Fiume: la raffineria si sposta a Buccari (Il Piccolo 17 set)

FIUME Tempo circa un mese e la vecchia Romsa (Raffineria Oli Minerali Società Anonima) passerà definitivamente alla storia. Il processo di dismissione dello stabilimento – che più di un secolo fa fu uno dei principali nel continente e scrisse una pagina tra le più importanti nell’industrializzazione del capoluogo quarnerino – è cominciato a fine agosto ma solo ieri si è avuta conferma che i suoi reparti più inquinanti sono stati spenti o sono in procinto di esserlo.

A cessare l’attività è stato quello della distillazione-vacuum (cracking termico) e quello per la produzione di bitume. Ossia i due impianti che da decenni costituivano la croce – e in nessun caso la delizia – di tutti gli abitanti che risiedono nel rione di Mlaka e in quelli più a monte, anche se non di rado le esalazioni si propagavano in tutta l’area urbana. Dall’area di Mlaka i due reparti verranno trasferiti entro il recinto della Raffineria della Ina (la compagnia petrolifera croata) in località Urinj, pochi chilometri più a Est della città, nelle vicinanze di Buccari. Dove, a scaglioni e a cominciare dal primo ottobre, dovrà trasferirsi anche la metà dei circa 400 addetti fin qui occupati nello stabilimento dismesso. In Mlaka continuerà per ora la sua attività solo il reparto preposto alla miscellazione (blending) degli oli lubrificanti, il cui futuro appare tuttavia incerto e soprattutto non legato al luogo di nascita della vecchia raffineria. Al massimo nell’arco di 2-3 anni anche quest’ultimo residuo della storica Romsa dovrebbe scomparire dall’attuale ubicazione in centrocittà. Dopodichè sarà interessante assistere alla gara per aggiudicarsi un tratto di area costiera – adiacente al già dismesso e altrettanto storico Silurificio (Torpedo) – situata per gran parte in regime di demanio marittimo e che sicuramente fa già gola a molti.

In primo luogo, pare, all’attuale partner strategico dell’Ina, ossia l’ungherese Mol (non scevra di partecipazioni russe). Sulla stessa area avanza però le sue buone ragioni pure l’amministrazione cittadina. Per estensione, lo spazio occupato dallo stabilimento di Mlaka è quasi pari a quello del nucleo urbano centrale. Una volta sottoposti a obbligatoria decontaminazione e bonifica, si tratta di terreni in riva al mare che includono anche un piccolo porto-petroli e che si presterebbero a svariate destinazioni, non ultima l’edilizia residenziale. A detta dei residenti nel rione di Mlaka, gli effetti dello spegnimento dell’ex Romsa sono già avvertibili in quanto ad abbattimento dei tassi di inquinamento atmosferico. Cessate quasi del tutto le emissioni a base di acido solfidrico, o idrogeno solforato, che costantemente sfioravano e forse superavano i livelli di tolleranza ammorbando pericolosamente tutta la zona. Dalla vicina stazione captometrica le informazioni sul monitoraggio atmosferico davano quasi costan
temente tassi rassicuranti, ossia al disotto dei fatidici 7,0 microgrammi per metro cubo, ma a quanto pare spesso veniva superato anche il livello di guardia fissato in 8,8. Tantochè le reiterate proteste avevano indotto le autorità municipali a minacciare addirittura un intervento drastico, intimando il blocco degli impianti.

Tutto questo ora viene a cessare. Dopo un ciclo di ben 125 anni. La decisione di impiantare una raffineria ai limiti di quello che allora era l’intelaiatura urbana di Fiume risale infatti all’inizio di ottobre 1882, quando – si era in epoca asburgica – l’assemblea dei futuri azionisti si riunì sotto la direzione del marchese Eduardo Pallavicini nella sede della Banca generale di credito magiara al n.7 di via Nador a Budapest. Presenti, fra gli altri, i principali azionisti dell’istituto di credito, tra i quali i rappresentanti della famiglia Rothschild. (f.r.)