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Giorno del Ricordo: l’Italia non dimentica

L'Italia non dimentica il dramma delle Foibe e dell'Esodo e rende omaggio ai morti delle cavità carsiche e ai 300.000 esuli giuliani, fiumani e dalmati che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, furono costretti a lasciare tutto quello che avevano per fuggire dall'Istria dominata dal maresciallo Tito. Lo ha fatto con più di 200 cerimonie che, oggi, "Giornata del Ricordo", hanno strappato dolori e tragedie dal chiuso della memoria privata, dove erano state relegate per due generazioni, per riportarle nella coscienza del Paese, nella 'Casa degli italiani'', al Quirinale, dove si è svolta la cerimonia ufficiale, e nei luoghi (come la Foiba di Basovizza) che sono il simbolo di quella che il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, ha definito oggi una vera e propria "pulizia etnica". Una tragedia che si è consumata lungo quel confine orientale spazzato via (pochi giorni prima di Natale) dalla nuova Europa e dagli accordi di Schengen e che ora – dopo la caduta delle frontiere, l'omaggio alle vittime, i riconoscimenti morali, la vittoria della verità sulla "congiura del silenzio" – attende "l'ultimo passo per una chiusura definitiva di una stagione fatta di divisioni e diffidenze". Le parole sono del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. Le ha pronunciate oggi, davanti a centinaia di persone, alla Foiba di Basovizza, sul Carso triestino, da dove ha lanciato l'appello allo Stato: "L' Italia – ha detto – paghi gli indennizzi agli esuli. Con le loro case, i loro terreni, le loro proprietà, ha pagato i debiti di guerra. E' ora che risarcisca a questi 300.000 italiani un danno materiale che non può essere compensato dai pur importantissimi riconoscimenti morali degli ultimi anni. E i ritardi – ha concluso Dipiazza – non ammettono ulteriori giustificazioni". Un appello al quale ha fatto eco, dalla cerimonia del Quirinale, il presidente dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Lucio Toth, e che, con il cordoglio, ha percorso le centinaia di cerimonie e manifestazioni svoltesi in tutta Italia. I morti delle Foibe (il loro numero non è stato mai accertato, ma furono migliaia a sparire nelle cavità carsiche a cavallo dell'8 settembre 1943 e alla fine della Guerra) e i dolori degli esuli sono stati ricordati da Aosta a Palermo, da Trento a Bari, da Genova a Venezia, da Udine a Gorizia e a Pordenone, e in decine di altri centri, piccoli e grandi. A Roma, il sindaco Walter Veltroni e il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, hanno inaugurato un monumento di bronzo di Piero Mannino (raffigura tre volti stilizzati e si trova nel piazza delle vittime delle Foibe istriane). A Milano è stato intitolato alla città di Fiume un tratto di strada dei Bastioni di Porta Venezia; a Napoli un grande tricolore luminoso ha ricoperto tutta la facciata principale della sede della Provincia, mentre convegni (come quello conclusosi oggi ad Ascoli Piceno per iniziativa del Consiglio Regionale delle Marche), mostre (oggi ne è stata inaugurata una permanente alla Foiba di Basovizza), dibattiti e incontri hanno sottolineato le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Dimostriamo nei fatti – ha detto il capo dello Stato – che quegli italiani che oggi onoriamo non sono dimenticati; che il dolore di tanti non è stato sprecato", che la lezione della Storia è stata imparata e che "vogliamo contribuire allo sviluppo dei rapporti di piena comprensione reciproca e di feconda collaborazione con Paesi e popoli che hanno raggiunto e tendono a raggiungere la grande famiglia dell'Unione Europea".

 

fonte Ansa

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