stesso Milo Djukanovic tuttora leader del partito al potere anche se ha lasciato la carica di presidente della Repubblica, è colpito da due mandati di cattura di procure italiane. Nella parte meridionale della costa però, man mano che ci si avvicina all’Albania, il panorama cambia totalmente e nel cielo di Ulcinje si stagliano tre minareti. le donne sono velate, la popolazione è al 90 per cento musulmana e i kosovari vengono a trascorrervi le vacanze al mare. Secondo gli osservatori internazionali sarà proprio questo uno dei prossimi punti a rischio esplosione nel calderone etnico-religioso dei Balcani.

s.m.