Il Giornale – 230507 – Si scava nella foiba di La Spezia

La notizia è fresca ed esplosiva, anche se i corpi di cui giovedì scorso la Commissione sicurezza pubblica della Spezia ha autorizzato il recupero, hanno più di sessant'anni. Sono quelli gettati dai partigiani nella foiba spezzina di Campastrino, località San Benedetto, comune di Riccò del Golfo. Militari tedeschi e italiani uccisi dopo la Liberazione e spinti nella foiba a clessidra. Le ossa scivolano nella strozzatura, s'incastrano, precipitano e spariscono nel buio della terra. Qualcosa è stato recuperato in passato, ma molti sono ancor lì. «Inaccettabile» aveva gridato Marco Pirina, presidente del Centro Studi e ricerche storiche Silentes Loquimur di Pordenone (www.silentesloquimur.it), informato da Lorenzo Martinelli, un altro che non ha mai mollato su Campastrino, che ha invitato tempo fa l'autorità tedesca a rendere omaggio a suoi morti, che vuole tirarli fuori in un modo e nell'altro.

«Una vittoria grande-esulta Pirina, portavoce consulente storico del Comitato nato attorno a Campastrino-ottenuta addirittura in tempo di elezioni. Noi eravamo pronti a farlo personalmente. Nel comitato c'è una squadra di tre speleologi più uno, coordinati da Martinelli; ci sono io e c’è il professor Matteo Borrini, antropologo forense e docente universitario». Questi signori da tempo battagliano con il Commissariato Onoranze Caduti del Ministero della Difesa per avere attenzione sull'argomento. «All'inizio una palese frenata – racconta Pirina – Sono morti scomodi. Appartenevano a reparti tedeschi di batteria costiera che avevano come serventi sei marò della X Mas».

Pirina s'attacca al telefono, spiega all'Onor Caduti che il comitato avrebbe proceduto a sue spese al recupero, avrebbe avvertito la Procura e consegnato il tutto ai carabinieri. Silenzio. «C'è chi dice che sono stati lì 60 anni, giorno più giorno meno non sarebbe cambiato nulla». Il comitato si scalda: «sono corpi all'aria». Ancora telefonate e silenzi. «Dichiaro che saremmo andati avanti da soli. Dopo poco arriva la chiamata del generale Egidi, trait d'union tra la vecchia e nuova gestione dell'Onor Caduti. M'informa della richiesta di convocazione immediata della Commissione sicurezza pubblica della Spezia per individuare la data del recupero. Il commissariato onoranze darà anche un contributo economico».