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Gorizia: le tragedie del passato vanno riconosciute

Un richiamo forte, esplicito, contro ogni forma di negazionismo, per ribadire ancora una volta che soltanto il riconoscimento delle tragedie del passato può aprire la strada a un futuro autenticamente comune nella nuova Europa. Questo l’accorato messaggio di Rodolfo Ziberna, presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, alla cerimonia del 10 Febbraio svoltasi a Gorizia, nella cornice dell’auditorium di via Roma, che rientrava nel calendario di iniziative preparato per l’occasione. Un lungo intervento, quello di Ziberna, che ha voluto spaziare dalle testimonianze degli esuli alle critiche verso chi – tutt’oggi –, non intende riconoscere il dramma vissuto dai 350 mila italiani costretti a lasciare le proprie terre per poter continuare a essere e a sentirsi italiani e dalle vittime delle deportazioni nell’ex Jugoslavia che trovarono invece una morte atroce nelle foibe.
“Non è ammissibile – ha affermato Ziberna –, che chi vuole entrare nell’Unione europea non voglia ancora riconoscere che quella subita dagli italiani giuliani e istriano-dalmati fu una forma di pulizia etnica”.

Riconoscere le violenze

L’accorato “no” al negazionismo espresso da Ziberna si è esteso naturalmente anche al contesto italiano: “Così come nessuno può permettersi di non riconoscere le violenze del fascismo – il concetto delineato dal presidente dell’Anvgd –, non sono più tollerabili coloro che giustificano le foibe sulla base di quelle violenze. Per anni le foibe e l’esodo sono stati usati come una bandiera dalla destra e considerate un tabù dalla sinistra. Adesso speriamo che l’istituzione votata in Parlamento da centrodestra e centrosinistra del Giorno del Ricordo possa far segnare un effettivo superamento”.
Tornando all’esodo, Ziberna, che ha aperto il proprio intervento leggendo una commovente testimonianza di Guido Miglia datata 10 febbraio 1947, ha anche ricordato l’accoglienza spesso tutt’altro che benevola ricevuta dagli esuli: “Certa Italia li accettò malvolentieri, li considerava fascisti perché volevano fuggire dal paradiso comunista”.
Drammi tuttora misconosciuti e ignorati anche in buona parte d’Italia e la cui memoria invece continua a essere viva a Gorizia, perpetuata dai familiari delle vittime delle deportazioni, dagli esuli, dai parenti degli esuli, ma anche dai goriziani che pure non provarono sulla pelle propria o dei propri cari quelle tragedie, ma che da sessant’anni condividono la consapevolezza di quanto avvenne allora.

Superare i rancori

È arrivato il momento di mettere da parte tutti i rancori, ma i familiari dei deportati chiedono di sapere dove si trovano i resti dei propri cari. La speranza di entrare in possesso della documentazione necessaria ad avere qualche indicazione utile in più è stata manifestata da Clara Morassi Stanta, presidente del comitato dei familiari dei deportati goriziani, in occasione della deposizione di corone e omaggi floreali al lapidario del parco della Rimembranza. La presidente del comitato ha espresso poi l’auspicio che la tanto attesa documentazione possa essere fornita, ribadendo la volontà di non arrendersi: “Continuiamo a fare la nostra richiesta, sempre con garbo. Finché saremo vivi non dimenticheremo, ma non serbiamo rancore, perché quello che è stato è stato, e ogni parte del mondo ha i suoi motivi di sofferenza. Ora vogliamo pace, ma un gesto di amicizia ce lo meritiamo. In fondo – sottolinea la Stanta – chiediamo così poco, ovvero una tomba per i nostri morti, per portarvi un fiore o pronunciare una preghiera”.

La deposizione delle corone

Oltre a numerosi cittadini, alla cerimonia sono intervenute le autorità civili e militari di Gorizia, tra cui il sindaco, Ettore Romoli, che ha accompagnato Clara Morassi Stanta verso il lapidario, il vicesindaco, Fabio Gentile, il consigliere regionale Gaetano Valenti, il presidente del consiglio provinciale, Alessandro Fabbro, e l’ex primo cittadino, Vittorio Brancati.
A seguire, un altro omaggio floreale è stato portato in Questura, precisamente alla targa dedicata ai deportati della Polizia. Per iniziativa del Comune e dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, altre corone sono state deposte alla statua bronzea di Cesare Augusto collocata in largo Martiri delle foibe, all’incrocio tra via Roma e via Marconi.
Rimandando ogni spunto di riflessione al successivo incontro ospitato dal vicino auditorium della cultura friulana, il presidente provinciale dell’Anvgd ha brevemente ricordato la storia del monumento: “Il Giorno del Ricordo è fatto di memoria, ma anche di momenti simbolici, come la deposizione di corone alla statua di Cesare Augusto. Questa fino a sessant’anni fa si trovava a Pola, davanti all’arena, ed è stata portata a Gorizia dagli esuli sulla motonave Toscana”. Anche una rappresentanza del Movimento sociale, guidata dal segretario Sergio Cosma, ha posto una corona ai piedi del manufatto.
Nella seconda parte della manifestazione, alla quale hanno presenziato le maggiori autorità cittadine, dal prefetto De Lorenzo al vicesindaco Gentile, dal comandante della “Pozzuolo” Godio ai rappresentanti delle forze dell’ordine, c’è stato spazio per il concerto del Mitteleuropa ensemble chamber quartet di Mario Fragiacomo con componimenti tradizionali dell’area istroveneta rivisitate in un’ottica jazzistica e con testi poetici.

 

(ngs) su La Voce del Popolo

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