Il Piccolo – 040208 – In Serbia vince Tadic

BELGRADO I primi dati ufficiali della Commissione elettorale centrale di Belgrado confermavano ieri sera la vittoria del presidente uscente della Serbia, Boris Tadic, nel ballottaggio elettorale contro il rivale ultranazionalista Tomislav Nikolic. Stando ai risultati calcolati sul 50% dei seggi, Tadic prevale con il 51,16% contro il 47,18 di Nikolic. Anche secondo gli osservatori del Cesid, un'organizzazione indipendente ritenuta affidabile, le ultime proiezioni davano al presidente uscente quattro punti di vantaggio rispetto allo sfidante. La notizia ha spinto centinaia di sostenitori del leader filo-occidentale a scendere per le strade di Belgrado per festeggiare.
A tarda sera, la svolta. È stato lo stesso Tomislav Nikolic ad ammettere la sua sconfitta nel ballottaggio per le presidenziali in Serbia e a fare gli auguri al capo di Stato uscente Boris Tadic, dato appunto vittorioso dalle proiezioni parziali. «Sono propenso a informarvi che Boris Tadic ha con tutta probabilità vinto queste elezioni presidenziali con uno scarto di due punti percentuali», ha detto ai suoi sostenitori il leader dell'ultra-nazionalista Partito radicale. «Se questo risultato sarà confermato, mi congratulo con lui per questa vittoria».
Il presidente serbo, Boris Tadic, confermato per il prossimo quinquennio, ha salutato dal canto suo la vittoria come un passo avanti del suo Paese «sulla strada della democrazia». «Non è tempo per festeggiare, dobbiamo lavorare duramente», ha soggiunto Tadic parlando dinanzi ai sostenitori nella sede del suo partito, confermando il proprio impegno per «un futuro europeo» della Serbia, ma anche per contrastare «la criminalità e la corruzione» all'interno e «migliorare la vita dei cittadini serbi». «Adesso che queste elezioni sono concluse – ha aggiunto Tadic – posso annunciare che abbiamo vinto le presidenziali tutti insieme». «Mi congratulo con tutti i cittadini serbi perchè ci hanno reso una democrazia europea», ha affermato. E, ancora: «Abbiamo dimostrato a molti Stati membri dell'Ue che potenziale democratico ha questo Paese».
Non è mancato un gesto conciliatorio, dopo una campagna molto accesa, nei confronti del rivale ultranazionalista Tomislav Nikolic, a cui il presidente – atteso nella notte anche nella piazza della Repubblica di Belgrado – ha dato atto di «fair play» per il rapido riconoscimento della sua vittoria.
Secondo il Cesid sono stati 6,7 milioni i serbi che si sono recati alle urne per votare al ballottaggio: un numero di votanti pari al 67,7% degli aventi diritto, record mai raggiunto dalla caduta di Slobodan Milosevic (al primo turno aveva votato il 61%). L'alta affluenza sembra quindi aver favorito il leader europeista e danneggiato il filo-russo e ultra-nazionalista Nikolic.
I serbi sono andati ieri al voto in massa per scegliere il destino del proprio Paese, al crocevia tra Europa e integrale appartenenza slava. In altre parole per decidere se stare con le riforme filo-europeiste dell'uscente Boris Tadic o ripararsi sotto l'ombrello filo-russo del nazionalista Tomislav Nikolic. Nello stesso tempo, per indicare al governo la posizione da assumere nei confronti del Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese pronta a dichiararsi indipendente, nonché sulla sorte dei criminali di guerra Ratko Mladic e Radovan Karadzic, ritenuti responsabili del massacro di Srebrenica. Nikolic stesso è sotto processo all'Aja.
«Tutti devono votare…È una sorta di referendum sulla strada che la Serbia dovrà percorrere», aveva detto Tadic dopo aver infilato nell'urna la scheda, «mi aspetto che gli elettori vogliano procedere lungo la strada delle riforme cominciate nel 2000», quando l'ex presidente Slobodan Milosevic fu cacciato da una sollevazione popolare.
Di segno radicalmente diverso, le affermazioni di Nikolic, vincitore nel primo turno con il 40 per cento dei voti (contro il 35 per cento di Tadic): «Ripeteremo il risultato del primo turno», aveva detto l'ultranazionalista, sottolineando la vicinanza di Belgrado a Mosca. «La Serbia è legata all'Unione Europea e alla Russia, ma al momento Mosca è un partner più fidato».