Deportati in Jugoslavia: il silenzio del 2 novembre (Il Piccolo 03 nov)

Nessun discorso, ieri mattina, alle commemorazioni ufficiali dei defunti e dei caduti. «Abbiamo ritenuto più opportuno un composto momento di raccoglimento», hanno fatto notare, sotto un cielo plumbeo, il sindaco Romoli, il prefetto Marrosu e il presidente della Provincia Gherghetta, subito dopo l’omaggio reso al monumento che, al parco della Rimembranza, ricorda i deportati in Jugoslavia.

Un’occasione che i familiari delle vittime delle foibe hanno vissuto con la consapevolezza che la riapertura dell’ufficio, attrezzato nei locali della Prefettura, per la consultazione degli archivi giunti da Lubiana nel marzo del 2006, potrà fornire nuove informazioni sul destino riservato ai loro cari. Un impegno, quest’ultimo, al quale la dottoressa Maria Augusta Marrosu, proprio nel giorno del suo insediamento al vertice del palazzo del Governo, aveva subito detto di voler prestare la massima attenzione. «Anche perché – aveva ricordato in quell’occasione – due stretti famigliari di mio marito furono tra le vittime di quella stagione drammatica».

Sempre nella mattinata di ieri, le autorità, accompagnate dai comandanti provinciali delle forze armate e delle forze dell’ordine, hanno reso omaggio anche alla lapide di piazzale divisione Mantova e, successivamente, al monumento di piazzale Martiri della libertà, posto di fronte alla stazione ferroviaria e dedicato a quanti vennero deportati nei campi di sterminio.

Relativamente alla riapertura dell’ufficio per le informazioni sui deportati, situato al piano terra della Prefettura, va ricordato che sarà aperto ogni primo – e quindi anche oggi – e terzo lunedì del mese, dalle 16 alle 18. Ad accogliere quanti si presenteranno allo sportello di piazza Vittoria saranno i componenti del comitato dei congiunti dei deportati, guidato da Clara Morassi. Da quando è stato attivato, l’ufficio ha vagliato centinaia di richieste, provando a dare una risposta a tutti quelli che, nei mesi successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, patirono la scomparsa di un loro parente.

(n.c.)