L’Aquila e il Giglio. Storia parallela di Fiorentina e Fiumana a un secolo dalla nascita

02.09.2026 – Pochi giorni fa, come ben sanno i concittadini e gli appassionati di calcio, è stato festeggiato il Centenario della Fiorentina, nata il 29 agosto 1926 dall’unione di due squadre locali; molto meno noto, invece, che pochissimi giorni dopo la cosa si ripeté in maniera identica a Fiume (città annessa solo da un paio di anni al Regno d’Italia, dopo il tumultuoso periodo dannunziano e l’esperienza dello Stato Libero di Fiume), dove anche qui nacque una nuova squadra di calcio a seguito della fusione di due squadre cittadine.

Questa coincidenza va inquadrata in quel preciso contesto storico: eravamo al quarto anno dall’avvento del fascismo in Italia, e il calcio era rimasto sino a quel momento fuori dalla sfera d’influenza del regime, a differenza di altri aspetti della vita quotidiana degli italiani, per i quali questo sport non aveva ancora la grandissima popolarità odierna, e questo era dovuto a diversi fattori:

  • l’assenza di un campionato unico, dal momento che vi erano infatti dappertutto diversi campionati regionali (se non addirittura locali) sparsi un po’ in tutto il territorio e, soprattutto, vi erano solamente due Divisioni geografiche, una settentrionale ed una meridionale suddivisa in due Leghe distinte, le cui vincitrici si contendevano il titolo nazionale in una finale con partite di andata e ritorno;
  • la totale assenza di giocatori professionisti, poiché i calciatori non solo erano dilettanti che giocavano per passione, ma non potevano neppure percepire alcun compenso, né, tantomeno, ricevere dei rimborsi spesa per le trasferte: non esisteva, perciò, un calciomercato vero e proprio, pur non mancando un sistema, potremmo dire “sommerso”, per tentare con ogni sotterfugio possibile, di “acquistare” le prestazioni di questo o quel giocatore[1].
  • L’obbligatorietà (di norma e di fatto) da parte delle società di poter disporre solo degli elementi locali, sia perché – non potendo percepire alcun rimborso spese o guadagno – i giocatori venivano presi all’interno del territorio di residenza, sia per il c.d. vincolo della territorialità, ragione per cui un giocatore poteva giocare solamente nella squadra della propria provincia di residenza, ed era così per l’intero territorio nazionale (dunque ad esempio un giocatore residente nella provincia di Bergamo non poteva andare a giocare nella limitrofa provincia di Milano, come pure un giocatore residente nella provincia di Napoli, non poteva andare a giocare nella contigua provincia di Avellino)..

In questo contesto così complicato e restrittivo, è comprensibile l’utilità di una sorta di rivoluzione del panorama calcistico italiano dell’epoca. Perciò il CONI (Comitato Olimpico), e in pratica il regime stesso, in seguito a un finale di stagione segnato da duri contrasti tra società e classe arbitrale, incaricò tre “saggi”[2] di studiare una riforma radicale del campionato e, per questo, si riunirono in commissione nei primi giorni di agosto del 1926, a Viareggio[3], da cui scaturì il documento finale chiamato appunto la Carta di Viareggio redatta il 2 agosto 1926, che stabiliva i provvedimenti per la riforma, i cui capisaldi erano:

  • un Direttorio Federale (non elettivo) al vertice della Federazione;
  • il Comitato Italiano Tecnico Arbitrale (CITA) che sostituisce la soppressa AIA;
  • lo scioglimento dei Comitati e delle Leghe Regionali sostituiti dai Direttori Divisioni Superiori e i dai Direttori delle Divisioni Inferiori Nord e Sud e Regionali;
  • l’approvazione da parte degli Enti Sportivi Provinciali Fascisti su ogni nomina dirigenziale in qualsiasi club affiliato al CONI, estromettendo così i dirigenti invisi al regime;
  • l’introduzione di un Girone Unico – denominata Divisione Nazionale – per l’assegnazione dello Scudetto, formata però ancora da due raggruppamenti territoriali, Nord e Sud, per un totale di 20 squadre (17 dalla ex Lega Nord, e 3 dalla ex Lega Sud);
  • istituzione della Prima e della Seconda Divisione ai livelli inferiori;
  • divisione dei calciatori in due categorie: dilettanti e non-dilettanti, prima storica svolta nel passaggio del calcio italiano verso il professionismo, senza però un suo vero e proprio riconoscimento formale;
  • abolizione del vincolo territoriale per le liste di trasferimento, così come esisteva dal 1922 (ossia il calciatore poteva cambiare squadra soltanto se la sua residenza anagrafica coincideva con quella del club), fermo restando l’obbligo di richiedere al Direttorio Federale una autorizzazione al trasferimento per i calciatori che stavano prestando servizio militare, per i calciatori stranieri in sovrannumero alla data della Carta, e per i calciatori che avevano in corso delle liti o rapporti conflittuali con la propria società di appartenenza;
  • abolizione della possibilità di avere stranieri in squadra[4].

