Croazia nell’UE: Slovenia pronta al veto (Il Piccolo 05 dic)

di MAURO MANZIN

TRIESTE Il tempo sta per scadere. Sull’annoso contenzioso sui confini tra Slovenia e Croazia il nuovo governo di Lubiana presieduto da Borut Pahor (centrosinistra) lancia un vero e proprio ultimatum a Zagabria. E lo fa a Bruxelles dopo un colloquio tra il premier e il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso e il commissario all’Allargamento, Olli Rehn. Se la Croazia non accetterà il piano di mediazione sui confini presentato dalla Slovenia alla presidenza francese dell’Ue, Lubiana è pronta a bloccare con il veto il processo di adesione di Zagabria all’Ue. «Se non ci sarà accordo, oppure una risposta positiva dalla parte croata in cui si considerano costruttivamente le nostre proposte, noi bloccheremo l’adesione della Croazia all’Unione europea. Più chiaro di così – conclude Pahor – non posso essere». Parola di premier.

Il «timore» della Slovenia è che i documenti che fin qui la Croazia ha esibito all’Unione europea pregiudichino in qualche modo la definizione dei confini interstatali. «Nessuno tenga conto di quelle carte», avvisa Pahor. E poi rassicura: «Lubiana è pronta a trovare la migliore soluzione sul tavolo della mediazione». Bisogna vedere però «migliore» per chi. Se la risposta croata sarà rapida del contenzioso si potrà discutere già al prossimo Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre. Del caso potrebbero però già occuparsi il prossimo lunedì i ministri degli Esteri dei Ventisette.

Se la Croazia darà segnali positivi alla Slovenia la prima potrà aprire entro la Conferenza intergovernativa del 19 dicembre dieci capitoli di mediazione con l’Ue, mentre ne chiuderebbe quattro o cinque. «La Slovenia – precisa ancora Pahor – è favorevole all’ingresso della Croazia nell’Ue, ma deve altresì garantire i propri interessi nazionali». «Per questo è mio dovere – conclude senza mezzi termini – fare di tutto per risolvere il contenzioso in modo che la querelle sui confini, che costituisce ancora un problema nei rapporti tra Slovenia e Croazia, non si ripresenti mai più nei documenti che l’esecutivo croato invia alla Commissione europea».

Il presidente dell’Europarlamento, Hans-Gert Pöttering chiede «buona volontà» a entrambe le parti, mentre il relatore al Parlamento europeo dell’adesione della Croazia all’Ue, Hannes Swoboda afferma che «bisognerebbe accettare l’offerta slovena, anche perché – precisa – mi sembra molto onesta. Siamo di fronte a una grande occasione e a una svolta. Del resto – conclude Swoboda – è chiaro che se da Zagabria giungerà un ”niet” non è pensabile che il processo di adesione della Croazia all’Ue si concluda entro il 2009».

Il documento sloveno ricalca in gran parte quello sottoscritto nel 2001 tra gli allora premier sloveno, Janez Drnovsek e quello croato, Ivica Racan, accordo peraltro mai ratificato dal parlamento croato e quindi finito nel nulla. Il punto «caldo» è il «limes» nel golfo di Pirano. Lubiana chiede i due terzi, Zagabria ne vuole una metà. Zagabria, per ora, fa orecchie di mercante. Nessuna risposta ufficiale a Pahor dal premier, Ivo Sanader. Fonti diplomatiche croate, comunque, sostengono che la Croazia non ha ancora ricevuto il documento della Slovenia né in veste ufficiale, né per canali ufficiosi. «Segno – dicono a Zagabria – che forse la proposta non è ancora del tutto in regola con i dettami comunitari». Insomma, le prime risposte di Zagabria a Lubiana non sono proprio incoraggianti. Un risultato Pahor però l’ha raggiunto: ha lasciato il cerino acceso in mano al suo «collega» Sanader.