Il Piccolo – 131207 – Zona ittica: Zagabria fa marcia indietro

TRIESTE Dopo l'ultimatum dell'Unione europea la Croazia, sulla tanto
contestata «zona ecologico-ittica» fa un passo indietro. «Dopo quanto
dichiarato da Bruxelles – afferma il capo dello Stato, Stipe Mesic – dubito
fortemente che il prossimo 1 gennaio la "zona" possa entrare in vigore». «Mi
auguro – prosegue – che tutte e tre le parti (Croazia, Italia e Slovenia
ndr.) sidereanno quanto prima dietro a un tavolo per trovare una soluzione
che sarà accettabile sia per i pescatori, sia per gli Stati». Mesic,
comunque, non valuta le dichiarazioni dell'Ue come minacce bensì le ritiene
una sorta di aspettativa che la Croazia e i Paesi vicini riescano a trovare
un compromesso. «Bisogna trovare – conclude – un accordo per i prossimi due
anni visto che nel 2010 la Croazia entrerà nell'Unione europea».
Ma i partiti politici croati impegnati nella formazione di una coalizione di
governo che, a meno di colpi di scena clamorosi, sarà guidata dall'attuale
premier e leader dell'Hdz, Ivo Sanader, fanno orecchie di mercante. Anzi c'è
di più. Il leader dei socialdemocratici (Sdp), Zoran Milanovic lancia un
attacco frontale proprio a Sanader. Del resto il tema della «zona
ecologico-ittica» potrebbe creare grossi problemi al premier uscente nei
suoi colloqui con il Partito dei contadini (Hss) fiero sostenitore
dell'entrata
in vigore del provvedimento. Milanovic chiede a Sanader di dichiarare
pubblicamente se quanto sostenuto dall'Unione europea corrisponda ai
contenuti dell'accordo sottoscrito con Italia e Slovenia nel 2004 dalla
Croazia (allora guidata proprio da Sanader ndr.) o se l'attacco dell'Ue non
abbia alcun valore. «Il premier – sostiene MIlanovic – si nasconde di fronte
all'opinione pubblica e non credoche si farà vivo con una chiarificazione».
«Il mio partito – aggiunge – adopererà tutte le vie diplomatiche lecite e
possibili perché la zona ecologico-ittica entri in vigore così come
stabilito dal Sabor il 1 gennaio del 2008». Nel 2004, insiste ancora il
leader della Spd, la Croazia ha firmato qualcosa che non èmai stato reso
pubblico e di cui il Parlamento non è mai stato informato. «Questo
documento – conclude – tutta l'Europa lo intrpreta in un modo, mentre
Sanader non lo interpreta affatto». Anche se, va precisato, che lunedì
scorso proprio Sanader ha affermato che relativamente alla «zona
ecologico-ittica» bisogna trovare una soluzione che soddisfi tutti.
La «zona», dunque, rischia di esplodere nelle mani di Sanader alle prese con
la formazione della nuova coalzione di governo. Anche se, va rilevato, i più
fermi sostenitori della stessa e ago della bilancia della prossima
maggioranza, ossia il Partito dei contadini, offre nelle ultime ore alcuni
importanti distinguo. Il presidente della Hss, Josip Friscic sostiene,
infatti che la «zona ecologico-ittica» potrebbe non valere per i natanti
sloveni fintanto che non sarà risolto il contenzioso sui confini marittimi
croato-sloveni nel golfo di Pirano. Con l'Italia, invece, afferma Friscic,
bisognerebbe trattare per mettersi d'accordo sulla normativa prevista dal
nuovo regime della «zona ecologico-ittica». In altre parole sarebbe da
trovare con Roma un accordo sul numero dei pescherecci italiani che
potrebbero continuare a pescare in acque croate. Ufficialmente però Friscic
dice che della «zona ecologico-ittica» non si è ancora parlato nel corso
delle trattative con l'Hdz per formare il nuovo governo e che comunque per
il suo partito la stessa deve entrare comunque in vigore, così come
previsto, il prossimo 1 gennaio.
Sul tema si è fatta sentire, inoltre, anche la Commissione per i diritti e
la pace della Conferenza episcopale croata che ha ammonito le istituzioni
nazionali a rispettare quanto approvato dal Sabor, per cui nulla deve essere
mutato rispetto alla decisione presa dal Parlamento sull'entrata in vigore
della «zona ecologico-ittica». Un «imprimatur» di cui Sanader dovrà tenere
conto visto l'«aiuti» ricevuto da molti pulpiti croati nelle recenti
elezioni politiche. Insomma, anche la Chiesa croata ora presenta il conto.