Come già accennato, la Carta di Viareggio si adeguò alle direttive della FIFA, e, pur non riconoscendo ancora il professionismo, distinse i calciatori in Dilettanti e Non Dilettanti, prevedendo per questi ultimi l’obbligo di depositare in Federazione “copia degli impegni di rimborso spese e mancato guadagno, firmata dal rappresentante della Società e dal giocatore”. Grande attenzione veniva inoltre riservata al controllo dello status di dilettante, figura ancora centrale nel calcio italiano, prevedendo, tra l’altro che la Presidenza del C.O.N.I. nominasse una Commissione del dilettantismo composta da tre membri con il compito di vigilare sull’applicazione integrale delle norme sul dilettantismo e prevedendo “gravissime sanzioni contro i colpevoli, essendo le Società e i giuocatori solidalmente responsabili”. La FIGC venne riorganizzata dalla Carta in maniera verticistica, annullando ogni forma di democrazia (le cariche fino a quel momento erano annuali ed elettive) e omologando l’organizzazione della Federazione a quella oramai in voga nello Stato[5].

Anche le singole società non furono risparmiate dalla ventata rivoluzionaria voluta dal regime. La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti: specialmente nelle città del Sud vi era una pletora di piccolissime squadre insignificanti dal punto di vista tecnico, ciascuna rispecchiante un singolo quartiere o una particolare classe sociale. In particolare i tre maggiori nuclei urbani del Centro-Sud, Firenze, Roma e Napoli, non avevano una singola società che potesse neanche lontanamente competere con i grandi “club” del Nord. In Toscana, per esempio, il calcio si era sviluppato soprattutto lungo la costa a Livorno e a Pisa, che beneficiavano degli scambi nei porti marittimi e dei conseguenti contatti con marinai e uomini d’affari inglesi, mentre il capoluogo Firenze era sportivamente in ombra[6]. Fu quindi il marchese e gerarca fascista Luigi Ridolfi a patrocinare a fine agosto la fusione del Club Sportivo Firenze con la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, fondando una nuova squadra denominata Fiorentina (v. infra).

Le fusioni societarie continuarono anche negli anni immediatamente successivi, sempre su spinta del regime che vedeva di cattivo occhio rivalità all’interno delle città, contrastanti con le sue finalità di pace sociale: fu così ad esempio che nel 1928 la Liberty e l’Ideale formarono il Bari F.C., mentre simili iniziative si diffusero in tutta Italia, da Taranto a Fiume. Ed in relazione proprio al capoluogo del Carnaro occorre inoltre fare una menzione particolare a causa della sua collocazione come terra di confine, ragione per cui il regime intraprese ancora con più forza, la volontà di dare vita a fusioni tra società preesistenti all’interno di una stessa città.

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L’Unione Sportiva Fiumana nacque infatti il 2 settembre 1926 a seguito della fusione delle due maggiori squadre cittadine, l’Olympia ed il Gloria[7]. La prima fu fondata nel 1904 come Club Sportivo Olimpia – ridenominato Olympia nel 1918 – ed iniziò la propria attività ufficialmente il 25 novembre 1906 adottando come colori sociali il bianco ed il nero; non fu solo come club calcistico ma anche come nuoto, ciclismo, atletica leggera e pugilato. Successivamente, nel 1917, venne fondato come club dei lavoratori fiumani il Club Sportivo Gloria (diventando in seguito anch’essa una polisportiva) che aveva invece come colori sociali il giallo e l’amaranto. Le due squadre diventarono subito i maggiori rivali nei successivi campionati, rappresentando rispettivamente le classi sociali più abbienti e quelle più popolari della città[8]. Infatti, dopo che alcuni dirigenti spinsero per la fusione di queste due squadre col fine di aspirare alla massima divisione, gli sportivi fiumani non ne furono inizialmente molto entusiasti. Il nuovo club adottò come colori rosso cardinale, blu e giallo (pur venendo la squadra spesso definita “amaranto”) che, pur essendo simili a quelli del Gloria, vennero ripresi dal tricolore dell’araldica cittadina (cremisi, oro e indaco). Il campo di gioco fu costruito sbancando un intero costone di montagna in frazione Borgomarina nel 1925, venendo denominato durante il periodo italiano “Stadio Comunale del Littorio”[9].

La Fiumana iniziò la sua storia militando nel campionato di I Divisione in virtù del fatto che nel campionato 1925/26 sia Gloria che Olympia militarono nella II Divisione Girone D terminando entrambe il campionato al 3° posto[10] con 23 punti dietro a Venezia e Treviso, venendo tutte promosse in Prima Divisione[11] e, con l’istituzione del doppio girone nazionale, riuscì ad accedere alla massima divisione – anche se la permanenza durò solo un anno – per poi scendere ancora di categoria in quella che diventò la serie C. Purtroppo la compagine quarnerina è stata penalizzata tecnicamente dalla vendita dei migliori giocatori (molti dei quali si sono fatti valere anche e soprattutto altrove: ricordiamo Mihalich, Loik[12], Volk, Kregar, Varglien Zidarich, Ossoinak, Giacchetti, Burattini, Serdoz[13]) per esigenze finanziarie al fine di sostenersi per la partecipazione ai campionati. Anche durante il fugace ritorno in serie B non riuscì affatto a brillare ottenendo scarsi successi, pur non sfigurando in quella edizione di Coppa Italia, in particolare contro il Bari ma soprattutto contro il Genova 1893 che battè per 2-1: episodio che può essere considerato come uno dei più belli della sua attività, come più approfonditamente vedremo in seguito.

