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Il 1918 rivive a Trieste in 5 mostre (Il Piccolo 25 ott)

di PIETRO SPIRITO

TRIESTE Cinque mostre, cinque percorsi espositivi che comprendono incontri, dibattiti, film, spettacoli, documentari per una «rievocazione seria, scientificamente e storicamente meditata» dei novant’anni della fine della Prima guerra mondiale.

Così l’assessorato alla Cultura del Comune di Trieste si appresta a celebrare la «prima redenzione», la storica svolta che consegnò Trieste dall’Impero asburgico all’Italia dopo una guerra devastante che infiammò tutto il mondo ridisegnando la mappa del globo. Sono passati novant’anni da quel 4 novembre 1918, data che segna uno dei grandi spartiacque della Storia, e la distanza è sufficiente per un approccio istituzionale non più commemorativo ma teso a una comprensione a tutto campo di una realtà complessa, dolorosa, che va osservata in un contesto il più ampio possibile e non all’ombra del campanile. «Rievocare Trieste e il novantesimo della vittoria italiana alla fine del primo conflitto mondiale – spiega l’assessore alla Cultura Massimo Greco – ha comportato un sforzo progettuale notevole per evitare di cadere nel già visto, per evitare ogni tonalità cocardier». Niente fanfare e coccarde, dunque, «ma un approfondimento dello studio, della ricerca, «senza prevenzioni e in libertà», certo mantenendo il carattere della festa, ma con l’intenzione di comprendere «i nuovi scenari di criticità istituzionale, politica, sociale, che si aprirono dopo il primo conflitto mondiale, in un’Europa dove Trieste fu drammatico sismografo delle vicissitudini continentali». Ecco allora un’esplorazione ad ampio raggio proposta al pubblico tra archivi, grande storia e quotidianità, geografia, economia, arte, letteratura, cinema. Il tutto attingendo in massima parte al patrimonio museale e storiografico cittadino, con il coinvolgimento diretto di associazioni private e di esperti, «in uno sforzo organizzativo – interviene il direttore dell’Area cultura e Civici musei di storia ed arte Adriano Dugulin – che siamo certi farà conoscere aspetti anche inediti della storia triestina e porterà alla ribalta testimonianze significative, e forse poco conosciute, delle preziose raccolte dei civici musei».

Cinque rassegna, dunque – una delle quali suddivisa in sei sezioni -, che prendono avvio con l’inaugurazione, mercoledì 29 ottobre alle 18, a Palazzo Gopcevich, della mostra «Il tesoro riscoperto. Una preziosa eredità austriaca nell’Archivio di Stato di Trieste». È un’esposizione del tutto originale: si tratta di parte dei tremila oggetti preziosi consegnati a partire dal 1700 al Tribunale di Trieste come depositi giudiziali e mai reclamati dai proprietari -, poi trasferiti dal governo austriaco a quello italiano. Un vero e proprio tesoro segreto rimasto intatto che offre uno spaccato sorprendente della società triestina nel momento in cui la città evolve da periferia dell’Impero austroungarico a porto commeriale di primaria importanza: i suoi gioielli – restaurati e studiati da Roberto Borghesi e Giulia Bernardi – commissionati e indossati dal popolo e dai ceti borghesi, testimoniano nuove ricchezze, mentre lo studio dei marchi, dei punzoni e delle leggi vigenti all’epoca hanno permesso in alcuni casi di risalire alle botteghe orafe e regionali (aperta fino al 25 gennaio 2009, tutti i giorni 9-19).

Il viaggio nella memoria storica prosegue giovedì 30 ottobre con l’inaugurazione, alle 11 al Museo Postale e telegrafico della Mitteleuropa, della mostra «La posta degli irredenti. Documenti dei volontari giuliani e dalmati» (fino all’11 gennaio, da lunedì a sabato 9-13, domenica 10-12). In esposizione – a cura di Chiara Simon – lettere dal fronte, cartoline, ritagli di giornale che ricompongono il mosaico di voci dei 1047 volontari triestini (2107 da tutte le terre giuliane, dalmate e fiumane) partiti per il fronte, tra il 1915 e il 1918, per combattere nelle fila dell’esercito italiano (dove tra l’altro venivano spesso guardati con sospetto dai commilitoni). Una sezione della mostra è dedicata alle cartoline del 1918 che inneggiano alla Trieste liberata, mentre un’altra propone la ricostruzione di un ufficio postale da campo.

