Il Piccolo – 23.04.08 – Frattini: referendum per l’Euroregione

UDINE «Si chieda alle popolazioni interessate se l'Euroregione va
fatta oppure no». Franco Frattini è intervenuto più volta sul tema in
campagna elettorale. E adesso che Riccardo Illy non è più governatore
lancia l'idea referendaria sul progetto euroregionale. A dare il loro
parere dovranno essere i cittadini, dalla Lombardia alla Slovenia
passando per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, «le terre che
producono». Perché, insiste il vicepresidente della Commissione
europea, «si deve partire dal basso, altrimenti questa iniziativa non
avrebbe senso».

La chiamano tutti ministro e a lei sembra andare bene. Nemmeno la scaramanzia?

No, la scaramanzia c'è. E soprattutto ci sono regole istituzionali che
prevedono che le liste le faccia il primo ministro e che intervenga il
capo dello Stato. Parliamo quindi di ipotesi.

In campagna elettorale si è discusso a lungo di Euroregione. C'è chi
pensa anche alla Lombardia, come lei, e chi, come Gianfranco Galan e
Illy, guardano più verso Est. Che rimane nel post-voto di questo
dibattito?

Credo che resti un impegno preciso di Silvio Berlusconi a lavorare con
Renzo Tondo per dare respiro a questo progetto di Euroregione, un
progetto che non va abbandonato ma che va ricondotto ponendo il Friuli
Venezia Giulia al centro dell'Europa che produce.

Le prime cosa da fare?

In primis coinvolgere la Slovenia, impensabile non ascoltare il suo
parere. E poi sentire le popolazioni interessate. Resta un progetto
che deve partire dal basso, che non si deve fermare ma che deve
portare qualcosa di buono.

Cos'è qualcosa di buono per il Friuli Venezia Giulia?

Frenare le delocalizzazioni, fare le infrastrutture, attirare gli investimenti.

In sintesi, referendum sull'Euroregione?

Certamente sì. Ascoltiamo la gente, gli imprenditori, coloro che in
qualche modo sarebbero destinatari del progetto. Non imponiamolo
dall'alto in un negoziato tra Roma e la Regione.

Illy in questi anni è stata la "targa" sull'Euroregione. E adesso?

La "targa" sono ora i problemi dei cittadini. Risolviamoli. Gli enti
pubblici, lo Stato, le amministrazioni non sono fini a sé stessi,
servono per occuparsi di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese,
della sicurezza. Questo è il target cui si ispirerà Berlusconi. E
Tondo pure.

Dare l'impressione di un'Euroregione calata dall'alto è stato un
errore di Illy in campagna elettorale?

Sì, lo è stato. E ha accentuato la sua distanza dai cittadini. Tondo
si è comportato in modo esattamente contrario ed è stato premiato. Lui
si è immerso tra i cittadini, Illy ha pensato che dall'alto del suo
palazzo dorato potesse stabilire regole che tutti avrebbero seguito.
Non è andata così.

Da ministro degli Esteri, sia lei o chi per lei, quali sono i problemi
da affrontare?

E' stato molto esplicito inserire nel programma nazionale del Popolo
della Libertà un'Italia che conti di più in Europa. Faremo un nuovo
ingresso nei tavoli di decisione politica dai quali siamo stati
esclusi.

Quali?

Penso alle strategie sui parametri di Maastricht e al tema del valore
dell'euro rispetto al dollaro, su cui il ministro Tremonti mostrerà
idee molto chiare. E poi penso a come fare dell'Italia un attore
importante nei rapporti con gli Stati Uniti d'America, con i grandi
alleati Orientali, ad esempio la Russia, e con il Medio Oriente.

E per questa regione?

Guardiamo ai Balcani occidentali come a un'area verso cui l'Europa
deve camminare. Abbiamo alleati importanti, crediamo che l'Italia
possa giocare un ruolo di attore molto forte rispetto a quel
territorio, in cui siamo riconosciuti e stimati. E poi le nostre
imprese sono là.

Il centrosinistra sostiene che con il governo Berlusconi si è perso
prestigio nel mondo. Che risponde?

I fatti parlano chiaro. Ancora prima dell'insediamento a Palazzo
Chigi, Berlusconi riceve la visita di Putin e organizza un incontro
amichevole con il presidente statunitense. Putin non si limita ai
convenevoli. Dimostra invece l'interesse di Aereoflot al negoziato per
salvare Alitalia. Per un primo ministro non ancora insediato mi pare
un bel partire.

Marco Ballico