Allo stesso modo, avvenne la fusione fra le due squadre principali fiorentine, il Club Sportivo Firenze (società polisportiva – imperniata in particolare sul ciclismo – formatasi nel 1903 e costituendo cinque anni dopo anche la sezione calcistica che indossava maglie di colore bianco, che nella prima metà degli anni Venti si trovò dapprima in Seconda Divisione toscana, scendendo in Terza Divisione negli ultimi due anni) e la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas (società polisportiva dal 1877 che adottò il colore sociale rosso – eccellendo anche nel campo della ginnastica e della scherma – che al termine della stagione 1925-1926 venne ammessa alla nuova Prima Divisione, essendo infatti diventato il campionato di secondo livello dopo la creazione della Divisione Nazionale) che non riuscirono ad avere risultati rilevanti sul piano nazionale. Le due società cominciarono così a pensare di unirsi per dare vita a un nuovo club che fosse più forte economicamente e più competitivo da un punto di vista tecnico, seguendo anche l’ideologia del regime in materia di sport, favorevole alla fusione tra i sodalizi più recenti. L’idea venne in un primo momento abbandonata a causa dell’aspra rivalità tra i due club, che vissero anni di intensi derby, caratterizzati talvolta da violenti scontri. Tuttavia, alla fine della stagione 1925/26, dopo un tormentato periodo di incontri e di mediazioni promosse dal Marchese Ridolfi, le due sezioni calcistiche, da sempre rivali, vennero fuse (ma inizialmente, come avvenne a Fiume, le persone coinvolte non ne furono molto contente: la prima riunione infatti finì a seggiolate!) e si unirono nell’Associazione Calcio Fiorentina [14] sorta ufficialmente il 29 agosto 1926[15] assumendo i colori bianco e rosso (i colori delle due precedenti società, come simbolo finalmente di unione e concordia) con maglia inquartata ed il giglio rosso cittadino come simbolo: il presidente divenne proprio Ridolfi – e lo fu per ben 16 anni – e, grazie al piazzamento della Libertas nel 1925-1926, nella sua prima stagione la nuova società poté iscriversi al girone C di Lega Nord della Prima Divisione (la seconda serie nazionale equivalente all’attuale Serie B), al pari della Fiumana che però fu inserita nel girone B.

Proprio in quel 1926 giunse nella città gigliata per svolgere il servizio militare come geniere telegrafista un ventenne proveniente da Fiume[16] che aveva appena giocato nel Gloria come attaccante: Rodolfo Volk. Fu tesserato per la Fiorentina, ma curiosamente in quel campionato giocò sotto il falso nome di Rodolfo Bolteni, con ogni probabilità per essere più libero di giocare nonostante il servizio militare (alloggiava appunto in caserma). Volk o Bolteni che dir si voglia si dimostrò comunque un eccellente goleador (11 reti in appena 14 presenze causate dalle numerose assenze a causa appunto del servizio di leva, risultando comunque il capocannoniere della squadra) segnando addirittura la prima rete in assoluto della storia della neonata Fiorentina già durante la prima giornata contro il Pisa battuto 3-1 il 3 ottobre 1926 al debutto in Prima Divisione finendo la prima partita con una doppietta[17]. Divenne dunque subito un idolo del pubblico del “Bellini”  (lo stadio dell’epoca, oggi non più esistente) facendo sognare i tifosi e facendo sperare anche al Marchese Ridolfi che il suo acquisto fosse decisivo per la promozione – dato che le poche volte che era presente segnava molto – che però avvenne solo l’anno successivo quando Volk/Bolteni dopo aver svolto il servizio di leva tornò a casa, trovando stavolta non più il suo Gloria ma la nuova Fiumana nata praticamente in contemporanea alla Fiorentina, dove si mise in evidenza segnando in media un gol a partita (16/16), tanto che fu conteso da Roma e Napoli assieme al compagno e concittadino Marcello Mihalich (che invece in precedenza era stato suo avversario avendo giocato nell’Olympia), e come soluzione di compromesso Volk approdò nella capitale dove si consacrò definitivamente mentre Mihalich approdò nella città partenopea facendo altrettanto (quest’ultimo fu il primo calciatore giuliano a giocare in Nazionale, cosa di cui fu giustamente orgoglioso).

Nonostante gli anni trascorsi lontano dalla città quarnerina, Volk è stato il miglior goleador della Fiumana con 90 gol, oltre che 5° per numero di presenze (171) in otto campionati totali di cui sette consecutivi, essendovi ritornato nel 1935 dopo aver trascorso i due anni precedenti nel Pisa e nella Triestina, culminando nella promozione in serie B nel 1940/41, e proprio il successivo campionato cadetto sarà la sua ultima stagione in maglia amaranto. Possiamo definirlo un po’ il simbolo di questa piccola ricerca, poiché non solo il bomber fiumano è stato il primo marcatore (e contemporaneamente il primo anche a realizzare una doppietta) nella storia della Fiorentina, ma è stato pure la “staffetta” fra le due squadre in oggetto proprio nel periodo della loro nascita, anzi una “doppia staffetta”: calciatore del Gloria nell’ultimo anno prima della fusione delle due squadre quarnerine, passato l’anno successivo alla Fiorentina appena costituita con le medesime modalità e tornato l’anno successivo nella città natale trovando la nuova Fiumana!

