Il Giornale – 210807 – La Croazia rinnega Tito: “Come Hitler”

Tito correva sulla stessa scia di sangue di Adolf Hitler e aveva sulla coscienza
oltre un milione di morti. La denuncia senza mezzi termini arriva dal pulpito di una
chiesa croata pronunciata da un vescovo il giorno di Ferragosto. Monsignor Valter
Zupan, al telefono con Il Giornale, conferma tutto pur lamentando che sulla stampa
croata sia stato travisato e duramente attaccato. «La mia omelia era incentrata
sull’insegnamento di Maria e sulla sua attualità – spiega il vescovo di Veglia –. A
un certo punto ho fatto l’esempio contrario, di che cosa è accaduto a chi ha
abbandonato Dio. Tempo fa avevo letto un elenco con al primo posto Stalin
responsabile della morte di 40 milioni di persone, al quarto posto c’era Hitler con
oltre 20 milioni, e al decimo posto il “nostro” Tito con 1 milione e 700mila per
l’esattezza e poi veniva anche Ante Pavelic (il leader degli ustascia alleati al
Terzo Reich, ndr) al dodicesimo posto. Ho solo detto la verità senza alcun intento
politico».
Una verità che pesa ancora, soprattutto se pronunciata dal vescovo di Veglia, oggi
un’isola croata, ma monsignor Zupan non è certo l’ultimo prete di campagna. Il
quotidiano di Zagabria, Vecernji List, ha estrapolato le frasi più forti del sermone
scatenando un’ondata di polemiche. Tito, ex dittatore e padre della Jugoslavia, era
croato, ma le parole del vescovo sono rimbalzate fino a Belgrado, rilanciate da B92,
la radio e la televisione serba diventata famosa per l’opposizione al regime di
Slobodan Milosevic.
«La ferocia dei crimini comunisti eguaglia quella dei crimini compiuti nell’era di
Hitler», ha detto monsignor Zupan, riferendosi non solo a Tito, durante il sermone
dello scorso 15 agosto pronunciato davanti a centinaia di fedeli nella chiesa della
Santissima Maria a Veglia. «Le statistiche – ha aggiunto il vescovo – dimostrano che
il comunismo ha tolto la vita a 100 milioni di persone, mentre Hitler è responsabile
di 20,9 milioni di morti. Stiamo parlando di esseri umani, non numeri». L’affondo di
monsignor Zupan non si è fatto attendere: «Josip Broz Tito non è molto indietro
(nella classifica dei crimini, ndr) con il milione e 129mila morti che ha causato».
Il vescovo spiega a Il Giornale che nella sua omelia voleva «solo dimostrare che la
parola di Dio ancora oggi è attuale. Non ho equiparato Hitler a Tito, ma non si può
parlare soltanto delle colpe del nazismo e del fascismo lasciando da parte quello
che succedeva dall’altra parte».
Sulla stampa croata gran parte dei politici ha condannato le parole del vescovo e
gli ex partigiani hanno parlato di «oltraggio». Solo il portavoce del governo,
Vlatko Macek, pur non volendo commentare il sermone, ha sottolineato che «fonti
storiche» denunciano i crimini di Tito, «come le fosse comuni a Maribor (in
Slovenia, ndr) dove vennero uccisi dozzine di soldati e civili». Si tratta in gran
parte di ustascia croati, alleati dei nazisti, massacrati con le loro famiglie, dopo
la resa. Le prime stime parlano di 60mila cadaveri, che rappresenterebbero la più
grande fossa comune del dopoguerra in Europa.
«Attorno a Tito hanno creato un mito, ma la realtà era ben diversa. Ho detto che era
sullo stesso percorso di sangue di Hitler – ricorda il vescovo –. Lo sanno gli
italiani che sono scappati da queste isole, a remi, spellandosi le mani. Perché lo
hanno fatto se era tutto idilliaco?». Il presule si riferisce all’esodo dei 350mila
italiani dall’Istria e dalla Dalmazia, costretti alla fuga per la pulizia etnica
titina. «Neppure oggi è facile parlare di Tito, sia in Croazia sia in Italia. Chi ha
goduto dei benefici del suo regime è ancora molto attivo e i nostri giovani non
credono a quello che è accaduto» sostiene il vescovo. L’elenco dal quale ha preso
spunto per la parte contestata della sua omelia è uno studio storico occidentale
pubblicato da una rivista di teologia francescana di Sarajevo. «Non penso che la
cifra di oltre un milione di morti sulla coscienza di Tito sia distante dalla
realtà. Ben venga che se ne parli nell’opinione pubblica croata. Forse servirà a
rendersi conto anche dei crimini compiuti contro gli italiani con le foibe e
l’esodo», dichiara Maurizio Tremul, presidente dell’esecutivo dell’Unione italiana,
che raccoglie i «rimasti» in Slovenia e Croazia. Nonostante lo accusino di aver
scritto poesie strappalacrime per Tito, quando era a scuola con i calzoni corti,
anche gli esuli sono sulla stessa lunghezza d’onda. «Pieno appoggio dell’Unione
degli istriani per il vescovo croato, che ha denunciato una verità», sottolinea
Massimiliano Lacota, che guida una delle organizzazioni più dure della diaspora.
«Tito ha compiuto incredibili massacri che non si potevano raccontare nel dopoguerra
– spiega Renzo Codarin presidente della Federazione degli esuli –. Della tragedia
che abbiamo provato sulla nostra pelle finalmente se ne parla liberamente anche in
Croazia».

Fausto Biloslavo
ha collaborato Eleuterio Tomassoni