Il Piccolo – 201207 – La lunga storia di un confine

di Roberto Spazzali

 

Talvolta il destino riserva strane coincidenze. Quando si apriranno i festeggiamenti per la caduta del confine tra Italia e Slovenia, saranno passati esattamente 125 anni da un altro 20 dicembre: quello che aveva accompagnato al patibolo Guglielmo Oberdan. E proprio in questi ultimi 125 anni sta rinchiusa la cifra antropologica dei più recenti e difficili tempi vissuti dal nostro secolo lungo.

Un confine che ha diviso terre e uomini, mentalità e atteggiamenti, attese per il presente e speranze per il futuro. Un confine invisibile che si scioglierà più avanti, lentamente, quando gli uomini comprenderanno che la storia adriatica è storia europea, non periferia di una storia regionale, nella quale si sono intrecciate e contrapposte le interpretazioni delle rispettive storie nazionali italiana e slava.

 

DISTINTE PERCEZIONI DI CONFINE

 

Tanto è stato detto e scritto su e del confine orientale ma nei manuali scolastici italiani le informazioni sono ancora talvolta imprecise e localizzate agli eventi maggiori della prima metà del XX secolo: con la fine della prima guerra mondiale, poi con impresa dannunziana a Fiume, quindi con le conseguenze della seconda guerra mondiale e un accenno al Trattato di Osimo. Non così in quelli recenti sloveni, assai più precisi, per i quali la storia nazionale passa e si forma più lungo l'Isonzo che sulle rive della Drava; confine spesso inteso come fattore di separazione fisica dell'unità nazionale slovena. Non altrettanto è sentito da parte italiana, almeno dalla maggioranza degli Italiani.

 

UNA MOBILE PROVVISORIETÀ

 

Se ne va un confine che tale conosciamo almeno dal 1947 ma la regione ha conosciuto in passato ben altri confini e non è detto che quelli precedenti siano risultati meno significativi: confine che si è fatto, di volta in volta, frontiera culturale e fronte militare al tempo stesso. Se immaginiamo il confine orientale come un elastico fissato alle estremità, da Tarvisio a Fiume, questo si è spostato, dilatato, allungato e ristretto più volte, comprendendo spazi sempre diversi: da Aquileia alle Giulie, segnato da mobile provvisorietà non solo esterna, ma anche interna con ripartizioni amministrative, le quali hanno inciso ancor di più nel formare una visione di appartenenza ad un'area piuttosto che un'altra.

Le sistemazioni non hanno avuto solo conseguenza contingente ma sono diventate modelli per le future rivendicazioni territoriali, tra XIX e XX secolo, proprio con l'intenzionalità di trovare nella storia l'avallo al presente.

 

IL CONFINE AUSTRO-VENEZIANO

 

Una prima definizione moderna di confine certo tra due Stati risale alla Pace di Madrid (1699) siglata alla conclusione dell'ultima guerra tra Austria e Venezia per il possesso della fortezza di Gradisca e il controllo dell'Adriatico. Allora fu tracciato meticolosamente un nuovo confine lungo il corso dei fiumi Isonzo e Judrio e quello all'interno dell'Istria a separare nettamente la contea di Pisino dall'Istria veneta. Così rimase per quasi cento anni, fino all'irrompere delle truppe napoleoniche.

Tuttavia Maria Teresa aveva già scorporato Fiume dalle terre austriache (1776) assegnandola alla Corona ungherese, prima tramite il Regno di Croazia e poi dal 1779 quale «corpus separatum» del Regno di Ungheria; Trieste, invece, gravitava nel «Deutscherbund» l'area di diretta influenza germanica.

 

I CONFINI AUSTRO-NAPOLEONICI (1797-1814)

 

L'era napoleonica mise mano per ben tre volte ai confini adriatici. Una volta dopo la prima campagna italiana del 1797, quando a Campoformio, Bonaparte convenne con Francesco I la spartizione dei territori dell'ex Repubblica di Venezia e l'Austria unificò tutti i domini veneti dall'Adige alla Dalmazia.

Poi in seguito alla sconfitta ad Austerlitz, e la Pace di Presburgo (1805-1809) l'Austria rinunciava al Veneto e all'Istria ex veneta, ottenendo però confini certi lungo l'Isonzo comprendenti Gradisca, Gorizia, Trieste e nuovamente la contea di Pisino.

L'Istria occidentale diventava ducato sotto diretta sovranità di Napoleone. Infine la Pace di Schönbrunn (1809-1814), dopo le vittorie napoleoniche ad Aspern e Wagram, dava vita alle Province Illiriche dell'Impero francese, con capoluogo a Lubiana, formate da tutte le terre della sponda orientale adriatica, da Gorizia alle Bocche di Cattaro.