La composizione dei gironi di Prima Divisione 1926/27 con Fiorentina e Fiumana inserite in due gruppi diversi (fotogramma ripreso dal video “Aspettando la Fiorentina” di Massimo Cervelli, Filippo Luti e Marco Vichi https://www.youtube.com/watch?v=hKZXGS0QQZE)

Il debutto della neonata U. S. Fiumana nel campionato 1926/27 di I Divisione Girone B avvenne un mese dopo la sua costruzione, il 3 ottobre 1926 in casa della Comense (fra i calciatori scesi in campo c’era anche Mario Varglien, futura bandiera juventina come pure suo fratello Giovanni[18]) e terminò 0-0; la settimana successiva, il 10 ottobre, il debutto casalingo che sancì la prima vittoria e le prime reti dei cosiddetti “Aquilotti del Carnaro” 4-1 contro il Venezia[19] (dopo l’iniziale vantaggio lagunare al 10′ con Muratori, ci fu la rimonta fiumana con le doppiette di Tarlao al 21′ ed al 52′ e di Serdoz al 33′ ed al 43′) terminando il campionato a metà classifica: si classificò infatti 5a su 10 squadre.

Nel successivo campionato di I Divisione Girone A, grazie anche ai numerosi gol dei suoi assi Rodolfo Volk (16 su 16 partite giocate) e Marcello Mihalich (11 su 17) non a caso fra i più importanti calciatori in assoluto della squadra, concluse al terzo posto – dietro Atalanta e Venezia – ottenendo poi la promozione nella Divisione Nazionale grazie anche al posto lasciato libero a seguito della fusione fra l’Internazionale e l’U. S. Milanese: l’ammissione fu sancita il 28/08/1928, proprio pochi giorni prima del secondo anniversario della nascita della squadra (di fatto, un bel regalo di compleanno!) e così il pubblico di Borgomarina fu orgoglioso di poter incontrare squadre prestigiose come Ambrosiana, Juventus, Napoli, Lazio, Bologna, Fiorentina, Genoa.

Nella stessa annata 1927/28 vinse inoltre la Coppa Federale[20] dopo aver superato il girone di qualificazione dove erano presenti anche Ponziana, Udinese e Monfalcone, quest’ultimo sconfitto nello spareggio il 3/06/1928 per 2-1 con rete di Curri per i monfalconesi al 47′ e rimonta fiumana nei minuti finali con Spadavecchia all’81’ e Volk all’85’. Subito dopo iniziarono le finali disputando un altro girone con Spezia, Prato e Triestina, conclusosi appunto col primo posto dei fiumani a 10 punti dopo l’ultima partita in casa dei liguri (che si classificarono secondi a 6 punti) impattando per 2-2: marcatori quarnerini, di nuovo i due “gioielli” locali Mihalich al 17′ e Volk al 32′.

In quello storico campionato di Divisione Nazionale 1928/29 (l’equivalente della odierna Serie A) fu inserita nel girone B e si trovò con la sua “coetanea” Fiorentina: le due squadre si incontrarono dapprima all’11a giornata il 23/12/1928 a Fiume con la vittoria dei quarnerini per 4-2 (doppietta di Mihalich al 22′ e 82′, Serdoz al 33′ ed Host al 42′ per gli amaranto, reti di Salvatorini al 45’ e Meucci al 69′ per i gigliati), e nel girone di ritorno alla 26a giornata il 19/05/1929 a Firenze prevalsero i padroni di casa per 3-0 (segnarono Bertacchini al 35′, Bandini al 54′ e Meucci al 60′). Fu però un campionato pessimo per entrambe le squadre: la Fiumana lo concluse terz’ultima a soli 15 punti, la Fiorentina addirittura ultima al 16° posto con 12, ed entrambe furono inserite nella costituenda serie B, come pure le altre cinque squadre peggio classificate in campionato (mentre le prime nove furono ammesse alla Serie A 1929/30).

Una formazione della Fiumana nel 1928-1929: https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sportiva_Fiumana

Le due squadre disputarono dunque insieme anche il successivo campionato cadetto ma con esiti ben diversi: la Fiorentina infatti arrivò quarta, mentre la Fiumana dovette purtroppo affrontare la seconda retrocessione consecutiva avendo terminato al 18° ed ultimo posto e finì in I Divisione (nei confronti fra le due squadre vinse entrambe le volte la Fiorentina sia in casa alla 4a giornata – il 27/10/1929 con doppietta di Galluzzi al 7′ e al 38′ e reti di Rivolo al 24′ e di Segoni al 78′, con gol della bandiera di Zubranich al 70′ – sia in trasferta alla 21a giornata il 23/03/1930 con tre reti a zero di Moretti al 28′ e due di Baldinotti al 63′ e al 69′ a Borgomarina).

Dopo quel momento i destini delle due squadre nate in contemporanea si separarono definitivamente: la Fiorentina (che adottò il colore sociale viola nel 1929) infatti nel successivo campionato di Serie B 1930/31 arrivò prima e fu dunque promossa in Serie A, dove negli anni immediatamente successivi finì nelle prime posizioni assestandosi alla fine stabilmente in Serie A[21] fino a diventare una delle squadre principali italiane, col suo periodo d’oro negli anni 50 e 60 quando conquistò i trofei più importanti (due scudetti – di cui il primo da record vinto con cinque giornate di anticipo e numerosi secondi posti negli anni successivi – due Coppe Italia sulle sei totali in bacheca e una Coppa delle Coppe oltre alcune competizioni internazionali che si giocavano all’epoca[22]) e alcuni record (primo club italiano finalista in una coppa internazionale – in Coppa Campioni persa con l’onore delle armi contro il fortissimo Real Madrid dell’epoca, che giocò pure in casa – e primo ad averne vinta una, la già ricordata Coppa delle Coppe), mentre i decenni successivi furono costituiti da molti alti e bassi rimanendo comunque nel complesso a buoni livelli[23].

