Il genocidio di Srebrenica non va minimizzato (La Voce del Popolo 11 lug)

SARAJEVO – Migliaia e migliaia di persone sono affluite ieri al Memoriale e cimitero di Potočari, alla periferia di Srebrenica, nella Bosnia orientale, per commemorare gli 8.372 musulmani, per lo più uomini e ragazzi, trucidati, in pochi giorni, dalle truppe serbe al comando del generale Ratko Mladić, dopo la conquista della cittadina "zona protetta dell'ONU", nel luglio del 1995. Accanto alle esistenti 2.907 tombe, sono state tumulate ieri a Potočari altre 308 vittime del genocidio, di età variante tra i 15 e gli 84 anni, identificate nell'ultimo anno con il metodo del DNA. Tra questi Sadik Orić, identificato ieri l'altro quando le altre 307 salme erano già state portate a Potočari, esumato a Sremska Mitrovica, in Serbia. Hanno trovato sepoltura anche tre fratelli Halilović, Mevludin (33), Osmo (37) e Salim (20), accanto al quarto fratello Salko (28) e al padre Osmo, tumulati a Potočari cinque anni fa. Tra gli oltre 4.000 scheletri esumati da decine di fosse comuni che ancora aspettano di riavere un nome, ci sono probabilmente anche i figli di Kadira Gobeljić, Meho e Mesud. ''Ho sepolto il marito Abdulah, accanto alla sua tomba il posto è riservato per i miei figli – racconta – ogni giorno mi aspetto la comunicazione che li abbiano identificati, ma temo che morirò nell'attesa''.
Per partecipare alla commemorazione sono giunte dall'estero quasi 5.000 persone, mentre oltre 220 autobus sono stati messi a disposizione dagli organizzatori per permettere l'afflusso della gente da tutte le parti del paese. Alla cerimonia di Potočari hanno partecipato anche i 2.500 partecipanti alla Marcia della pace che in due giorni hanno percorso al contrario la "marcia della morte" dei 15.000 uomini di tutte le età che, dopo la conquista della città da parte dei soldati del generale Ratko Mladić, cercarono la salvezza scappando attraverso i boschi verso Tuzla, zona sotto il controllo delle forze governative: e dove solo in pochi arrivarono.
La cerimonia funebre ieri è stata guidata dal capo della comunità islamica bosniaca Mustafa Cerić. Il governo centrale ha proclamato la giornata di lutto in tutto il paese.
"Il massacro avvenuto a Srebrenica non deve essere dimenticato né tantomeno minimizzato": è stato questo il chiaro messaggio lanciato dalle oltre 20 mila persone riunitesi ieri per commemorare il 13.esimo anniversario della tragedia. Quanto accaduto a Srebrenica è stato classificato come genocidio anche dal Corte internazionale di giustizia dell'Aja (ICJ), e il presidente della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina Haris Silajdžić, l’Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina Miroslav Lajčak e l’ambasciatore statunitense a Sarajevo Charles English hanno voluto sottolineare questo fatto nei loro discorsi durante la cerimonia. “A lungo siamo stati testimoni di una minimizzazione di quanto è avvenuto in questo luogo. Molte persone non volevano pronunciare la parola genocidio. Ora che abbiamo il verdetto della massima autorità giuridica internazionale che conferma il genocidio, la prima e unica sentenza del genere, siamo testimoni di un tentativo di minimizzare o addirittura di ignorare questo verdetto”, ha dichiarato Silajdžić, esprimendo il proprio disappunto per la mancanza di vigore nell’accettazione del genocidio da parte della comunità internazionale, per non parlare della mollezza tenuta nei confronti della Serbia, la quale dovrebbe arrestare ed estradare i colpevoli, in primo luogo Radovan Karadžić e Ratko Mladić. Dal canto suo, anche l’ambasciatore English ha voluto mandare un messaggio alle autorità serbe, insistendo affinché la Serbia si assuma le proprie responsabilità – riconoscendo il genocidio, catturando i colpevoli e garantendo la loro punizione. Per i crimini commessi a Srebrenica la Corte internazionale per i crimini di guerra commessi nel territorio della ex Jugoslavia (ICTY) ha sollevato l'atto d'accusa nei confronti di 18 persone tra funzionari civili della Repubblica serba e appartenenti alle forze armate.