Al Parlamento Europeo una petizione che impegna la Slovenia a ricordare le vittime del comunismo

27.06.2025 – Nel 1991 la Slovenia ottenne l’indipendenza dalla Jugoslavia dopo un breve conflitto, a differenza di quanto avvenne in Croazia, ove la secessione da Belgrado portò a quella che, in base ad una delibera del Parlamento di Zagabria, viene ufficialmente definita la “Guerra Patriottica” che si concluse nel 1995.

L’apparato produttivo sloveno aveva a lungo fatto da traino alla federazione jugoslava, in cui il benessere era garantito dall’assistenzialismo della dittatura comunista. L’assenza di comunità serbe autoctone in territorio sloveno fu uno dei motivi per cui la Slovenia addivenne all’indipendenza senza eccessivi spargimenti di sangue, mentre la figura di Tito, padre e padrone della Jugoslavia, rimase in auge non solo tra i nostalgici della vecchia Lega dei Comunisti, convertitasi in Partito Socialdemocratico, ma anche tra quei nazionalisti che videro in lui l’artefice dell’annessione di quello che definivano il Litorale (Capodistria, Pirano, Isola) e dell’alta valle dell’Isonzo, restando il rimpianto per Gorizia (stigmatizzato edificando Nova Gorica) e Trieste.

Non è stato quindi immediato il percorso di rielaborazione e storicizzazione dell’appartenenza della Slovenia alla Jugoslavia (1945-1991), ma già la commissione paritetica storico-culturale italo-slovena che lavorò negli anni Novanta per la ricostruzione del Novecento in quest’area di confine mosse i primi passi in questa direzione.

Nel 1996 si giunse alla Legge sulla riparazione dei torti, con cui si prevedevano indennizzi per le persone o i loro eredi che potessero dimostrare di essere stati perseguitati sul suolo sloveno durante il regime di Tito a partire dalla fase rivoluzionaria che ne gettò le fondamenta nella primavera 1945. Dal 2015 poterono accedere a tale risarcimento simbolico anche gli esuli italiani, i deportati ed i loro eredi provenienti dalle località annesse alla Jugoslavia (e oggi in territorio sloveno) con il Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 e con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 (ex Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste).

Lubiana istituì poi una commissione governativa incaricata di individuare le sepolture e le fosse comuni in cui le salme degli oppositori del nascente regime vennero occultate. I macabri ritrovamenti avvalorarono le ipotesi che parlavano di decine di migliaia di vittime, tra le quali rientravano sicuramente i nostri connazionali deportati durante i Quaranta giorni di occupazione titina da Trieste, Gorizia e Capodistria e di cui non si seppe più nulla.

Il Presidente della Repubblica Borut Pahor (proveniente peraltro dal Partito Socialdemocratico) non fu da tutti apprezzato in Slovenia allorchè il 10 luglio 2020 si tenne per mano in silenzio con il suo omologo italiano Sergio Mattarella davanti al Monumento nazionale della Foiba di Basovizza, riconoscendo le responsabilità jugoslave per le vittime che quel luogo onora, riferendosi simbolicamente a tutti gli infoibati, deportati e uccisi in diverse circostanze e località.

Il percorso di rilettura della storia pubblica in Slovenia andò comunque avanti, giungendo infine all’istituzione nel 2022 del 17 maggio come Giornata nazionale delle vittime del comunismo da parte di un esecutivo di centrodestra a fine mandato. Le successive elezioni portarono al governo una maggioranza di centrosinistra che il 17 maggio 2023, mentre si celebrava per la prima volta tale ricorrenza civile, la abrogò, dando adito a furiose polemiche. Lo storico Mitja Ferenc promosse una petizione per protestare contro l’abolizione di questa giornata commemorativa e la presentò alla Commissione permanente per le petizioni (Peti) del Parlamento europeo. L’europarlamentare slovena Romana Tomc si fece carico di supportare tale istanza che finalmente è stata approvata quasi all’unanimità dalla Commissione, la quale ha licenziato una bozza di risoluzione che verrà discussa dal Parlamento europeo, ove si preannuncia l’opposizione di Socialdemocratici, Verdi e Renew. Costoro tacciano di revisionismo un documento che, dopo aver stigmatizzato l’abolizione della Giornata nazionale delle vittime del comunismo, esorta Lubiana a «preservare la memoria delle vittime del periodo comunista del dopoguerra», «investigare per trovare i luoghi di sepolture di massa» e raccogliere «prove dei crimini compiuti dal regime comunista jugoslavo», effettuando ulteriori ricognizioni «negli archivi dei servizi segreti» [L’Europa incalza la Slovenia: «Ricordare le vittime della violenza comunista»ilNordEst 26.06.2025].

Una richiesta perfettamente coerente con la Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre  2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa in cui si condannano i crimini del comunismo equiparandoli a quelli del nazismo. Una richiesta che, se andrà a buon fine, può contribuire a far luce sulla sorte delle migliaia di deportati italiani da Trieste, da Gorizia e dall’Istria i cui discendenti ancora non sanno dove  siano stati sepolti per potervi deporre un fiore.

Lorenzo Salimbeni 

 

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