Al contrario, gli Aquilotti del Carnaro dovettero infatti trascorrere tutti gli anni Trenta in terza serie, che fu poi denominata Serie C nel 1935. Se non altro in quegli anni ci furono spesso incontri coi rivali del Grion Pola[24] (rivalità molto sentita, un vero e proprio derby della Venezia Giulia[25]) forse meglio definibili “scontri” essendo caratterizzati da grande agonismo, come testimonia l’episodio avvenuto durante uno dei campionati in Serie C nella seconda metà degli Anni Trenta a Pola quando due avversari (Bertok della Fiumana e Marini del Grion) si avventarono in contemporanea sul pallone in maniera così potente che scoppiò diventando inservibile: i due furono ammoniti per eccesso di agonismo!

Cartolina delle edizioni Magià con una rappresentazione stilizzata degli Anni Trenta dei simboli della Fiumana; https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sportiva_Fiumana

Con l’inizio del nuovo decennio ci fu un nuovo salto di qualità: infatti alla fine del campionato 1940/41 la Fiumana vinse il Girone A della Serie C classificandosi infatti al primo posto con 36 punti, frutto di 12 vittorie, altrettanti pareggi e solo 3 sconfitte guadagnandosi il ritorno in B: oltre a quelle di Volk, numerose reti furono segnate dal vicentino[26] Bruno Quaresima e da Rodolfo Kregar, fratello di Andrea. Oltre alla promozione, quella stagione è da ricordare anche per l’eccellente cammino in Coppa Italia, culminato con uno degli eventi più significativi nella storia della Fiumana: dopo aver superato i primi turni, ai Sedicesimi di finale riuscì infatti a battere il Genova 1893 (squadra di serie A) l’11 maggio 1941 allo stadio di Borgomarina-Cantrida per 2-1 davanti a 6200 spettatori, record di presenze nel periodo di Fiume italiana (impresa ancora più epica considerando che Quaresima segnò due gol[27] – al 21′ e al 67′ – dopo aver ottenuto un’apposita licenza dal servizio militare e arrivando solo due giorni prima dalla Sicilia con mezzi di fortuna e ovviamente senza giocare da tempo!) ed approdare agli Ottavi, arrendendosi allo Spezia solo nei tempi supplementari.

Purtroppo il ritorno nel campionato cadetto 1941/42 fu un fuoco di paglia poiché retrocedette subito classificandosi quart’ultima (15a su 18 squadre) ad un paio di punti dietro al Savona che si salvò, e nel successivo campionato di serie C 1942/43 arrivò terza a soli cinque punti dalla Pro Gorizia vincitrice e a quattro dal Treviso secondo classificato, mancando dunque di nuovo il traguardo per poco. Quella fu l’ultima stagione in cui giocò la Fiumana come pure il Grion, l’Ampelea e la neopromossa Magazzini Generali (un altro club fiumano costituito nel 1940 che salì rapidamente di categoria fino ad arrivare appunto alla serie C dove ben figurò nonostante si sia trovata nelle ultime posizioni in classifica: il suo “canto del cigno” fu la vittoria nel Campionato Città di Fiume Coppa “Giovanni Maras”[28] nel 1945/46): curiosamente, tutte le principali squadre giuliane[29] che sparirono a causa dell’occupazione jugoslava e successiva annessione con relativo loro scioglimento giocarono tutte insieme nello stesso (ultimo loro) campionato.

Durante la sospensione dei campionati a causa degli eventi bellici furono disputate varie partite amichevoli e tornei: nei tabellini delle prime partite disputate nel 1944 comparve ancora il nome della Fiumana (con la rosa composta in maggior parte dei calciatori dell’ultimo campionato ’42/43), per essere poi denominata più vagamente Rappresentativa Fiumana dopo l’occupazione jugoslava, rimanendo comunque ancora presenti molti dei suddetti giocatori.

Le nuove autorità titine costituirono nel 1946 la squadra nuova squadra chiamata Quarnero con denominazione bilingue, Kvarner in croato. Nel primo campionato jugoslavo (I Lega 1946/47) nel Quarnero erano presenti alcuni giocatori che avevano militato nella Fiumana o nei Magazzini Generali oltre a diversi giovani emergenti, molti dei quali successivamente andati via in Italia o addirittura all’estero[30]. Nel 1954, nell’ambito della crisi italo-jugoslava per la questione di Trieste, fu abolito il bilinguismo a Fiume e dunque il club dovette cambiare nome in Rijeka: la sua origine per lungo tempo è stata ritenuta il 1946 senza essere considerata “erede” della Fiumana, su cui non c’è alcun riferimento nel relativo statuto (pur essendo presenti molti dei suoi vecchi dirigenti alla fondazione), ma negli ultimi tempi l’attuale club – che gioca in maglia bianca con bordi azzurri – ha retrodatato la sua nascita addirittura al 1906, ossia all’inizio dell’attività dell’Olympia, tanto che nella stagione 2021/22 ha esibito come terza maglia una composizione cromatica rappresentante tutti i colori delle vecchie squadre fiumane. Questa retrodatazione però non ha trovato d’accordo molti nella città quarnerina, scatenando proteste e dibattiti fra gli sportivi ed i giornalisti locali.

