Il Piccolo – 220407 – Minoranza: i no di Lubiana sgraditi a Roma

Di Mauro Manzi

TRIESTE – Quello delle minoranze è un discorso europeo e in tale cornice va inquadrato.  E con questo spirito l’Italia vigila su quanto avviene nei confronti dei propri connazionali in Slovenia.
Così il sottosegretario agli interni risponde indirettamente ai “niet” ricevuti dai rappresentanti della comunità autogestita della nazionalità (Can) nell’incontro con l’esecutivo sloveno durante il confronto sulla proposta di risoluzione sulla Comunità Nazionale italiana e ungherese elaborata da Lubiana.
“Sulle minoranze tutti siamo chiamati a degli sforzi – spiega Rosato – perché si tratta di diritti riconosciuti anche come fondamentali dall’Unione Europea. Uno sforzo che deve accomunare Italia, Slovenia e Croazia”. “Mi auguro – precisa – che si trovino motivi e occasioni per superare le difficoltà” e poi precisa “ Come giustamente sempre il governo sloveno ci rammenta la sua attenzione verso la minoranza slovena in Italia, noi continueremo a rammentare la nostra attenzione per la minoranza italiana in Slovenia, questo sta nelle buone relazioni tra i due paesi confinanti. E la tutela della minoranza italiana in Slovenia è per noi certamente un elemento qualificante dello stato della relazioni bilaterali”
E alla reciprocità si appella anche il presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin. “Come non è possibile varare una legge di tutela globale per una minoranza? – si chiede – e l’Italia come ha fatto con la minoranza slovena, non ha forse approvato proprio una legge di tutela globale?”. “Noi comunque non ci arrendiamo – prosegue – e continueremo a chiederla, in Slovenia così come in Italia”. Poi il pensiero di Radin vola all’altro “niet” giunto da Lubiana, ossia l’assoluta mancanza di volontà di agevolare il transito transfrontaliero  per i nostri connazionali tra Croazia e Slovenia quando Lubiana diventerà confine esterno di Schengen. “questa posizione del governo sloveno – replica Radin – è assolutamente antieuropea. E’ chiaro ormai che la Croazia  entrerà a breve nell’UE e tutte queste restrizioni tra Stati contigui, ma con una storia comune proprio non hanno senso”. Ma la sensazione è che in questo specifico settore la minoranza italiana sia “ostaggio” delle tensioni ancora vive tra Slovenia e Croazia proprio per la definizione del confine terrestre e marittimo nel golfo di Pirano e lungo il fiume Dragona.

Sul “niet” alla creazione di una Regione autonoma a statuto speciale sul Litorale, Radin dice invece che se lo aspettava, “perché – spiega – gli stati con un certificato di nascita molto recente sono restii a delegare potere dal centro alla periferia. E poi sul Litorale – conclude – non c’è un movimento regionalista degno di questo nome che sia in grado di fare le pressioni politiche necessarie per ottenere questo importante “salto” istituzionale”. “Noi continueremo a chiedere l’autonomia sia per il Litorale Sloveno sia per l’Istria croata.
“Non ci fermiamo qui – spiega infine il presidente della Can Costiera, Flavio Forlani – visto che nell’incontro di venerdì a Lubiana siamo stati informati delle risposte date al nostro documento dai singoli ministeri interessati. Per noi l’iter va avanti. E proprio per questo – prosegue Forlani – stiamo preparando tutta una serie di controdeduzioni suffragate da documenti e trattati internazionali, soprattutto per quel che riguarda la Regione a Statuto speciale per il Litorale, citando anche il memorandum di Londra e il caso del Trentino Alto Adige e della provincia di Bolzano.

Tutti i documenti che precisano come non si possa modificare il territorio dove è presente una minoranza. Se non riusciremo a ottenere la statuto speciale lotteremo fino allo stremo perché  – spiega – se Lubiana la allarga a Se zana, Divaccia-Erpelle e Villa del Nevoso il territorio bilingue si riduce sempre di più e quindi diventerebbe sempre più arduo chiedere che vengano rispettati i diritti della minoranza italiana”

E la legge globale di tutela? “Beh, lì – risponde sconsolato – è solo una questione di volontà politica”. “Il governo sostiene che è difficile varare una normativa unica visto che esistono già 62 provvedimenti nei quali sono comprese le tematiche legate alle minoranze. Ma qui la questione è tutta politica. Se c’è la volontà si può fare tutto”. Anzi, una legge di tutela globale probabilmente gioverebbe a mettere ordine alla pletora di provvedimenti fin qui emanati fungendo quasi da “legge quadro” cui fare costantemente riferimento.