Fiume: ristrutturazione per le fortificazioni italiane (Il Piccolo 15 ago)

FIUME Primi passi nell’ambito dell’opera di risanamento e valorizzazione delle fortificazioni italiane costruite prima del secondo conflitto mondiale sull’altura Santa Caterina a Fiume. La zona, compresa all’interno del Vallo alpino orientale, un tempo segnava il confine tra Italia e Jugoslavia.

La comunità rionale di Brascine-Pulaz, nel cui territorio si trova questo splendido esempio di archeologia militare, ha ricevuto di recente la somma di 30mila kune (circa 4.150 euro) stanziata dall’Assoturismo di Fiume quale aiuto per la realizzazione del progetto di valorizzazione delle strutture difensive italiane. Il presidente della comunità d’abitato, Josip Rupcic, ha sottolineato l’importanza della donazione, che servirà però a compiere solo i primi interventi. «Il denaro – ha detto – ci aiuterà a estirpare la vegetazione che ha coperto i vari percorsi, a rimuovere l’immondizia e il pietrame dai bunker e dai tunnel, a chiudere gli ingressi ritenuti pericolosi e a sostituire i 47 tombini della fognatura e dei canali di scolo dell’acqua piovana, fattori a rischio per la salute dei futuri visitatori. Purtroppo, debbo rilevare che l’amministrazione cittadina fiumana non è interessata a riportare questo complesso difensivo agli antichi splendori, struttura che potrebbe in futuro attirare numerosi turisti. L’intenzione è quella di far sorgere un grande parco della rimembranza, che andrebbe lungo il tracciato Santa Caterina -monte Bathyany-monte Lesco. Tuttavia, sono necessari i mezzi delle casse comunali e, finora, non abbiamo ottenuto risposte concrete da parte delle autorità».

Tre anni e mezzo fa, la Comunità di Brascine-Pulaz diede vita a una commissione, affidandole il compito di approntare un progetto di valorizzazione di questo capolavoro dell’edilizia militare. Dopo numerose promesse da parte delle competenti istituzioni, l’iniziativa si è però arenata e solo la Comunità turistica di Fiume ha dimostrato la sensibilità necessaria. «Eppure si tratterebbe di un complesso memoriale di grande valore – parole di Rupcic – dislocato in una bellissima area verde, a soli 4 chilometri dal Corso, il cuore di Fiume. Una zona molto frequentata da pellegrini, sportivi, alpinisti e gitanti, che purtroppo non hanno l’opportunità di sapere qualcosa di più su questo segmento del Vallo alpino».

Ad aderire al progetto è stato il Corpo ufficiali fiumano delle Forze armate che, tra i suoi compiti, ha anche la tutela delle ex linee di difesa. Il suo presidente, Rajko Samueli Kacic, ha ricordato che le postazioni sul monte Santa Caterina, edificate dagli italiani negli anni ’30 del secolo scorso, servivano per l’utilizzo di cannoni e mitragliatrici e che erano collegate da gallerie sotterranee profonde fino a 14 metri. «Dominavano il golfo del Quarnero – ha precisato – e, in pratica, non furono mai conquistate. Nella battaglia per Fiume perirono circa 4mila partigiani jugoslavi e le forze di Tito dovettero stare alla larga dalle fortificazioni, riuscendo a entrarvi solo dopo la ritirata dei tedeschi». All’interno si possono ancora notare le scritte dei soldati italiani di 65 anni fa.

Andrea Marsanich