In ogni caso, una squadra denominata Fiumana fu fondata nel dopoguerra con sede a Torino dove giocarono diversi Esuli stabilitisi in loco, continuando ad esistere come squadra che ha giocato a livello dilettantistico piemontese per molti decenni, fino al suo scioglimento nel 1985. Un nuovo tentativo di rifondazione, sempre nel capoluogo piemontese, ci fu nel 2008, quando sarebbe potuta addirittura risorgere dalle sue ceneri la vecchia e gloriosa squadra: infatti, su iniziativa di Sergio Vatta (originario di Zara e noto allenatore delle giovanili del Torino e della nazionale femminile), nonché del fratello Antonio e degli ex calciatori fiumani Furio Kristovich e Franco Sattolo, era stato previsto il progetto di rifondare l’U. S. Fiumana e farla ammettere direttamente al campionato di Serie C, proprio quello che aveva disputato nell’ultimo campionato italiano prima della sua scomparsa utilizzando come campo di gioco lo stadio Primo Nebiolo di Torino[31]: purtroppo l’iniziativa, che generò grande entusiasmo anche da parte degli autori di queste righe, fu respinta però dalla FIGC.

Ciononostante, quindici anni fa la squadra quarnerina è rivissuta per un giorno durante il Triangolare del Ricordo, torneo organizzato nel 2011 a Roma dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia[32] che ha fatto rivivere per un giorno le squadre delle tre principali città rappresentanti l’Istria, il Quarnaro e la Dalmazia: infatti calciatori (e pure calciatrici) di origine giuliano-dalmata provenienti anche dall’estero[33] scesero in campo con le maglie delle antiche squadre del Grion di Pola, dell’A.C. Dalmazia di Zara e appunto dell’Unione Sportiva Fiumana, la quale che vinse pure la competizione. Una bellissima giornata di sport e di rievocazione storica forse irripetibile (o comunque difficilmente replicabile) piena di emozioni, come può testimoniare chi scrive, che era presente quel giorno sugli spalti dello Stadio Flaminio!

La gloriosa e anche sfortunata Unione Sportiva Fiumana, pur essendo ormai fisicamente sparita ormai da oltre 80 anni, continua comunque a vivere nelle menti e nei cuori dei Giuliani, degli sportivi e dei simpatizzanti: ed allora BUON  CENTENARIO  FIUMANA!!!

Marco Viviani e Giulio Rosati
ANVGD Firenze 

 

Fonti bibliografiche e web:

Luca Dibenedetto, “El Balon Fiuman – quando su La Tore era l’aquila”, Litopress 2004

Elvino Tomasini, “Unione Sportiva Fiumana 1926-1943”, Edizioni Italo Svevo Trieste, 1993

Guerin Sportivo n°9 – settembre 2026

https://www.90min.com/it/posts/ruolo-carta-di-viareggio-sviluppo-calcio-italiano

https://www.figc.it/it/federazione/la-federazione/la-storia/la-carta-di-viareggio-e-la-riorganizzazione-fascista-del-calcio

https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Viareggio

https://www.lanazione.it/firenze/sport/fiorentina/il-debutto-della-squadra-di-4158c37c

https://it.wikipedia.org/wiki/ACF_Fiorentina

https://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Sportiva_Fiumana

https://lavoce.hr/sport/legami-tra-rijeka-fiumana-e-olympia-querelle-infinita

https://lavoce.hr/attualita/2-settembre-1926-nasce-la-us-fiumana

https://www.anvgd.it/triangolare-del-ricordo-una-festa-voce-del-popolo-24-set/

https://crsrv.org/editoria/collana-degli-atti-extra-serie/olympia-giuliano-dalmata/

https://crsrv.org/editoria/monografie/sport-e-guerra-fredda-in-venezia-giulia-1945-1954/

https://www.youtube.com/watch?v=hKZXGS0QQZE 

NOTE:

[1]Ci furono anche diversi scandali: fra i più clamorosi, il passaggio di Renzo De Vecchi dal Milan al Genoa nel 1913 per 24.000 lire di ingaggio, quello di Virginio Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus nel 1923 per 50.000 lire di rimborso al club (con pesanti sanzioni disciplinari alla Juventus compromettendone la corsa allo scudetto), e quello di Adolfo Baloncieri dall’Alessandria al Torino nel 1925 per 70.000 lire di contropartita. Era una specie di “calciomercato legalizzato”: il trasferimento dei giocatori era sì sottoposto a quattro clausole, ma l’ultima, che prevedeva la possibilità del cambio della maglia nei vaghi casi di “dissenso morale” fra calciatore e società e di “messa fuori rosa”, si prestava ovviamente alla più elastica interpretazione che annullava pressoché ogni norma restrittiva.

[2]Questi tre personaggi influenti nel calcio di allora erano Paolo Graziani presidente del Bologna FC, Italo Foschi presidente e fondatore della AS Roma, e il presidente dell’AIA Giovanni Mauro.

