Cosulich: il rilancio passa per Pechino (Il Piccolo 05 ott)

di SILVIO MARANZANA

TRIESTE Non è certo un ritorno, ma una riapparizione timida che se non fosse per la prestigiosa storia ultrasecolare passerebbe inosservata. La Fratelli Cosulich sarà comunque uno dei venticinque soggetti che gestiranno il Terminal merci varie dello Scalo Legnami: compare infatti tra i ventitré operatori marittimi che compongono Agentimar e che martedì si fonderanno con General cargo terminal di Pacorini e Ocean. È poco, ma è forse già qualcosa in una specializzazione non eccessivamente sfruttata, quella di terminalista.

Quello dei Cosulich è oggi un impero che genera un forte indotto, ma che solo lambisce in modo molto marginale Trieste, che proprio in questi giorni celebra la saga familiare degli armatori originari di Lussinpiccolo, ma presto trasferitisi a Trieste, con una una mostra al Museo del mare. Uno dei propositi che si è posto il presidente dell’Autorità portuale Claudio Boniciolli fin dalla sua investitura è quello di riportare i Cosulich a Trieste dove oltretutto mantengono la sede legale della proprio holding e conseguentemente dove pagano le tasse. «Noi ci sentiamo triestini e tali vogliamo rimanere anche se il fulcro delle nostre attività è da tempo a Genova – spiega dal capoluogo ligure Andrea Cosulich, vicepresidente della società – a Trieste però manteniamo un ufficio di buona consistenza e con connessioni internazionali radicate in grado di captare tempestivamente le nuove opportunità di business».

Il panorama delle rotte internazionali di traffico sta mutando e l’Adriatico diviene la porta privilegiata per le merci che dal Far East sono dirette nell’Europa orientale. Le grandi compagnie internazionali dei container stanno scoprendo alla grande il porto di Trieste con servizi diretti dall’Estremo Oriente: dopo Evergreen che sta per aumentare i carichi, e la francese Cma-Cgm, il 9 novembre giungerà al Molo Settimo la prima nave settimanale della Msc da seimila teu, mentre per la primavera prossima è previsto lo sbarco della danese Maersk, leader mondiale di questo che è il settore più avanzato nell’ambito dei traffici marittimi.

I Cosulich hanno stretto una partnership con la Cosco, la compagnia di stato cinese quinta al mondo nelle flotte portacontainer e con la sigla Coscos hanno portato le sue navi in Mediterraneo. Alcuni anni fa un tentativo di insediare a Trieste una delle basi europee di Coscos fallì per incomprensioni con autorità ed operatori locali mai meglio esplicitate. «Non ricordo i motivi di quella rinuncia di cui mi dispiaccio – commenta Andrea Cosulich – oggi portare a Trieste le navi della Coscos è ancora più difficile proprio a causa di queste flotte concorrenti. E poi il momento non è particolarmente favorevole anche perché i carichi sono leggermente diminuiti soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del bunkeraggio».

Ma da un paio d’anni i Cosulich (Antonio che è il presidente, Andrea il vicepresidente, Matteo e Augusto amministratori delegati), hanno deciso di tornare anche all’attività delle origini, quella di armatori, con tre navi che hanno nomi delle donne di famiglia: Maria, Teresa e Emma, specializzate nel trasporto di bunker, cioé del carburante che rifornisce le navi. La holding comprende una ventina di società, dà lavoro a 330 dipendenti diretti e ha 900 milioni di euro di fatturato aggregato. I principali campi d’azione sono i servizi di ship managment che fornisce equipaggi e assistenza tecnica per ogni tipo di nave, il commercio e la mediazione di prodotti petroliferi grezzi e raffinati, il servizio di agenzia portuale per linee container e tradizionali, il servizio di agenzia per navi volandiere. Opera anche nel settore del turismo e dei viaggi, in particolare con gli uffici di Napoli, Genova, Trieste e Zurigo. I Cosulich sono dunque agenti marittimi, spedizionieri, terminalisti, operatori di logistica, provveditori di bordo, tour operator.

«Noi dobbiamo seguire la politica dei nostri clienti – spiega ancora Andrea Cosulich – e non possiamo prendere iniziative avventate solo perché come detto ci sentiamo triestini. Manteniamo però il nostro ufficio pronto a captare tutte le nuove opportunità. Per il futuro comunque non si può escludere nulla: qualche idea per Trieste forse anche ce l’abbiamo, ma il nostro carattere ci porta ad essere conservatori il che significa anche mantenere la riservatezza finché i progetti non si sono concretizzati».