Il corso dell'Isonzo segnava il nuovo confine tra il Regno italico e le Province Illiriche la cui funzione era di inserire un cuneo strategico francese tra Adriatico e Danubio per separare nettamente i domini austriaci da quelli ottomani, impedendo a entrambi di affacciarsi al mare.

 

IL CONFINE ITALO-AUSTRIACO (1866-1915)

 

Dovettero passare altri cinquanta anni dalla dissoluzione napoleonica perché la regione tornasse al centro di un nuovo confine, dopo un intenso periodo di unificazione territoriale dal Veneto alla Dalmazia, anche se non erano mancate le prime rivendicazioni territoriali sul Litorale austriaco, più convinte da parte degli ambienti nazionali croati e ribattute da parte italiana che trovò nel conio toponomastico di Venezia Giulia, proposto da Graziadio Isaia Ascoli, un forte motivo storico.

Con la cessione del Veneto, successiva alla vittoria prussiana sull'Austria e al breve conflitto italo-austriaco, un nuovo confine fu stabilito alla Pace di Vienna (3 ottobre 1866) che assegnava al Regno d'Italia quasi tutto il Friuli, dallo spartiacque carnico all'Adriatico, lungo i corsi del Torre, Judrio e Ausa.

Il confine non aveva caratteristiche di compattezza etnica e comprendeva, per la prima volta, nei territori dello Stato italiano una minoranza slovena. All'approssimarsi dell'entrata in guerra dell'Italia, l'Austria-Ungheria offrì nell'aprile 1915 ampie rettifiche confinarie escludendo però Trieste da qualsiasi cessione.

 

DAL FRONTE DELL'ISONZO AGLI ACCORDI DI ROMA (1915-1924)

 

Aderendo al patto con l'Intesa (Londra, 26 aprile 1915) l'Italia otteneva dagli alleati larghe promesse di ampie acquisizioni territoriali dalle Alpi alla Dalmazia, con l'esclusione però di Fiume, che non poterono essere rispettati in seguito all'imprevedibile evoluzione del conflitto e alla decisione di dare vita a uno Stato jugoslavo. Mentre il fronte dell'Isonzo non si discostò di molto dall'area del confine del 1866, la linea armistiziale del 3 novembre 1918 raggiunse il più profondo crinale carsico e comprese quasi tutta l'Istria con l'esclusione della città di Fiume, provocando immediatamente forti tensioni con i comitati nazionali che rappresentavano gli interessi del futuro Stato jugoslavo.

Il 13 aprile 1919 una commissione di esperti americani presentò alla delegazione italiana la «linea Wilson» una divisione della Venezia Giulia che escludeva Fiume e Pola, attenta alla composizione etnica ma molto meno alle esigenze strategiche. L'Italia respinse la proposta.

Su queste basi e in clima di guerra civile, anche a causa dello scontro tra sloveni e austriaci su Stiria e Carinzia, si discusse alla Conferenza di Pace giungendo a due successivi trattati riguardanti i confini italiani: quello di Saint Germain (10 settembre 1919) in merito alla frontiera italo-austriaca e austro-jugoslava, e quello di Rapallo (12 novembre 1920) tra Regno d'Italia e Stato dei Serbi, Croati, Sloveni (S.H.S.).

In forza di questo accordo, che fissava il confine sul crinale delle Giulie ma non comprendeva la città di Fiume, il governo italiano ordinò lo sgombero dei legionari dannunziani con l'impegno di dare vita allo Stato di Fiume.

Gli eventi politici impedirono tale realizzazione e il territorio dello Stato fu diviso con gli Accordi di Roma (27 gennaio 1924) tra Regno d'Italia e Regno S.H.S. Decine di migliaia di cittadini di nazionalità tedesca, slovena e croata abbandonano i territori passati alla sovranità italiana. Analogo esodo riguarda gli italiani della Dalmazia.

 

GLI ACCORDI E POI LA DISSOLUZIONE JUGOSLAVA 

 

1975, Osimo l’ultimo Trattato 

 

L’accordo di Parigi e nel ’47 l’istituzione del Territorio Libero di Trieste

 

 

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IL CONFINE DI GUERRA (1941-1945)

 

