Il Dalmata – mag.08 – L’asilo di Zara nello scontro tra jugoslavisti e croati

UNA FURBA PROPOSTA DI LEGGE SABOTERÀ L’ACCORDO TRA UI-CI-CZ?

L’ASILO DI ZARA NELLO SCONTRO TRA JUGOSLAVISTI E CROATI

A Zara asili italiani, almeno per ora, solo privati

Dopo vent’anni di trattative, alcuni politici contrari all’UE, sabotano l’apertura dell’asilo italiano di Zara perché nella città non esiste il bilinguismo, ma vengono subito bloccati

Da vent’anni almeno è in atto una trattativa per aprire a Zara un asilo per i bambini italiani previsto dall’ordinamento scolastico croato e, prima ancora da quello jugoslavo. Molto si sono spesi per il buon esito dell’operazione sia l’on. Furio Radin, deputato degli Italiani al Sabor di Zagabria, che il Presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul, che ne hanno parlato anche ai Raduni dei Dalmati di Chioggia e di Pesaro. In questo lungo lasso di tempo abbiamo pubblicato su Il Dalmata la foto dell’edificio e del giardino che avrebbero dovuto ospitare i bambini italiani di Zara e non pochi articoli per aggiornare i lettori sui passi in avanti fatti dall’iniziativa. Improvvisamente è arrivata una risposta che annullava e vanificava questo lavoro: Zara non è bilingue e, quindi, il Comune non può promuovere l’istituzione dell’asilo per bambini italiani.
Nessuno se ne era accorto prima? Ci volevano vent’anni per scoprire questo divieto? Ma perché esistono scuole e asili italiani a Fiume e in Istria anche in località dove non esiste il bilinguismo o, comunque, prima dell’introduzione del bilinguismo?
C’è da domandarsi perché a Zara esista un accanimento nazionalista che più correttamente dovremmo definire jugoslavista. Per fortuna esistono e sono prevalenti, numerosi uomini politici croati di Zara e di Zagabria che si sono mobilitati ed hanno fatto annullare l’estemporaneo blocco improvvisamente decretato.
Tutto a posto, dunque? Neanche per sogno. Un oscuro funzionario ha scoperto che esiste un Progetto di Legge (non una Legge!) giacente al Sabor che provederebbe – se e quando sarà approvato – che nelle scuole italiane di Croazia ci sia un certo numero di lezioni di croato, per cui gli accordi da tempo stipulati tra la Comunità italiana di Zara, l’Unione italiana di Fiume e il Comune di Zara andrebbero rivisti.
E aspetta cavallo che l’erba cresca!
L’Unione Italiana, che raggruppa tutte le Comunità italiane di Croazia, Slovenia e Montenegro, ha già fatto sapere che non intende modificare gli accordi con il Comune di Zara, perché ciò creerebbe un precedente che rivoluzionerebbe i programmi delle numerose scuole italiane dell’Istria e di Fiume. Insomma, un risultato che sembrava acquisito, viene
rimandato con éscamotage giuridici alle calende greche. Contro tale tattica dilatoria, sono insorti a Zara molti uomini politici croati che sono intervenuti con decisione ed energia a Zagabria. L’on. Radin ha presentato al Sabor un emendamento all’incriminato Progetto di Legge che – se dovesse essere approvato – rimetterebbe le cose a posto. Fino a che qualche jugoslavista ancora annidato nei ministeri e nei comuni non troverà un altro cavillo.
Ma perché le scuole italiane di Croazia che operano tranquillamente a Fiume e nell’Istria trovano tante difficoltà a Zara ed in Dalmazia?
La risposta sta in due secoli di storia, quando Zara assunse il ruolo di ultimo baluardo della cultura italiana nell’Impero austro-ungarico e, tra il 1920- ’46 nel Regno d’Italia. Basterà un episodio significativo per documentare l’odio viscerale contro gli italiani nutrito da jugoslavisti e comunisti della Sezione di Zara del Partito socialista (comunista) jugoslavo. Tramite l’on. Maccanico, allora capo della Segreteria del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, fu chiesto che in uno degli incontri “tra amici e compagni” di Tito e Pertini, il Presidente italiano chiedesse l’apertura a Zara di una sala di lettura di giornali europei tra i
quali includere anche quelli italiani. Il tutto in nome della comune ideologia socialista ed internazionalista. Alla richiesta di Pertini, il compagno Tito – seduta stante – scrisse un biglietto in cui disponeva di aprire una sala di lettura di giornali italiani a Zara. Il biglietto arrivò al Partito Socialista Jugoslavo di Zara che disse semplicemente di no, unico caso di disobbedienza ad un ordine di Tito che aveva i poteri di re assoluto più che quelli di un compagno socialista. E la sala di lettura non ci fu.
Non vorremmo che un analogo intervento di Sanader sortisse uguale risultato per l’asilo di Zara perché tale atteggiamento, oltre a colpire e indignare tutti noi, costituirebbe per gli organi europei deputati alla sorveglianza dei comportamenti croati, la cartina di tornasole che indicherebbe lo scarso grado di maturità europea dell’intera Croazia che non si merita tale bassa qualificazione per colpa di quattro fanatici jugoslavisti che rischiano con il loro atteggiamento irresponsabile di ritardare la procedura di entrata della Croazia nell’Ue.