Il Piccolo – 181007 – Usa: niente basi NATO in Istria

di Mauro Manzin

TRIESTE La Nato guarda a Est ma non ha alcun interesse a stabilire nuove basi in Croazia, o meglio, come si vociferava da mesi, in Istria. «In Istria non ci saranno basi americane o della Nato», ha confermato l’ambasciatore statunitense in Croazia, Robert Anthony Bradtke. Il diplomatico ha voluto così smentire certi articoli apparsi sulla stampa secondo cui la caserma dell’ex Armata popolare jugoslava di Musil a Pola, già peraltro consegnata alle autorità civili, e l'aeroporto di Altura dovrebbero diventare nuove grandi basi militare dell'Alleanza atlantica. Bradtke ha quindi puntualizzato che né l'Istria, né la Dalmazia rientrano nelle strategie politiche della Nato. All'incontro con la stampa è intervenuto anche il presidente della regione istriana Ivan Nino Jakovcic secondo cui le insinuazioni apparse su alcuni quotidiani croati farebbero parte di una precisa propaganda contro l'Alleanza atlantica e a favore di determinati circoli politici.
Cambiando argomento l'ambasciatore si è detto compiaciuto del crescente numero di turisti americani in Croazia. «Negli Stati Uniti – ha detto – la Croazia viene descritta come una destinazione turistica molto attraente, paragonata alla Toscana». Bradtke ha quindi ricordato che nei giorni scorsi si è svolto un primo giro di colloqui sui futuri rapporti tra l'aviazione civile americana e croata che alla fine faciliteranno il trasporto passeggeri tra i due Paesi. Infine ha dichiarato che un notevole numero di aziende americane è interessato a investire nel progetto Brioni Riviera con cui si intende rilanciare il turismo a cinque stelle nell'Istria bassa.
Ma, intanto, la Nato che guarda a Est s'allarga nei Balcani a ritmo sostenuto. Ma i negoziati politici e gli standard militari non sono tutto: fra le priorità c'è anche quella di lavorare sull'immagine di una realtà che suscita talora sentimenti contrastanti nelle opinioni pubbliche dei Paesi un tempo realsocialisti. Un aspetto delicato, discusso in questi giorni da uomini politici e giornalisti in un forum in riva al lago di Ohrid, nella repubblica ex jugoslava di Macedonia.
Il forum ha visto confrontarsi per tre giorni rappresentanti della politica, della diplomazia e del mondo dei media, giunti da Paesi già membri dell'Alleanza Atlantica e da altri candidati a farvi parte a breve.
«L'opinione pubblica è ormai un fattore fondamentale per la definizione e l'attuazione degli obiettivi politici», ha notato il ministro degli Esteri macedone, Antonio Milososki. E dunque – ha fatto eco Solomon Passy, ex ministro degli Esteri della Bulgaria – è bene che i media dei Paesi incamminati verso la Nato diano un'immagine corretta di questa organizzazione.
Per la Macedonia – fragile mosaico interetnico sopravvissuto alla dissoluzione della Jugoslavia – il problema si pone senza troppi patemi, stando a un ultimo sondaggio in base al quale ben il 90% della popolazione guarda con favore all'integrazione atlantica.
Tanto più che il Paese ospita già da anni il retroterra logistico del contingente di pace Nato dislocato nella vicina provincia secessionista serba a maggioranza albanese del Kosovo, laddove la presenza militare occidentale appare a molti macedoni una diga provvidenziale contro i diffusi timori di nuovi contagi col virus dell'irredentismo.
In parte diverso è invece il contesto degli altri due Stati balcanici che attendono – al pari di Skopje – d'essere invitati a entrare nella Nato fin dal vertice di Bucarest dell'aprile 2008: l'Albania e soprattutto la Croazia. Paese, quest'ultimo, dove l'euroentusiasmo non impedisce a circa metà della popolazione di guardare tuttora con perplessità all'adesione alla Nato. Ed è proprio a quei cricoli politici che fomentano l’anti-atlantismo che si è riferito Jakovcic durante la conferenza stampa congiunta conl l’ambasciatore Usa in Croazia. La questione nell’ex Paese jugoslavo resta comunque aperta così come quella dell’adesione all’Unione europea a cui non è certo favorevole almeno la metà della popolazione. La filosofia del non allineamento portata a vanti con succeso dal defunto maresciallo Tito con la sua Jugoslavia sembra proprio aver lasciato il segno.