25.09.2026 – Dalle prime tracce della presenza umana in Istria alle testimonianze della civiltà veneziana, fino alle memorie dell’esodo: il Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata si prepara a riaprire al pubblico al Magazzino 26 del Porto Vecchio-Porto Vivo di Trieste. L’inaugurazione del nuovo allestimento permanente è fissata per martedì 29 settembre, mentre le porte ai visitatori si apriranno mercoledì 30 settembre. Una nuova tappa nel percorso di rigenerazione dello scalo asburgico, che punta a trasformare il Magazzino 26 in uno dei principali poli culturali della città, riunendo sotto lo stesso tetto diverse realtà museali. «Sento un nodo alla gola quando rivolgo il pensiero ai 300 mila italiani, esuli da Istria, Fiume e Dalmazia, tra i quali c’era anche il nostro compianto assessore Giorgio Rossi», ha dichiarato il sindaco Roberto Dipiazza, ricordando il ruolo dell’ex assessore nella realizzazione del progetto.
«Giorgio aveva fortemente voluto questa sede per il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata e anche questo assetto per il Magazzino 26, che questa Amministrazione comunale sta trasformando in un grande contenitore culturale dove far confluire diversi musei cittadini, sul modello del Deutsches Museum di Monaco». Il primo cittadino ha sottolineato come i 38 mila metri quadrati di solai del Magazzino 26 stiano diventando un riferimento sia per la rigenerazione urbana sia per il sistema culturale cittadino, ringraziando la squadra del Comune e l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) per la collaborazione.

La storia del museo affonda le radici nella tutela delle testimonianze materiali lasciate dai circa 300 mila italiani costretti ad abbandonare Istria, Fiume e Dalmazia. Le masserizie degli esuli, salvate dalla distruzione e dall’oblio dall’IRCI, furono donate dalla Prefettura all’Istituto nel 1988. Inizialmente depositate al Magazzino 26, vennero successivamente trasferite al Magazzino 18, per tornare nel 2021 negli spazi riallestiti al 26. Per raccontare quella storia, tuttavia, non bastava conservare gli oggetti dell’esodo. Serviva ricostruire anche la civiltà che aveva preceduto l’abbandono di quelle terre. Nel 1999 il Comune si convenzionò con l’IRCI e nel 2004 la legge istitutiva del Giorno del Ricordo riconobbe il museo. L’apertura avvenne nel 2015, nel palazzo comunale di via Torino, dove la struttura è rimasta attiva fino al 30 giugno 2026. La sezione etnografica era già stata trasferita nel 2023 al Magazzino 26, accanto alle masserizie.
Il nuovo allestimento occupa una vasta sala contigua agli spazi dedicati alle masserizie. La progettazione e la realizzazione sono costate complessivamente circa 337 mila euro. Il percorso espositivo, ampliato rispetto alla sede di via Torino, accompagna il visitatore attraverso le vicende storiche e culturali dell’Adriatico orientale, a partire dall’età della pietra. Una linea del tempo introduce le culture e gli eventi che hanno attraversato il territorio, mentre fotografie d’epoca contestualizzano reperti e testimonianze.

Si parte dall’archeologia, con strumenti litici risalenti al VI millennio avanti Cristo, asce, armi e ceramiche provenienti dalle necropoli dei castellieri. Seguono bronzetti, lucerne, vetri e reperti romani, tra cui la celebre capra istriana, un’iscrizione in alfabeto greco e la riproduzione in gesso del fregio dell’arco della famiglia Sergi di Pola. L’Alto Medioevo è documentato dai corredi funerari di due necropoli dell’area di Pinguente. Tra i pezzi esposti figurano anche due rilievi in pietra restaurati, provenienti da Montona e dalla cattedrale di Arbe. Spazio poi alla dominazione veneziana, con il fanale della galera capodistriana Liona con Mazza, che partecipò alla battaglia di Lepanto, e due medaglie commemorative. Immagini e disegni raccontano le architetture delle città costiere, fino a Perasto, ultimo baluardo della Serenissima in Dalmazia, ove nel 1797 fu deposto il gonfalone della flotta.
Dalla fine dell’Ottocento il percorso cambia ritmo e si articola in nuclei tematici liberamente approfondibili. Le fotografie, i documenti originali e multimediali raccontano il turismo e la bellezza dei luoghi di villeggiatura, l’impresa di Fiume del 1919-1920, la memoria privata e pubblica, la produzione musicale e artistica. Una stanza dedicata al tema dell’esodo, con un filmato che mette in relazione il museo con il vicino Magazzino 18, costituisce una breve ma significativa tappa del percorso. Una sezione autonoma raccoglie infine una selezione di mappe storiche, che restituiscono le diverse fasi e dominazioni del territorio. Il nuovo museo si propone così di restituire al pubblico non soltanto la memoria dell’abbandono, ma anche la ricchezza culturale di una civiltà sviluppatasi lungo le sponde dell’Adriatico orientale.

