15.04.2026 – Era nato a Pola, sotto l’Austria, Antonio Delise il 10 giugno 1901, anche se il funzionario dell’International Refugee Organization (IRO) presso cui fece domanda di assistenza per l’emigrazione, nel 1949, scrisse così: “Pola, Yugoslavia”. Dal 1937 lavorava a Fiume, che per il suddetto funzionario era: “Rijeka, Yugoslavia”. Delise che, dal 1912 al 1916, studiò al liceo di Fiume poi, fino al 1943, fu “impiegato capo” della ditta Blasich nella città portuale del Golfo del Carnaro. Secondo lo stradario di Fiume realizzato da Massimo Superina il negozio di elettrotecnica Mario Blasich era sito in via Carducci n. 12, con officina elettromeccanica. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Delise fu arruolato a Fiume nella Guardia Nazionale Repubblicana fino al 1945.
La famiglia Delise abitava in via Carducci n. 26, fino al 21 aprile 1945, quando il capofamiglia si spostò in piazza Goldoni 10, a Trieste (“Yug.”, per il funzionario IRO), dove restò fino al novembre 1946, aspettando gli altri componenti del nucleo familiare. Il 23 settembre 1949, una volta ricomposta famiglia, raggiunse il Centro raccolta profughi di Tortona (AL), sotto l’assistenza del Ministero della Postbellica, come tutti gli esuli, o i senzatetto disoccupati. Il 30 agosto del 1948 Delise optò per la cittadinanza italiana presso il Comune di Tortona, ma al momento della domanda all’IRO il suo diritto d’opzione non aveva ancora ottenuto l’approvazione dell’autorità jugoslava.
Si tenga presente che l’IRO era l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati che organizzava le partenze delle navi da Bagnoli, presso Napoli, verso le Americhe e l’Oceania. La presente ricerca si basa sui rari documenti inediti nell’Archivio di Bad Arolsen (Germania), da poco disponibili nel web. La pratica d’emigrazione per il Canada, o l’Australia, di Antonio Delise all’Ufficio IRO di Milano è del giorno 24 settembre 1949. Il richiedente si avvalse dell’assistenza con carta intestata dell’Associazione Nazionale per la Venezia Giulia e Zara (ANVGZ), Comitato Provinciale di Alessandria, perché il Delise alloggiava nel Campo profughi di Tortona. La firma del presidente dell’ANVGZ di Alessandria è: Gianni Kovacich (forse). L’ANVGZ era già trasformata in ANVGD, ma si riciclavano i moduli.

Antonio Delise era figlio del fu Narciso e di Margherita Dazzara. Dal 10 maggio 1926 era sposato con Angela Giovanna Sirola, nata a Fiume nel 1904 sotto l’Austria-Ungheria (il funzionario IRO annotò invece: “Rijeka, Yugoslavia”). La coppia ebbe tre figli: Laura, nata nel 1927 a Fiume, Regno d’Italia. La secondogenita è Lidia, nata nel 1928 sempre a Fiume e poi Luciano, nato nel 1931 nella Fiume italiana. Per il funzionario IRO i tre fratelli Delise nacquero tutti a “Rijeka, Yugoslavia”, come dattiloscrisse puntigliosamente nel modulo.
Tra le ultime righe della richiesta d’aiuto si legge: “Fa domanda per l’assistenza nei campi profughi e il reinsediamento in Australia” (“Applies for camp care and resettlement to Australia”). La voglia di emigrare in Australia o in Canada fu repressa dalla decisione dei responsabili dell’IRO che lo dichiararono “non idoneo” (“ineligible”).
Sia le figlie che il capofamiglia fecero una dichiarazione con questo tono: “Come vecchio anticomunista non avrebbe certamente potuto vivere sotto il regime comunista, che non consente la libertà di parola e la dittatura economica del regime comunista non fa per lui. Lasciò l’occupazione jugoslava e, sapendo che il terrorismo sarebbe scoppiato, si recò a Trieste per evitare l’arresto a causa delle sue idee politiche di opposizione”.
(“As an old anti communist he certainly could not live under the Communist regime, which does not allow freedom of speech and economical dictatorship of the Communist regime is not for him. He went away the Yugoslav occupation and he knew that the terrorism will start and went to Triest to avoid the imprisonment being of the oppositive political ideas”).
Per la cronaca, il funzionario IRO che firmò i documenti di respingimento della domanda, il 1° ottobre 1949, si chiama “S.J. Todorovic”. Era nientemeno che “Supervisore del Centro di assunzione di Milano” (“Supervisor Intake Centre Milan”).
Dopo il rifiuto all’emigrazione estera, ai Delise non restò che tirare avanti nel poco agevole Campo profughi di Tortona. Come riferito dagli operatori dell’Archivio di Stato di Alessandria “Con i trattati di pace stipulati alla fine della Seconda guerra mondiale, la Caserma Passalacqua di corso Alessandria 62 a Tortona (oggi sede del Comune) fu adibita a centro di raccolta profughi per accogliere, in particolare, gli italiani espulsi da Istria, Fiume e Dalmazia. I locali della Caserma furono adattati a luoghi per l’alloggiamento, assicurandovi alcuni sevizi principali come l’asilo infantile, l’ufficio postale, la polizia, la chiesa, uno spaccio per commestibili, una sala ritrovo, magazzini alimentari e l’infermeria. Il Campo fu attivo dal 1946 al 1971”. Nella sua attività il Campo profughi accolse oltre 20 mila esuli.
I profughi della Venezia Giulia furono sistemati presso ex campi di concentramento fascisti (come a Laterina), scuole in disuso, collegi, magazzini (come il Silos di Trieste), vecchie caserme riadattate (come a Tortona e a Udine), antichi monasteri (come il Sant’Orsola di Firenze) e persino in qualche edificio sacro, come il Tempio Ossario a Udine e l’Oratorio barocco dei Vanchetoni a Firenze, cui Susanna Bino ha dedicato un documentato saggio nel 2026.
Fonte: ANVGD Udine
