Foiba condivisa (Voce del Popolo 22 nov)

di Milan Rakovac

Aldo Di Biagio, deputato PdL:

“Nutro profonda fiducia nell’attuale capacità della Croazia di rigenerarsi storicamente e socialmente al di là dei recenti tentativi di offuscamento del Paese tracciati dall’assassinio di due giornalisti a Zagabria che ha gettato la Comunità nello sconcerto, ma che rappresenta un segnale chiaro da parte di alcuni che tentano di scuotere il Paese e dinanzi al quale l’Europa non può arrendersi bensì dimostrare maggiore fermezza e crescente volontà di integrazione. (…)

Ora è il momento di guardare avanti, di creare l’Europa e di renderla sfidante nello scacchiere internazionale e per orientarci in questa prospettiva, È NECESSARIO VELOCIZZARE L’ITER DELL’INTEGRAZIONE DELLA CROAZIA NELL’UE (evidenziato da M.R.), ed in questo l’Italia deve ricoprire un ruolo preponderante, IN QUANTO PARTNER PREFERENZIALE DI ZAGABRIA ED IN QUANTO PAESE AFFINE CULTURALMENTE E STORICAMENTE. (…) (evidenziato da M.R.)…

Livio Morosin, nel 1997, durante un indimenticabile viaggio a Sarajevo mentre passavamo accanto alle locali Hiroshime – delle mini Hiroshime, ma non per questo meno tremende – Kupres, Bugojno, Turbe, Bila e Kiseljak sintetizzo il nocciolo delle questioni istriane sulle quali noi artisti istriani stavamo vivacemente discutendo affermando lapidariamente: TUTTE LE OSSA ISTRIANE IN UNA FOIBA SOLA!

Questa battuta indubbiamente amara esprime tutto l’impatto emotivo con il quale ancora oggi affrontiamo un passato oramai lontano, illustra come continuiamo ad impegnarci per mantenere in sella sul cavallo della storia i miti, le tragedie e le speranze per portarle con noi verso quel “futuro migliore” del quale parlava il Partito comunista per consolarci proponendoci un traguardo soltanto un po’ più “realista” rispetto al “paradiso eterno” che ci offriva la Chiesa.

E per questo motivo ascolto, stentando a credere, gli inviti che Aldo Di Biagio rivolge alle Comunità dell’Adriatico parlando dell’ottima amicizia dei popoli e della “storia condivisa”. Forse è vero che la nostra gente si è stufata di sentir sempre parlare di storia, che soprattutto di questi tempi contraddistinti dalla crisi la storia sia diventata un piatto indigesto. E così (ad esempio a Pola) installiamo con orgoglio le telecamere nelle scuole e assumiamo guardie giurate perché si curino della sicurezza dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. È vero, i bambini e i ragazzi vanno seguiti, ma a mio avviso il punto al quale siamo arrivati ha in sé un qualcosa di grottesco, e mi chiedo che cosa stiano facendo la famiglia, la scuola, la società, la Chiesa… Mi pongo questa domanda perché non riesco a non pensare a quel graffito sul ginnasio di Pola – mi sembra quasi di tornare indietro fino a un passato oramai lontano e non posso credere che a scriverlo sia stata la mano di un bambino o di un ragazzo. E poi i recenti graffiti anticroati a Parenzo…

Questi messaggi, relativi alla storia comune, e i graffiti razzisti (simili a quelli che si possono vedere anche sui muri e sulle facciate del territorio triestino – dunque fraternità nel razzismo!) esprimono in modo chiarissimo lo scontro di due tendenze. In verità, dalla nostra parte ogni volta che si avvicina un appuntamento elettorale (questa volta vanno di scena le elezioni locali) spuntano puntualissimi i graffiti contro gli Italiani e gli autonomisti. E non soltanto i graffiti. A Zagabria in questi giorni si può nuovamente sentire una barzelletta basata su gioco di allusioni tra l’alfabeto cirillico e la targa automobilistica di Pola, dove “PU” starebbe per “Repubblica Istriana”.

È palese che non possiamo limitarci a scrollare il capo e a sorridere con superiorità, recependo il suggerimento di taluni riferito alle scene che si possono vedere negli stadi. Dovremmo forse limitarci a sorridere mentre migliaia di persone gridano slogan che richiamano alla mente stati marionetta e “si stancheranno e la smetteranno”!!! Non credo proprio!

Non lo credo perché non si tratta di un’espressione folkloristica con la quale si dà legittimamente voce a una protesta nei confronti di un qualcosa –, la squadra avversaria, il potere, le nostre frustrazioni… Questo modo di fare, questo nuovo criptofascismo è un fenomeno sociale, una tendenza o se volete una risposta all’impotente ideologia liberale che non offre risposte alle sfide nelle quali ci imbattiamo. E poi arrivano i fascisti (croati, italiani, gli squadristi o i parlamentari – tutto fa brodo nero!), che propongono in un baleno le soluzioni – fora i Romeni, uccidi, uccidi il Serbo a Zagabria, e a Belgrado uccidi, uccidi l’ustascia, ma per loro tutti i Croati sono degli ustascia.

Certo, l’Istria e Pola sanno benissimo che cos’è il fascismo e conoscono altrettanto bene il vero significato della società umanista. A Pola è già da cinque anni che viene organizzato l’Antifa Fest, il festival dell’antifascismo, una manifestazione che raccoglie i giovani e alla quale quest’anno hanno preso parte anche i giovani antifascisti di Zagabria e di Zrenjanin. È in occasioni di questo tipo che si devono riunire quelli che condividono lo stesso pensiero. È così che si mantiene e che si salvaguarda la democrazia, quella democrazia che ora deve fare i conti con partiti colpiti dalla sindrome del camaleonte.

Ma, forse, il messaggio del deputato italiano è ancor più importante per noi dell’Adriatico. Lui esprime una verità storica: l’Italia e la Croazia sono “condannate” all’amicizia, a quell’amicizia che lega due buoni vicini e, dunque, anche una nuova retorica politica è importante, perché da questa non può scaturire altro se non un’amicizia tra vicini sul MARE NOSTRUM (de tutti noi).