I leopardi dalmati hanno conquistato Bellaria (Slobodna Dalmacija 04 ott)

Traduzione di un articolo di Senol Selimovic.

 

Sguardo sul 55° congresso nazionale degli esuli italiani.

 

I leopardi dalmati hanno conquistato Bellaria.

 

Gli esuli Dalmati, cogli azzurri fazzoletti intorno al collo, sui quali risaltano tre teste di leopardo, simbolo della Dalmazia, hanno rappresentato, lo scorso week-end, l’avvenimento principale nella cittadina turistica di Bellaria. Che ha dato loro il benvenuto con affissioni appositamente allestite.

Nel novembre 1944, durante un meeting a Zara, città ridotta in macerie, che bombardieri anglo-americani rasero al suolo, Vladimir Nazor proferì parole che migliaia di esuli italiani avrebbero ricordato con amarezza, per decenni:“Spazzeremo dal nostro suolo le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo delloblio”.

A 64 anni dal vittorioso proclama, più esattamente alla fine della scorsa settimana, nella cittadina italiana di Bellaria, gli esuli dalmati hanno conferito il premio “Niccolò Tommaseo” ad un celebre giornalista italiano del “Corriere della Sera”, Dario Fertilio, la cui nonna fu cugina di Vladimir Nazor, scrittore jugoslavo e personaggio di spicco del movimento partigiano.

Uno dei più noti Dalmati, il creatore di moda Ottavio Missoni, in veste simbolica di sindaco onorario del “Libero Comune di Zara in esilio”, ha assegnato a questo giornalista, originario dell’isola di Brazza, l’onorificenza massima dell’“Associzione Dalmati Italiani nel Mondo”.

Alla testa dell’Associazione, oggidì, sta (mandato 2006 – 2011) il successore di Missoni, Franco Luxardo, discendente della nota famiglia di produttori di maraschino, che lasciò Zara nel corso dell’esodo del 1943-1944. Nella loro confiscata proprietà immobiliare è stata continuata la produzione di succhi di frutta e di liquori, col marchio odierno di “Maraska”.

Franco non nasconde la soddisfazione per gli echi che la Dalmazia, quest’anno, ha avuto nell’opinione pubblica italiana. Della Dalmazia si parla e si scrive sempre più, egli asserisce, ritenendo che a ciò abbia contribuito anche l’attività pluriennale dell’Associazione che presiede. Parole confortate, lo scorso sabato, dalla ricca serie di libri, in mostra al Palazzo del Turismo di Bellaria: addirittura 59 nuovi titoli dedicati alla Dalmazia, che hanno visto la luce nell’anno trascorso.

Tra essi, particolare attenzione ha avuto il volume di Luciano Monzali “ Antonio Tacconi e la comunità italiana di Spalato”, testimonianza della visione italiana della storia di questa città, dai tempi della Monarchia Asburgica all’istituzione della Jugoslavia comunista. Il governo della quale, ha rilevato l’autore, considerò Tacconi alla stregua di nemico numero uno.

Mutamento delle circostanze.

L’Associazione dei Dalmati Italiani, che ha organizzato il 55 raduno degli esuli del dopoguerra, fu fondata nel 1953 e, ritenuto che il regime comunista della Jugoslavia del dopoguerra fu origine del loro esodo, venne denominata simbolicamente “ Libero Comune di Zara in esilio”.

Questo “Comune” ha un sindaco, una giunta esecutiva composta da dodici elementi ed un consiglio comunale composto da 60 persone.Col mutamento delle situazioni geopolitiche in Europa e mercé un sempre più deciso avvicinamento della Croazia all’Unione Europea, la denominazione originaria è passata sempre più in secondo piano, lasciando spazio a quella di “Associazione dei Dalmati Italiani nel mondo”.

Gli esuli Dalmati, coi loro azzurri fazzoletti intorno al collo, sui quali risaltano tre teste di leopardo, simbolo della Dalmazia, hanno rappresentato, lo scorso week-end, l’avvenimento principale della turistica cittadina di Bellaria. Che ha dato loro il benvenuto con affissioni appositamente allestite.

Agli esuli dalmati, provenienti da varie città d’Italia, si sono associati anche i rappresentanti delle comunità italiane di Zara, Spalato, Cattaro.

I giornalisti Dario Fertilio, Sergio Rotondo e Silvio Forza, direttore de “La Voce del Popolo”, quotidiano della minoranza italiana , hanno discusso nel pomeriggio, nell’auditorio affollato del Palazzo del Turismo, sul tema “ Il futuro della cultura dalmata nelle due sponde dell’Adriatico”. L’ex senatore Lucio Toth, presidente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, ha parlato delle prospettive della Dalmazia, dell’Italia e dell’Europa dell’Est.

Tema tabù

Il destino dei profughi italiani dell’Istria, Fiume, Quarnero, Dalmazia, ha rappresentato per decenni un tema tabù della politica jugoslava.

L’esodo che, stando ad alcune valutazioni, riguardò da 250 a 300 mila persone, cambiò drasticamente la composizione etnica della sponda orientale dell’Adriatico e, quindi, appare logico che la storiografia ufficiale jugoslava abbia taciuto.

L’Associazione dei Dalmati Italiani ha il merito di essere indubbiamente l’organizzazione che, trascorsi sei decenni dalla fine del conflitto, è riuscita a strappare all’oblio uno dei più tristi episodi della storia italiana.

Oggigiorno in Italia non c’è forza politica, praticamente, che disconosca l’esodo e le foibe, emblemi della resa dei conti di partigiani e comunisti con la popolazione italiana, nei territori appartenenti all’odierna Croazia e Slovenia.

L’attuale Presidente Italiano, Giorgio Napoletano, che combatté nelle file degli antifascisti, rende gli onori, nel febbraio d’ogni anno, ai suoi connazionali, vittime dei delitti partigiani. Nonostante il difficile e drammatico passato di queste contrade, al raduno degli esuli di Bellaria si sono potuti sentire messaggi di pace, di tolleranza e di convivenza nell’ambito della futura famiglia europea, alla quale, essi sperano, la Croazia accederà quanto prima.

Infine, non è forse l’assegnazione del premio “Tommaseo” al nipote della cugina di Nazor chiaro segno di rappacificazione e comprensione, volte a superare traumi e conflitti storici?