Eisenbichler riconfermato Presidente della Federazione giuliano-dalmata in Canada

Il prof. Konrad Eisenbichler di Toronto, è stato riconfermato alla carica di Presidente della Federazione giuliano-dalmata del Canada che comprende le sezioni di Toronto, Chatham, Ottawa e Vancouver.
In questo nuovo mandato, per volere dei consiglieri incaricati dai singoli club, la Federazione intende trasformare il suo ruolo rappresentativo in una realtà operativa in modo di essere in grado di coordinare un minimo di attività comune. Per ciò, fondamentale, oltre al necessario coordinamento lasciato alle indubbie capacità individuali dei singoli componenti del Comitato, è stato chiesto – a conclusione delle manifestazioni per i cinquant’anni dall’arrivo degli istriani a Chatham – durante un incontro con Dario Locchi, Presidente dei Giuliani nel Mondo, maggiore attenzione, anche finanziaria, nel recepire le richieste della Federazione.
Per l’Associazione dei Giuliani nel Mondo, che funge da tramite con la regione FVG nei contatti con i corregionali nel mondo, è fondamentale individuare i bisogni delle comunità Oltreoceano per indirizzare con maggior successo ed efficacia la propria attività d’intervento. Per Dario Locchi, un segno della maturità dei Club viene anche dall’entusiasmo e dalla capacità con cui sono riusciti a coinvolgere la società civile di cui fanno parte, nell’iniziativa rappresentata dalla mostra itinerante sull’emigrazione giuliano-dalmata.
Era stata allestita per la prima volta a Trieste nel 2004, a cura dell’Associazione Giuliani nel Mondo, nel cinquantesimo dalla partenza della nave Castel Verde per l’Australia che dava il via all’emigrazione giuliana nel mondo. Nel giro di pochi anni moltissimi triestini ma anche istriani, fiumani e dalmati, quest’ultimi sistemati nei campi profughi del territorio, avevano lasciato Trieste per raggiungere terre lontane. Dopo l’Australia, anche le Americhe ed il Sudafrica aprirono all’immigrazione. La mostra di Trieste, nata per essere itinerante, muta ad ogni nuova esposizione con pannelli creati ad hoc con le immagini delle genti residente nella località in cui si allestisce. Così è stato anche per Chatham.
L’esposizione sta riscuotendo grande successo dappertutto, offrendo alle comunità un modo elegante, immediato, efficace di parlare della propria storia.
“Oggi è più facile – hanno dichiarato Antonio Perini, Dario Zanini, Geni Gallovich, e tutti gli altri partecipanti all’incontro di Chatham – parlare di noi. L’onda lunga del 10 Febbraio riconosciuto in Italia per legge come Giorno del Ricordo, ha raggiunto anche le nostre realtà. Per cui, a livello ufficiale, la nostra storia ha un peso notevole e la nostra presenza, quali soggetti attivi nella crescita della ricchezza del Paese, non è un fatto marginale ma sostanziale della vicenda canadese come tale”.
Una soddisfazione per chi negli anni Cinquanta affrontò con coraggio, ma anche con speranza ed uno spirito di sfida, un viaggio verso l’ignoto per sfuggire alla tristezza dei campi profughi e di sistemazioni provvisorie. Nella mostra tutto questo si coglie facilmente, nei volti della gente, nelle poche valige che potevano portarsi appresso ma nelle espressioni comunque convinte di gente tosta che sapeva di potercela fare.
Oggi vogliono che la gente sappia tutto ciò. Ma vorrebbero poter fare anche di più.
“Vorremmo offrire alla nostra gente e a chi vuole conoscerci da vicino – afferma Dario Zanini – esempi alti della nostra cultura con musica e teatro, arte e letteratura, perché è quello che siamo”.
Nel 2008, il Club giuliano-dalmato di Toronto ricorderà i quarant’anni dalla sua fondazione, avvenuta nel ’68 all’interno di un palazzo storico del centro di Toronto: il Royal York  Hotel. Sarà un’altra occasione di bilancio del ruolo che la comunità ha avuto in quelle terre lontane.
“A Chatham ho notato la presenza di molti giovani – dichiara il prof. Eisenbichler – e lo stesso succede ai nostri incontri. Segno che anche le nuove generazioni sentono la diversa attenzione nei confronti della nostra storia e della nostra realtà. E’ una constatazione che ci consola, significa che forse è possibile immaginare un futuro che potrebbe rivelarsi una bella sorpresa, è quanto spero”.
Che cosa è in grado di fare la regione FVG per i connazionali all’estero? Fondamentali gli stage per i giovani direttamente in regione che sono ormai tradizione e che hanno prodotto un rinnovato interesse dei ragazzi per la dimensione dei genitori e dei nonni, anche quella associativa; la stampa di libri in lingua inglese sulla storia regionale; l’esportazione di cultura Oltreoceano. Molto si è fatto dal punto di vista istituzionale. Importante sarebbe ora procedere con interventi specifici, mirati – così come chiedono i singoli Club che vogliono “essere” per se stessi, per i loro figli, per la società nella quale hanno conquistato spazio e stima.

Rosanna Turcinovich Giuricin su arcipelagoadriatico.it