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Foibe: storia virtuale (Il Piccolo 12 mar)

LETTERE 

Lo storico Luigi Papo, all'epoca comandante della Milizia a Montona, nel suo Albo d’oro comprensivo di decine di migliaia di caduti e scomparsi italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, elenca i nomi di 312 «infoibati» (pag. 16). Cioè lo stesso numero di «Ecco il conto» scritto dal segretario della Rsi Pavolini su informazione dei Tedeschi «liberatori» dell’Istria. Lo stesso numero di medaglie che l'on. Menia è riuscito ad ottenere in un Parlamento ben disposto e ben disinformato… (quando solo a Basovizza si parla di 2500).

Ora sappiamo che subito oltre l’ex confine c’è un’altra foiba, oltre a quella di Basovizza. Ed esistono ancora i cattivi slavo-comunisti (ancora!) che impediscono agli esuli di onorarli. Nuova guerra fredda in vista?

Dunque sappiamo che a Corgnale (Lokev), nota per lo schinco ed il miele, ci sarebbe la foiba di Golobivnica piena di italiani uccisi durante i terribili 40 giorni, e solo perché italiani. Sono andato a vedere cosa ha scritto Papo: su Golobivnica niente, su Corgnale invece un «numero imprecisato»! Cioè si può dare i numeri come per Basovizza.

Il Papo colloca il periodo degli infoibamenti a Corgnale a dopo l’8 settembre ’43. Mentre, da quel che ha detto Lacota, concorrente di Sardos Albertini, dopo il 1° maggio ’45 sarebbero stati precipitati in quell'abisso un numero imprecisato di «italiani» catturati a Trieste dai «titini».

Ma lo «storico» Papo dopo l’8 settembre ’43 era a Montona a rastrellare partigiani assieme ai tedeschi e non a Corgnale, e Lacota ed Albertini dovevano ancora nascere…

Sul Carso, fino al ’45, malgrado ci sia stata una lunga battaglia fra tedeschi e loro collaboratori e l'Esercito di Liberazione jugoslavo, il Papo cita un numero imprecisato (presunte 100) di vittime ma un totale di 20 esumazioni. L’imprecisione è il suo stile. Dopo la fine della guerra ben 2500 presunte a Basovizza, 1000 presunte a Monrupino, e poche decine qua e là. Il totale delle riesumazioni resta 312, ma le presunte 4430. Sempre troppo poche per parlare di pulizia etnica…

La nuova tesi infatti, post guerra jugoslava, quella della «pulizia etnica», accettata dal Parlamento pressoché unanime, compiuta dai «titini» a spese degli istriani, propagandata anche dall'incredibile sceneggiato tv, avrebbe un nuovo appiglio. Però non è unanimemente accettata dalle stesse organizzazioni di esuli. Infatti, oltre gli storici (ma di cosa s'intrigano gli storici?), anche Sardos Albertini, più attento alle loro osservazioni, si dissocia da questa tesi e corregge: non fu pulizia etnica (i numeri troppo piccoli lo negano) ma politica. Ma tant'è… Sempre di italiani si tratterebbe…

Da quel che risulta dai documenti Ussme (ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito) il nostro esercito di occupazione assistette alla vera pulizia etnica: nell'agosto 1941 a Pago e sul monte Velebit scoprì le voragini usate dagli ustascia come «cimiteri provvisori» (non si chiamavano ancora «foibe»). Dentro ci finirono anche bambini, assieme ai genitori, colpevoli di essere ebrei, rom o serbi (da pag. 210 a 222) di Haron i Sudbine di Ante Zemljar pubblicato a Belgrado nel 1988).

Quella sì che fu pulizia etnica, ma attuata dai nostri alleati e correligionari ustascia. E contro di loro combatterono i famigerati «titini», di tutte le etnie, cui oggi si attribuiscono colpe non loro, forti della scomparsa del comunismo e perciò sicuri di non avere smentite…

Continua la ricostruzione della storia «virtuale» ad uso della destra sempre più scatenata.

Fabio Mosca

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