Le giornate di fine ottobre e inizio novembre del 1918, con l’ entusiasmo popolare per il passaggio di Trieste all’Italia, sono documentate dal corpus di immagini fotografiche esposto a Palazzo Costanzi nella mostra «Trieste liberata. La cronaca nelle immagini della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte», che si inaugura giovedì 30 ottobre alle 18 (fino al 14 dicembre, tutti i giorni 10-13 e 17-20). La mostra – a cura di Francesco Fait e Claudia Morgan con la collaborazione di Adriana Casertano ed Elisa Vecchione – espone le immagini di fotografi come i fratelli Avanzo, Umberto Morterra, Arnaldo Polacco, Giuseppe Furlani, ed è una fotocronaca esaustiva degli avvenimenti cittadini fra il 30 ottobre 1918 e il 20 marzo 1921.

Il viaggio nella storia continua con l’apertura, il 1 novembre, dell’esposizione «Eroi in divisa. Uniformi dalle collezioni civiche» (fino all’11 gennaio, da martedì a domenica 9-13), allestita a cura di Antonella Cosenzi e Mauro Depetroni nel Civico Museo del Risorgimento, dove vengono esposte per la prima volta otto divise del Regio Esercito Italiano. Lo stesso museo, nel suo allestimento permanente, propone un itinerario per la comprensione dell’irredentismo giuliano, dai moti del 1848 alla prima guerra mondiale.

Infine, ma non ultima e anzi fulcro di tutte le manifestazioni, la grande nostra suddivisa in sei sezioni che si inaugura venerdì 31 ottobre, alle 18, nel Salone degli Incanti (ex Pescheria centrale), dal titolo «Trieste 1918. La prima redenzione novant’anni dopo» (fino all’11 gennaio, tutti i giorni 10-20), allestita con la collaborazione di un nutrito gruppo di assocazioni: Associazione Zenobi, il Centro regionale studi di storia militare antica e moderna, Twilight Comics, Il Ramo d’Oro editore, Sentieri di Pace.

La prima sezione, «Mostrare la guerra. reperti bellici da collezioni pubbliche e private», espone reperti bellici appartenuti all’esercito italiano e a quello austriaco. Una carrozza della sanità di guerra, due cannoni, una bombarda austriaca , uno scudo da trincea più altre armi e oggetti della vita quotidiana in trincea introdurranno il visitatore al percorso espositivo, che prosegue attraverso la seconda sezione, «Fumetti in trincea. Strisce di storia», dedicata alla rappresentazione della Grande Guerra di fumettisti italiani sulle orme dei grandi maestri Pratt e Micheluzzi, con alcuni lavori inediti. La terza sezione «Scrittori inquieti. Letterati giuliani al fronte», espone prime edizioni, diari, lettere, manoscritti e oggetti personali utilizzati in guerra di alcuni letterati giuliani come Giani e Carlo Stuparich, Scipio Slataper, Giulio Camber Barni, Enrico Elia e Umberto Saba, inseriti nel più vasto contesto storico-letterario del primo Novecento. Ancora, nella quarta sezione, ci saranno più di cento immagini scattate sul fronte russo, rumeno e italiano da Michele Chiachich, ufficiale di cavalleria dell’esercito austro-ungarico, per una rassegna dal titolo «Costruire per distruggere. Le fotografie di un pioniere austro-ungarico». La quinta sezione si occupa invece de «La città in guerra. Vita quotidiana a Trieste», con i diversi aspetti della vita civile, economica e culturale della città durante il primo conflitto fino ad attraversare, come ideale conclusione del percorso, «I sentieri della memoria. Luoghi di combattimento e sepoltura», con una passeggiata virtuale sull’altopiano carsico, camminando tra croci, lapidi, plastici e riproduzioni fotografiche.

Ma il cuore delle manifestazioni organizzate dall’assessorato alla Cultura è rappresentato dalla rassegna di incontri e conferenze che dal 5 al 15 dicembre si terranno, ogni giorno alle 17.45, nell’auditorium del Salone degli Incanti. Un vero esercito di storici, studiosi, esperti di tutta Italia – da Giuseppe Parlato a Ester Capuzzo, da Lucio Fabi a Francesco De Nicola, da Elvio Guagnini a Franco Giraldi – tratteranno i molteplici aspetti di «Come l’Europa cambiò volto. Le molte facce di una stessa Storia». In più, organizzata dalla Cappella Underground, dal 17 novembre all’11 dicembre, dalle 17.45, una rassegna di film d’autore e rarità cinematografiche, («E il cinema prese il fucile. La Grande Guerra vista dai grandi registi»), da «Cuori nel mondo» di David Wark Griffith, agli «Anni spezzati» di Peter Weir a, ovviamente, «la Grande Guerra» di Monicelli. Il catalogo delle mostre e delle manifestazioni – tutte a ingresso gratuito – sarà pubblicato da Silvana Editoriale.

 

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