Il Piccolo – 221207 – Schengen: Frattini, cadono i tabu della storia

di Mauro Manzin

TRIESTE La caduta dei confini come grande opportunità di integrazione
europea in un territorio, come quello triestino e goriziano, che più di
altri ha subito le conseguenze della Seconda guerra mondiale e della
seguente «guerra fredda». Ma anche come nuova direttrice di scambi e affari
verso quell'Est europeo che sta diventando la vera e propria sfida del
futuro comunitario nell'epoca della globalizzazione. Non ha dubbi il
vicepresidente della Commissione europea e commissario alla Giustizia,
Franco Frattini: l'appuntamento di queste ore è un appuntamento con la
storia, ma soprattutto deve essere un'occasione per il futuro di queste
terre da non perdere e da capitalizzare al meglio. Da un punto di vista
economico, ma soprattutto socio-politico.

            *Cresce l'area Schengen, ma la caduta del confine tra Italia e
Slovenia ha un significato particolare…

«Certo, per quello che la storia dei nostri due Paesi rappresenta. Una
storia che ci ha fatto vedere ancora polemiche ancora di recente, che ci ha
fatto vedere una città come Gorizia divisa in due. Questo è il completamento
di quello che noi abbiamo sempre sognato dopo anni oscuri in cui alla
frontiera della ex Jugoslavia c'erano militari armati mentre oggi non ci
sono più neanche le frontiere controllate. La cittadinanza dei nostri amici
sloveni sarà completamente riconosciuta».

            *Ecco, la Slovenia, quali valori si innescano oggi?

«Credo che per la Slovenia, come per tutti i Paesi che sono entrati nell'Ue
nel 2004, sia il più grande segno tangibile dopo l'allargamento di una piena
cittadinanza europea».

            *Visto poi che il 1 gennaio assumeranno la presidenza di turno
dell'Ue…

«Per la Slovenia il regalo di Natale è doppio. Per i cittadini sloveni e per
il fatto che loro saranno il primo nuovo Paese membro che avrà l'onere e l'onore
della presidenza. E devo dire che la stanno preparando con uno scrupolo e
una responsabilità ammirevoli».

            *Senza confini. Ma riusciremo a essere anche senza gli scheletri
nell'armadio della storia. Penso alle foibe, ai campi di concentramento
fascisti. Ci sarà questo tanto agognato «percorso della riconciliazione»
assieme anche alla Croazia?

«Questo passaggio si avvicina perché è evidente che ora che non ci sono più
confini giuridicamente controllati, ora che c'è la possibilità di passare la
frontiera di Fernetti senza rallentare o di passare da una parte all'altra
di Gorizia senza mostrare i documenti sarà ancora più assurdo non avere
esplorato fino in fondo quello che furono i drammi dei fascisti, delle foibe
titine. E quella riconciliazione che noi abbiamo sempre auspicato si
avvicinerà di molto. Gli amici croati sanno che anche per loro la strada per
l'Europa si sta avvicinando».

            *Senza confini. Ma quel limes nella mente dei triestini e dei
goriziani rimarrà ancora per molto. È quasi conficcato nel Dna sociale. La
riconciliazione di cui abbiamo parlato potrebbe porre finalmente fine alla
«guerra fredda»?

«Me lo auguro fortemente. Questo è un segno di riappacificazione che viene
dall'Europa, da una costruzione che vuole garantire diritti e vuole chiedere
rispetto di doveri. La libertà di movimento è un grande diritto. Io credo
che si debba accompagnare a un dovere, che è un dovere anche morale, quello
di porre fine finalmente a decenni e decenni di incomprensioni reciproche e
in qualche modo rendere giustizia anche a tutti quelli che sono morti in
questi periodi oscuri che finalmente dorvranno essere esplorati fino in
fondo per la riappacificazione. La risposta è sì, credo che questo passo ci
avvicini un po' di più al momento magico della fine vera della guerra
fredda».

            *Il tema della sicurezza: la conformazione territoriale della
provincia di Trieste la rendeva facilmente controllabile con da una parte il
mare e dall'altra un confine poco permeabile. E adesso?

«La sicurezza rimarrà elevata. Abolizione dei controlli alla confine non
vuol dire riduzione o abolizione della sicurezza. Ci sono iniziative in
corso tra Slovenia e Austria e tra Slovenia e Italia. Ad esempio le
pattuglie miste italo-slovene già operative da anni potrebbero avere un
compito più esteso. Bisogna accompagnare la caduta delle frontiere con il
mantenimento di un livello di sicurezza che permetteva a Trieste di godere
di una particolare tranquillità sotto questo punto di vista. E credo che i
triestini toccheranno con mano che la sicurezza non si ridurrà».

            *Nell'ottica di questa Europa senza confini come valuta il
progetto dell'Euroregione?

«È un progetto che può essere un grande segnale come collaborazione tra aree
geografiche, aree regionali di Paesi che oramai sono Paesi membri dell'Unione
europea. Non vedrei l'Euroregione come una piccola patria, come una piccola
patria con la ricerca di radici etniche. L'Europa che si sta integrando
sempre di più rifiuta il concetto di piccole patrie così come non vedrei una
Euroregione-Tirolo. Perché se vi è una volontà di accrescere un'operazione
commerciale, operativa tra i popoli va assolutamente bene. Se vi è invece la
volontà di passare a delle istituzioni nel vero senso della parola questo è
un concetto che il Trattato di Lisbona assolutamente non prevede».

            *Lasciamo da parte il «politichese». Quali sono le opportunità
che la caduta dei confini offrono a Trieste e all'intera regione Friuli
Venezia Giulia?

«L'opportunità è di avere una porta aperta maggiore verso un business che si
sta aprendo a Est. Oggi è verso Est che va il nostro interesse, il nostro
business, la nostra volontà di internazionalizzazione. Chiaro che rendere
più fluidi i confini aiuta. Non escluderei neanche una battuta sulle
stagioni critiche delle vacanze quando ci sono enormi code alle frontiere. D'ora
in poi queste enormi code non ci saranno più».

            *Dunque si aprono anche nuove prospettive turistiche?

«Certo, abbiamo un vantaggio nella direzione di un turismo e di una
attrazione turistica che il Nordest italiano esercita naturalmente e la
Venezia Giulia in particolare. Ma dalla Venezia Giulia a Venezia la strda è
breve. E nel momento in cui si riducono i problemi noi abbiamo una Slovenia
che ha adottato l'euro e adesso si cancellano le frontiere, beh, questa è un'attrazione.
Tutti sanno che la Slovenia ha un reddito medio che tra i più alti, se non
il più alto, tra i nuovi Paesi membri dell'Unione europea. Quindi anche l'osmosi
turistica ha nuove attraenti prospettive».