[3] Da sottolineare che la riunione ebbe luogo per recepire quanto già stabilito dalla F.I.F.A. (la Federazione Mondiale del Calcio) nel congresso di Roma dello stesso 1926. La Federazione internazionale, pur continuando a proclamare il principio del dilettantismo per i calciatori, di fatto lasciava alle singole federazioni nazionali il compito di inquadrare concretamente il calciatore come non dilettante, e quindi, in sostanza, dava loro la possibilità di prevedere un “compenso” per i giocatori: ovviamente quel “compenso” non poteva essere in alcun modo una retribuzione diretta, ossia elargita in relazione ad una prestazione di gioco, ma poteva benissimo essere inteso nel senso di “indenizzo” per il “mancato guadagno” che il calciatore avrebbe subito a causa dell’attività calcistica. Il regime approfittò della riunione per assoggettare esplicitamente le istituzioni calcistiche a se stesso; il presidente del CONI Ferretti era infatti un parlamentare fascista dal 1924.

[4] A quest’ultimo punto però seguì una eccezione: fu varata una norma transitoria che permise per la stagione successiva di mantenere in rosa almeno due giocatori stranieri per ogni squadra, a patto di farne scendere in campo uno solo. Dalla stagione 1927/28 non sarebbe stato più ammissibile nessun tesseramento di calciatori stranieri nel campionato a girone unico. Il provvedimento colpì così duramente diverse società, visto che si contavano più di ottanta giocatori stranieri in Italia, la maggior parte dei quali ungheresi e austriaci, cioè appartenenti a quella Scuola Danubiana assai in voga a quei tempi.

Tuttavia, il tentativo di aggirare queste disposizioni da parte delle più facoltose società, specie al riguardo dei giocatori sudamericani, diede inizio al fenomeno degli “oriundi”, un fenomeno che giovò pure alla Nazionale, negli anni successivi.

[5] Al vertice fu insediato un Direttorio Federale a capo del quale fu nominato Leandro Arpinati, che assumeva così la massima carica del calcio italiano e come primo atto trasferì la sede della FIGC da Torino, città dove l’organizzazione era nata, alla sua Bologna.

[6] Per un maggiore approfondimento della situazione calcistica a Firenze in quel periodo si rimanda all’interessante video “Aspettando la Fiorentina” di Massimo Cervelli, Filippo Luti e Marco Vichi  https://www.youtube.com/watch?v=hKZXGS0QQZE

[7] Ricordiamo anche altre squadre fiumane da dove provenirono tanti dei migliori elementi: fra le principali Arx, Concordia, Esperia, Edera, Juventus, Juventus Enea, Libertas, Savoia, Tarsia. Una menzione speciale per un’altra importante squadra, il Club Sportivo Fiume – colori sociali verde – costituito nel 1919 (cessando la propria attività nel 1932) da un gruppo di operai del Silurificio e fortemente radicato nel rione delle Casette con cui era in stretta simbiosi costituendo di fatto una grande famiglia comunitaria, oltre a dover fare grandi sacrifici personali ed economici da parte dei propri calciatori dato il carattere più popolare e meno abbiente – poiché il club si è sempre mantenuto esclusivamente grazie ai versamenti dei soci – pur non mancando mai il loro impegno…..fino alla nascita della Fiumana, il Fiume, il Gloria e l’Olympia erano considerate le <tre stelle che hanno brillato di viva luce nel firmamento calcistico giuliano, durante il periodo che va dalla loro fondazione al 1926> cit. “La rivista dello sport fiumano”, luglio 1944

[8] A dimostrazione del carattere popolare del Gloria, costituito una prima volta nel 1917 come Doria ma sciolto dopo pochi mesi e rifondato l’anno successivo con quel nuovo nome dagli stessi giovani che nei primi tempi si arrangiarono in maniera molto “artigianale” portandosi le porte sulle spalle (non essendoci campi disponibili) per la loro partita domenicale con tanto di pranzo a sacco e indumenti acquistati individualmente, mentre i palloni erano acquistati collettivamente.

[9] Lo stadio è ancora lo stesso, ma adesso viene chiamato comunemente Cantrida (Kantrida nella versione croata).

[10] Più precisamente, nel girone D del campionato di Seconda Divisione 1925-1926 l’Olympia fu classificata al 3° posto ed il Gloria al 4° – pur avendo le due squadre conquistato lo stesso numero di punti nel campionato – a causa del quoziente reti sfavorevole.

[11] Furono ammesse in seguito anche Monfalcone e Triestina.

[12] Fra i tanti campioni fiumani, una menzione speciale va sicuramente fatta per Ezio Loik, il più noto calciatore locale: esordì diciassettenne con la divisa della Fiumana nella stagione 1936/37 disputando, giovanissimo, 41 gare in Serie C e siglando 12 reti, tanto che spiccò subito il volo verso il calcio di vertice fino ad arrivare ad essere uno dei protagonisti del leggendario Grande Torino che purtroppo perì, lui compreso, nella tragedia di Superga. Il fratello Ervino giocò nella Fiumana dal 1937 al 1943.

[13] Al contrario, Natale Froglia pur essendo dal punto di vista tecnico non inferiore ai più noti campioni fiumani Volk, Mihalich, Loik o i fratelli Varglien e pur avendo numerose richieste dalle squadre più importanti dell’epoca (Bologna, Napoli, Juventus) non volle mai lasciare Fiume e dunque militò sempre in squadre locali, in particolare nella Fiumana dal 1927/28 al 1935/36 tanto da risultare il secondo giocatore sia per presenze (199) sia come reti (73)

[14] Fu inizialmente denominata Associazione Calcio Firenze, cambiando nome l’anno seguente in Associazione Fiorentina del Calcio e poi quello definitivo di Associazione Calcio Fiorentina.