In seguito all'occupazione del Regno di Jugoslavia da parte delle forze dell'Asse, il Regno d'Italia annetteva la provincia di Lubiana, il territorio ad est di Fiume e le isole di Veglia ed Arbe, e costituiva il governatorato di Dalmazia con le province di Zara, Spalato e Cattaro. I nuovi confini con il Reich germanico e lo Stato Indipendente Croato, portato da oltre Lubiana a Buccarizza, veniva fissato, rispettivamente, con il Trattato di Berlino (8 luglio 1941) e il Trattato di Roma (18 maggio 1941). Tali confini perdurarono fino al 1943, quando in seguito all'armistizio e all'occupazione tedesca dell'Italia, lo Stato Indipendente Croato annullò il Trattato di Roma occupando l'intera Dalmazia, esclusa Zara, e i tedeschi, costituendo, la Zona d'Operazioni Litorale Adriatico crearono un'invisibile barriera sul confine delle province di Venezia e Treviso, sottraendo le province di Udine, Gorizia, Lubiana, Trieste, Pola e Fiume all'amministrazione della Repubblica Sociale Italiana (Ordinanza del Führer, 10 settembre 1943).

Con le operazioni militari finali, nel maggio 1945, le forze armate di Tito e quelle anglo-americane raggiunsero la Venezia Giulia, determinando una sovrapposizione e il controllo da parte jugoslava della sponda sinistra dell'Isonzo. In un clima di crisi diplomatica, poiché agli Alleati interessava soprattutto il controllo del porto di Trieste e delle vie occidentali d'accesso, si giunse all'accordo di Belgrado tra Alexander e Tito (9 giugno 1945), per il quale le truppe jugoslave sarebbero arretrate oltre la demarcazione detta «linea Morgan» posta a cavaliere dal corso dell'Isonzo al Carso triestino. La parte occidentale della Venezia Giulia, così divisa, e la città di Pola divennero Zona A, sotto il controllo anglo-americano, la rimanente parte, Zona B, sotto il controllo jugoslavo. Gli approdi costieri dell'Istria occidentale, inizialmente lasciati liberi, non furono occupati dalle forze anglo-americane e pertanto furono presi anch'essi sotto controllo dai locali Comitati Popolari di orientamento filojugoslavo.

 

IL CONFINE DEL TRATTATO DI PACE (1947-1954)

 

Alla Conferenza di Pace di Parigi (11 settembre 1945-10 febbraio 1947) furono avanzate diverse e contrastanti soluzioni di confine italo-jugoslavo, nessuna delle quali soddisfacenti le Potenze e le divergenti richieste italiane e jugoslave, compreso il tentativo di riproporre la «linea Wilson». Fu accennata pure un'ipotesi di plebiscito sul destino della Venezia Giulia. Il Trattato di Pace definì una soluzione compromissoria: il 15 settembre 1947 venne istituito il Territorio Libero di Trieste, comprendente una Zona A, disegnata sull'esiguo ambito di Trieste, e una Zona B, compresa da Capodistria al corso del Quieto. L'Italia ritornava in possesso di parte occidentale della precedente Zona A, comprendente Gorizia, e tutta la rimanente Venezia Giulia, Pola compresa, passava sotto la sovranità jugoslava. Il Territorio Libero di Trieste, posto sotto distinta amministrazione fiduciaria anglo-americana e jugoslava non sorse mai per volontà di Italia e Jugoslavia e perché, nel frattempo, gli scenari internazionali erano già mutati. Divenne un fardello che gli anglo-americani si disfecero solo nel 1954, costringendo le due parti a prendere atto che la divisione provvisoria tra le due Zone andava bene così, malgrado la Nota tripartita (20 marzo 1948), e che oramai non si poteva più tornare indietro (Nota bipartita, 8 ottobre 1953), se non con un'altra guerra. In clima di forti tensioni, causate dalle provocazioni di Tito e dalle debolezza della diplomazia italiana, Italia e Jugoslavia giunsero al Memorandum d'Intesa di Londra (5 ottobre 1954) con un riconoscimento dello stato di fatto e quindi la restituzione della residua Zona A all'Italia, con delle correzioni confinarie a suo svantaggio nel muggesano, e il consolidamento della sovranità jugoslava sulla Zona B il cui territorio veniva a sua volta diviso. Quasi 300 mila italiani abbandonano tra il 1945 e il 1956 i territori ceduti alla Jugoslavia.

 

IL TRATTATO DI OSIMO DEL 1975

 

Vent'anni più tardi (10 novembre 1975), veniva firmato ad Osimo, in condizioni di semiclandestinità il Trattato tra Italia e Jugoslavia che fissava a titolo definitivo quanto già sancito, ma non dichiarato esplicitamente per motivi di opportunità politica nel 1954, per l'ultimo tratto di confine dalla Val Rosandra all'Adriatico.

La dissoluzione jugoslava e l'indipendenza di Slovenia e Croazia hanno imposto un nuovo confine statale, questa volta nel cuore dell'Istria, nuovamente divisa come oltre due secoli fa.

