Il Piccolo – 010308 – Slovenia-Croazia: terreni contesi

CAPODISTRIA Scoppia un nuovo contenzioso tra Slovenia e Croazia: il
comune di Buie ha venduto tre terreni che si trovano sulla sponda
sinistra del Dragogna, nell'area che Lubiana considera territorio
proprio. Il ministero degli Esteri sloveno ha inviato a Zagabria una
nota diplomatica di protesta, ma, secondo le autorità croate, è tutto
in regola. Il caso è stato denunciato da Josko Joras, il cittadino
sloveno che vive sulla sponda sinistra del Dragogna e che da anni
combatte la sua battaglia per veder riconosciuta la «sovranità
slovena» a sud del fiume. Il comune di Buie ha venduto 10.400 metri
quadrati di terreni a tre acquirenti con doppia cittadinanza, croata e
slovena, e in questo modo – è convinto Joras – si è di fatto annesso
parte del territorio sloveno. Una parte di queste tre parcelle, il
Fondo sloveno per le superfici agricole e boschive, che si considera
il legittimo proprietario di quei terreni, nel 2002 le aveva date in
affitto allo stesso Joras, che ha ribadito comunque di non aver alcuna
intenzione di rinunciare ai suoi diritti di affittuario.
La reazione della diplomazia slovena è stata immediata. Il ministero
degli Esteri ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata croata
a Lubiana (l'ambasciatore è assente) e gli ha consegnato una nota di
protesta. Si tratta di terreni agricoli che fanno parte del territorio
sloveno e pertanto, si dice nella nota, qualsivoglia ato giuridico
delle autorità croate con il quale si dispone di quelle parcelle è da
considerarsi nullo. Secondo Lubiana, Zagabria ha violato i principi
del diritto internazionale e dovrebbe astenersi da atti unilaterali
che possano pregiudicare la soluzione della controversia sul confine.
Tra Slovenia e Croazia, ricordiamo, è ancora irrisolto il problema del
confine marittimo nel golfo di Pirano, ma anche quello del confine
nell'area del Dragogna. Al momento dell'indipendenza dei due Paesi, il
25 giugno 1991, infatti, le linee che separavano i comuni di Buie
(Croazia) e Pirano (Slovenia) non coincidevano con le linee dei
confini catastali, per cui entrambi i Paesi rivendicano una superficie
di un centinaio di ettari sulla sponda sinistra del fiume.
Zagabria, ovviamente, ha respinto le accuse. I territori a sud del
Dragogna, ha replicato nella sua nota il ministero degli Esteri
croato, «fanno indubbiamente parte del territorio croato». Anche la
parte croata, in questo caso, si richiama alla situazione del 25
giugno 1991, quando l'area contesa (all'epoca parte del comune
catastale di Sicciole, ndr) faceva parte, in quanto ad
amministrazione, del comune di Buie.
Su questo nuovo caso si è pronunciato ieri anche il premier croato Ivo
Sanader, che ha colto l'occasione per rilanciare l'idea di riunire le
commissioni bilaterali costituite dai due Paesi con l'incarico di
preparare tutto il necessario in modo da poter sottoporre il
contenzioso sul confine al giudizio della giustizia internazionale,
con ogni probabilità alla Corte di giustizia internazionale dell'Aia.