[15] La data della fondazione è stata considerata in precedenza il 26 agosto 1926 quando, in uno studio notarile, si tenne la prima assemblea plenaria a scopo preparatorio, per dissipare gli ultimi dubbi sull’unione tra i due club, così che questa data fu storicamente associata alla fondazione dell’Associazione Calcio Firenze, sebbene l’atto costitutivo della nuova società si ebbe domenica 29 agosto.

[16] Gli altri calciatori fiumani che hanno giocato nella Fiorentina sono Andrea Kregar nel 1930/31 in Serie B – anno in cui avrebbe potuto incontrare la Fiumana se non fosse retrocessa in I Divisione – e nel 1931/32 in serie A, (mentre il fratello Rodolfo fu solo tesserato e poi passò all’Impruneta in Seconda Divisione regionale), Oliviero Serdoz anche lui nel 1930/31, e Gino Gardassanich nel 1946/47: tranne quest’ultimo (che militò nei Magazzini Generali, nel Quarnero ed in altre squadre cittadine minori), tutti loro hanno giocato anche nell’U.S. Fiumana per diverse stagioni.

[17] Dopo l’iniziale vantaggio pisano di Bugni al 43’, Rodolfo Volk segnò infatti subito all’inizio ripresa al 46’ il primo gol in assoluto per poi raddoppiare e ribaltare il risultato in appena 21’ (l’altra rete fu di Baldini).

[18] La squadra dell’esordio assoluto in campionato messa in campo fu Marietti; Milinovich II, Greiner; Muzul, Ossoinak, Varglien I; Giacchetti II, Spadavecchia, Mihalich, Tarlao, Negrich I.

[19] La formazione che conquistò la prima vittoria fu Milavez; Pillepich, Milinovich Il; Milinovich IlI, Ossoinak, Varglien I; Negrich I, Tarlao, Serdoz, Spadavecchia, Mihalich,

[20] Fu sostanzialmente istituita come trofeo di consolazione per le squadre di Prima Divisione che non si classificarono al primo posto, suddivise in tre gironi iniziali a cui seguì quello finale: https://it.wikipedia.org/wiki/Coppa_Federale_1927-1928

[21] Ci fu una retrocessione nel 1937/38 ma l’anno successivo risalì immediatamente in A.

[22] Coppa Grasshoppers, Coppa Mitropa.

[23] La FIGC considera la Fiorentina al 6º posto nella graduatoria della tradizione sportiva fra i club affiliati; inoltre occupa la 5ª posizione nella classifica perpetua della Serie A.

[24] Per un maggiore approfondimento sul Grion e sul calcio polesano si rimanda al libro di Elvino Tomasini, “I nerostellati del Grion di Pola”, Umberto Nicoli editore, Parma 1980.

[25] Nel 1937 approda in Serie C un’ altra squadra giuliana, l’Ampelea di Isola d’Istria, che vi rimarrà per tutti i campionati successivi fino allo scioglimento dopo l’occupazione jugoslava ed il conseguente cambio di sovranità politica al pari delle altre squadre: per una trattazione più dettagliata v. Luca Dibenedetto, “La favola dell’Ampelea”, Tecno Media Reference, 2007.

[26] In tutte le stagioni disputate, la stragrande maggioranza dei calciatori della Fiumana era autoctona o dei dintorni, al massimo qualche altro proveniente comunque dalla Venezia Giulia; solo negli ultimi anni ci fu qualche “regnicolo” in più, pur continuando a rimanere un’esigua minoranza.

[27] Rete di Michelini al 69′ per i liguri.

[28] Giovanni Maras è stato il calciatore col maggiore numero di presenze (229) della Fiumana militandovi per 11 stagioni consecutive dal 1932/33 al 1942/43, anno in cui poi entrò a fare parte della resistenza e morì in montagna il 31 ottobre 1943 in circostanze mai chiarite.

[29] Invece le squadre di Zara non riuscirono ad arrivare nelle serie superiori: l’ultima società esistente, l’A.C. Dalmazia, negli anni Trenta disputò dapprima la Seconda Divisione regionale delle Marche e successivamente La Prima Divisione aggregata alle squadre marchigiane ed abruzzesi sfiorando la promozione in Serie C nel  1939/40 senza nemmeno terminare il campionato: dovette ritirarsi infatti ritirarsi alla 20° giornata quando era in testa alla classifica per motivi bellici senza più disputare successivamente alcun campionato e poi sparire come le altre squadre della Venezia Giulia: https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_Calcio_Dalmazia.

[30] Rimase invece Sergio Legan, anche lui classe 1926, che divenne una bandiera della nuova squadra quarnerina disputando circa cinquecento partite in dieci campionati.

[31] L’iniziativa fu pubblicizzata anche attraverso la creazione di un apposito sito internet strutturato come un blog: http://fiumana.myblog.it/archive/2008/11/24/il-progetto-di-rifondare-l-unione-sportiva-fiumana-a-torino.html

[32] Maggiori approfondimenti in https://web.archive.org/web/20120405120012/http://www.anvgd.it/triangolare/#

[33] Perfino da paesi molto lontani come Canada ed Argentina!

 

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