Galan: così ho comprato casa a Rovigno (Il Piccolo 12 dic)

di ROBERTA GIANI

TRIESTE «La mia casa a Rovigno? Oggi mi sento più ricco del 40 per cento». Un sogno non ha prezzo, nemmeno se sei grande grosso e potente, fai il presidente del Veneto e non esiti a mandare a quel Paese chiunque ti dia fastidio. Ma quante volte un sogno si trasforma, otto o nove anni dopo che l’hai realizzato, in un affare? Uno dei «più grandi» della tua vita? Giancarlo Galan ci pensa su un secondo, non di più, poi scoppia in una risata: la decisione della Croazia di aprire incondizionatamente il mercato immobiliare agli stranieri lo fa doppiamente felice. Come politico. E come proprietario di un appartamento su due piani, nel cuore della «capitale» dell’Istria, acquistato quando non era facile.

Presidente, quando ha comprato casa a Rovigno?

Nel 2000, se non ricordo male, o forse era il 1999.

Perché?

Era il sogno della mia gioventù. Mio padre portava me e mio fratello a pescare «riboni» a Rovigno sin da quando avevamo otto o nove anni.

Suo padre aveva origini istriane?

No, spagnole. Andavamo a Rovigno perché il posto era bello. E io ho sempre detto che mi sarei preso una casa se solo ne avessi avuto la possibilità.

L’ha fatto «solo» otto o nove anni fa. Perché?

Avevo finalmente i soldi. E ho trovato la casa che cercavo.

L’ha trovata subito?

No, ci ho messo un po’. Due o tre anni prima di comprarla sono andato a cercarla insieme a Ivan Jakovcic. Non abbiamo combinato nulla: il presidente dell’Istria, carissimo amico, non vale granché come immobiliarista.

E poi cos’è successo?

Un colpo di fortuna. Maurizio Kresina, un immobiliarista onesto che poi è diventato mio amico, mi ha segnalato un appartamento in una casa sul mare. Era messo malissimo, ma in posizione splendida. L’ho acquistato e ristrutturato per benino recuperando tutto quello che era possibile: scale, tavole di legno, e così via.

È un appartamento grande? In una casa storica?

È un appartamento su due piani. Dicono che la casa in cui si trova, risalente alla fine del Settecento, sia appartenuta alla famiglia Balbi, la stessa del Palazzo della Regione, a Venezia.

Un segno del destino. C’è pure la bandiera veneta?

No, quella ce l’ho io, in casa. Ma non la espongo: sarebbe irrispettoso. Mi limito a sventolarla quando i miei amici arrivano in barca. Così sanno dove mi trovo.

Vengono in tanti a trovarla?

In tanti? Tantissimi. Mi telefonano, quando passano a Rovigno, e si fermano a pranzo.

Politici?

Praticamente nessuno. Almeno d’estate, quando sono in vacanza, non voglio vederli.

Riccardo Illy, però, l’ha invitato.

Vero, ma non è venuto. Ho invitato anche Roberto Antonione, che invece è venuto, e Renzo Tondo. Ma sono amici.

Come raggiunge Rovigno? In barca?

L’ho fatto spesso, attraversando il mitico Quarnaro, dove non ho mai trovato onde più alte di due centimetri!

Che barca ha?

Una barca da pesca piccola ma velocissima. Un Boston Whaler di 7,5 metri e 500 cavalli vapore: ha 19 anni ma non ho mai cambiato nemmeno una vite. Ora lo tengo nel marina di Rovigno per comodità.

E a Rovigno, adesso, come ci va?

In traghetto. I croati, che hanno attivato il collegamento Rovigno-Venezia, sono stati bravissimi. Sa cosa recita la pubblicità?

No.

«Vieni in Istria e ti portiamo a Venezia». Geniali. E comunque il traghetto Rovigno-Venezia è comodissimo: in due ore mi porta sotto casa.

Ha incontrato difficoltà nell’acquistare l’appartamento?

Devo dire la verità: nessuna. Probabilmente la mia fortuna è stata quella di aver trovato un bravo notaio che ha studiato a Padova, un bravo immobiliarista e un altrettanto bravo commercialista cui mi sono affidato completamente.

Come ha fatto ad acquistare l’appartamento?

Ho creato una società di diritto croato che è mia al 100%.

Problemi?

Nessuno.

E adesso, dopo l’approvazione della legge, che farà? Un passaggio di proprietà?

Andrò dal notaio e seguirò i suoi suggerimenti. Come sempre.

Se la vendesse, ci ricaverebbe un bel gruzzoletto.

Non ci penso proprio. Anche se credo che quella casa sia diventata uno dei più grandi affari della mia vita.

Va spesso a Rovigno?

Molto meno di quello che vorrei. Adesso ci andrò per Natale.

E che fa a Rovigno?

Una cosa bellissima: niente.

Niente?

Non mi risulta che sia mai morto nessuno di niente. E poi, lo ripeto, vengono in tanti a trovarmi.

Si trova bene, insomma, in Croazia.

Da Dio.

Possibile che sia tutto perfetto?

No, due critiche agli amici croati posso farle. Hanno rovinato un po’ troppo le coste puntando su un turismo di basso livello. E scontano ancora un eccesso di «burokracija». Quando esci in barca con un amico, ad esempio, dovresti annotare il suo nome, riempire moduli, portarli alla Capitaneria: un’assurdita. Ne vuole sapere un’altra?

Dica.

Gli elicotteri possono atterrare esclusivamente negli aeroporti. Ma perché, mi chiedo, che senso ha? Suggerisco all’amico Ivo Sanader di cambiare queste leggi.

Intanto ha cambiato quella sulla proprietà immobiliare.

Un’operazione straordinaria. E io so quanto gli è costata politicamente.

Quanto?

Non era mica facile. C’era e probabilmente c’è ancora il timore che arrivino in massa gli italiani e si comprino le case più belle.

Ma Sanader ce l’ha fatta.

L’Unione europea glielo chiedeva, Sanader voleva farlo da tempo, ma doveva superare le resistenze dei suoi. Ci è riuscito, pur avendo ereditato un partito fortemente nazionalista, ed è stato molto bravo. Credo che l’Occidente gli debba qualcosa.

L’ingresso di Zagabria nell’Unione europea è più vicino.

Credo che la Croazia, a questo punto, sia perfettamente in linea con i parametri di Bruxelles. E ne sono felice: ho sempre sostenuto il suo ingresso nell’Unione europea. E ho sempre trovato ridicolo immaginare che la Turchia potesse entrare prima.