R. S.

 

TUTTE LE DATE DELLA FRONTIERA

 

 

  Pace di Madrid (1699) È fissato un confine tra Impero austriaco e Repubblica di Venezia sull'Isonzo e tra la contea di Pisino e la parte occidentale e costiera dell'Istria, le isole del Quarnero, la Dalmazia e quasi tutto il Friuli.

 

Pace di Leoben (18 aprile 1797) – Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) L’Impero austriaco ottiene tutti i domini ex veneti dall'Adige alla Dalmazia, attribuendo, per la prima volta, unità territoriale e amministrativa.

 

Pace di Presburgo (26 dicembre 1805) L'Impero austriaco rinuncia al Veneto e all'Istria ex veneta che passa sotto diretta sovranità di Napoleone (Editto di Saint Cloud, 29 aprile 1806) mentre il nuovo confine divideva nettamente la contea di Pisino dal resto della penisola (Convenzione di Fontainbleau, 10 ottobre 1807).

 

Pace di Schönbrunn (14 ottobre 1809) L'Impero francese ottiene le contee di Gorizia e Gradisca, Trieste, la contea di Pisino, l'Istria ex veneta, il Circolo di Villaco, tutta la Carniola ad ovest della Sava, gran parte della Croazia a sud della Sava, la Dalmazia, l'ex repubblica di Ragusa, cessata nel 1808, e le Bocche di Cattaro. Tutti territori della sponda orientale adriatica costituirono le Province Illiriche dell'Impero francese.

 

Pace di Vienna (3 ottobre 1866) Assegna al Regno d'Italia quasi tutto il Friuli, dallo spartiacque carnico all'Adriatico, lungo i corsi del Torre, Judrio e Ausa.

 

Trattato di Rapallo (12 novembre 1920) Definito il confine tra Regno d'Italia e Stato dei Serbi, Croati, Sloveni (S.H.S.) sul crinale delle Giulie senza comprendere la città di Fiume. In Dalmazia, Zara è enclave del Regno d'Italia.Accordi di Roma (27 gennaio 1924) – Il Regno d'Italia e il Regno S.H.S. stabiliscono la spartizione del territorio dello Stato di Fiume: la città passa all'amministrazione italiana.

 

Trattato di Berlino (8 luglio 1941) – Trattato di Roma (18 maggio 1941) Il confine orientale italiano comprende la Slovenia occidentale, i territori orientali di Fiume e le isole di Veglia ed Arbe. Costituito il Governatorato della Dalmazia.

 

Ordinanza del Führer (10 settembre 1943) Costituzione della Zona d'Operazioni Litorale Adriatico. Le province di Udine, Gorizia, Lubiana, Trieste, Pola e Fiume sono sottratte all'amministrazione della Repubblica Sociale Italiana.

 

Decreto del Comitato Regionale di Liberazione Nazionale per il Litorale Sloveno e Trieste (12 maggio 1945) Disposta la suddivisione interna del territorio occupato fino alla sponda sinistra dell'Isonzo.

 

Accordo di Belgrado (9 giugno 1945) Le truppe iugoslave si ritirano da Gorizia, Trieste, Pola oltre la "linea Morgan" in base a quanto accordato tra Gran Bretagna. Stati Uniti e Iugoslavia. La Venezia Giulia è divisa in Zona A, sotto il controllo anglo-americano e la Zona B sotto il controllo iugoslavo.

 

Trattato di Pace di Parigi (10 febbraio 1947) In esecuzione del Trattato, dal 15 settembre 1947, la parte occidentale della Zona A viene restituita all'Italia e la parte sud orientale della Zona B, Pola compresa, ceduta alla Iugoslavia. Sulla parte rimanente viene costituito il Territorio Libero di Trieste diviso in due Zone: A per la residua provincia di Trieste, B per l'Istria nord occidentale fino al Quieto; la prima sotto amministrazione anglo-americana, la seconda sotto quella iugoslava.

 

Memorandum d'Intesa di Londra (5 ottobre 1954) Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Iugoslavia convengono la restituzione della Zona A (Trieste) all'Italia e il consolidamento della sovranità iugoslava sulla Zona B.

 

Trattato di Osimo (10 novembre 1975) Italia e Iugoslavia riconoscono il residuo tratto di demarcazione tra le ex Zona A e Zona B come confine di Stato. A titolo definitivo è riconosciuta le sovranità italiana e iugoslava sulle due zone.

 

Dissoluzione iugoslava (25 giugno 1991) In seguito alla proclamazione di indipendenza di Slovenia e Croazia, l'Istria è divisa da un nuovo confine di Stato. Il 15 gennaio 1992 la Comunità Europea riconosce la sovranità di Slovenia e di Croazia.