Difesa Adriatica – giu.08 – Sul bilinguismo a Fiume e in istria non tira aria…

Dare più concretezza al concetto di autoctonia a Fiume e nella regione, questa la proposta di Furio Radin, deputato della Comunità italiana al Parlamento di Zagabria. Il progetto dell’Unione Italiana era stata anticipata alle Amministrazioni cittadine e regionali nel corso della recente visita a Fiume dell’ambasciatore italiano Alessandro Pignatti Morano di Custoza. Ma qual è l’opinione della «maggioranza» croata al riguardo? Il quotidiano “La Voce del Popolo” ha registrato, non senza una qualche difficoltà, sull’edizione del 19 aprile scorso le opinioni di alcuni esponenti della maggioranza, ad iniziare dal sindaco del capoluogo quarnerino, Vojko Obersnel, secondo il quale «nello Statuto della Città, alla minoranza italiana è riconosciuto lo status di etnia autoctona. Ne conviene, che a Fiume, la presenza di cittadini di origine italiana si registra sin da epoche lontane, insomma li possiamo considerare ‘indigeni’. Non ho nulla in contrario ad aprire la questione connessa al bilinguismo».
Obersnel, tuttavia, parlando dell’uso della lingua italiana negli atti pubblici, ha aggiunto che è indispensabile non addossare ai contribuenti spese inutili.
Ancora più tergiversanti le dichiarazioni di Irvin Lukezic, «storico», che si chiede se «il bilinguismo sia effettivamente una priorità della Fiume odierna»; e da qui si lancia in una personale interpretazione dei fatti storici: «bisogna considerare che la lingua è uno strumento che supera i confini della mera comunicazione quotidiana, assumendo connotazioni politiche. Proprio per tale motivo Fiume nel corso del XIX e del XX secolo, invece di essere il palcoscenico di una collaborazione culturale paritetica, si è trasformata in luogo di scontro tra nazionalismi italo-croati. Probabilmente è per questo motivo che l’uso della lingua croata, ovvero di quella italiana è interpretato in modo assai emotivo. Ciò che desidero dire è che il problema della lingua, se non è affrontato con molta cautela, può suscitare nuovi malintesi, riaprendo delle vecchie ferite», ha chiosato. E ancora più esplicito Goran Moravek, giornalista, direttore della casa editrice Adamic: «Se a Fiume entrasse in vigore il bilinguismo, gli abitanti di Susak e di Zamet potrebbero intendere la manovra, come una sorta di provocazione». «La Fiume odierna e quella di sessant’anni fa non sono la medesima città – ha soggiunto –. La Fiume di oggi è sorta dopo il 1945.

Anche una decina d’anni fa si parlò di introdurre il bilinguismo, però i promotori dell’iniziativa si videro costretti a fare i conti con pesanti considerazioni politiche», e non ne dubitavamo. Fa lo stupito l’«accademico» Petar Strcic, fautore della piena cromaticità della Fiume storica: «sono sorpreso di apprendere che a Fiume il bilinguismo croato-italiano sia vietato. Vorrei chiedere al deputato Furio Radin se a Fiume è vietato l’uso della lingua italiana, perché ritengo che una cosa del genere sia inammissibile. Mi chiedo, però, a che Fiume si riferisce, Radin, quando invoca il bilinguismo? Non dobbiamo scordarci che l’odierna Fiume è sorta all’inizio del 1948». Come a dire, evidentemente: ma quale italiano…

Rovigno, Consiglio della CI: le proposte per applicare il bilinguismo

E all’applicazione del bilinguismo nel rovignese è stata dedicata una sessione del Consiglio della Comunità degli Italiani. Le norme che lo disciplinano, è emerso, raramente vengono rispettate dagli organi statali e dalle aziende private, benché le due lingue, croata ed italiana, siano paritetiche. L’applicazione dei dirittti non risulta soddisfacente da parte dell’amministrazione e degli organi statali, mentre è migliore, ben- ché non sistematica, da parte delle istituzioni del governo locale e regionale.
Tra le proposte, quella di stampare opuscoli informativi sullo Statuto cittadino e sul bilinguismo, per quanti si siano insediati di recente a Rovigno; e, ai gerenti e proprietari di esercizi commerciali, la fornitura di opuscoli con la traduzione delle informazioni più utili; e, ancora, la promozione di corsi di lingua italiana finanziati dalla Municipalità e rivolti a quanti per lavoro sono a contatto con la cittadinanza. Molte apprezzabili intenzioni, queste, che dovranno misurarsi con la reale sensibilità degli interlocutori della maggioranza.

Red.