corriere.it – 100208 – Napolitano: fu pulizia etnica

ROMA – Giorgio Napolitano ribadisce a chiare lettere: «Le foibe furono
pulizia etnica». E «pace», sottolinea il Capo dello Stato, per le «reazioni
inconsulte che vennero al mio discorso di un anno fa da fuori d'Italia».
Ritengo, ha detto al Quirinale nella cerimonia per la giornata del ricordo,
«che fosse giusto esprimere quel pensiero». Le polemiche, ha aggiunto, non
hanno «scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi a nome della
Repubblica con quelle parole, con quell'impegno». E si è detto «contento »
che il ministro Rutelli avesse appena ribadito lo stesso concetto. Il
ministro, oltre a ribadire appunto che «quella fu una pulizia etnica», ha
sottolineato che il «doloroso ricordo delle foibe» rappresenta oggi una
«memoria condivisa», perché quella fu, semplicemente, una «strage di
italiani».

POLEMICA ASTIOSA – Il riferimento è alle polemiche scatenate dal discorso
pronunciato esattamente 12 mesi fa contro quella che Napoletano definì la
«congiura del silenzio» e la «vera e propria pulizia etnica» subita dagli
italiani a Trieste e nelle altre zone di confine durante l'occupazione
titina. La Croazia si risentì non poco, e ci fu una reazione ufficiale molto
piccata. Intervenne anche l'Ue, che dette ragione all'Italia e il presidente
croato Stipe Mesic fu costretto a fare marcia indietro. Evidentemente però
le tensioni non si sono placate, visto che Napolitano, aggiungendo a braccio
un paio di frasi a un breve intervento preparato, ha ribadito il suo
«impegno» nei confronti di un dovere di verità. Tanto più che pochi minuti
prima lo stesso vicepremier Rutelli aveva usato esattamente la stessa
espressione. «Quella – ha detto – è una tragedia che possiamo definire
pulizia etnica».

NO ALLA DISCORDIA – Poco prima Giorgio Napolitano e il ministro della
Cultura Rutelli avevano consegnato al Quirinale 75 medaglie ai familiari
delle vittime delle foibe celebrando il Giorno del Ricordo. «Avete appena
ricevuto – ha detto il presidente – solenni anche se tardivi riconoscimenti.
Il giorno del ricordo sia di monito per far prevalere le ragioni dell'unità
su quelle della discordia. Dimostriamo di avere appreso tutti la lezione
della storia e di voler contribuire allo sviluppo di rapporti di piena
comprensione reciproca e feconda collaborazione con paesi e popoli che hanno
raggiunto o tendono a raggiungere la grande famiglia dell'Unione europea».
Altrimenti «niente di quello che abbiamo faticosamente costruito può essere
considerato per sempre acquisito». Oggi, ha concluso il capo dello Stato,
«le ferite lasciate da quei terribili anni si sono rimarginate in un'Europa
pacifica, unita, dinamica; un'Europa – ha sottolineato – consapevole che gli
elementi che la uniscono sono infinitamente più forti di quelli che l'hanno
divisa».

LA PIAGA DEI NAZIONALISMI – Per il capo dello Stato «è giunto il momento di
interrogarci sul più profondo significato del ricordo che giustamente ci si
è rifiutati di veder cancellato. L'omaggio alle vittime di quegli anni,
insieme al doveroso riconoscimento delle ingiustizie subite, del dolore
vissuto dai superstiti, dai loro discendenti e da chi fu costretto all'esodo
non possono e non devono prescindere da una visione complessiva, serena e
non unilaterale di un tormentato, tragico periodo storico, segnato dagli
opposti totalitarismi. Deve esserci di monito – ha aggiunto Napolitano – che
fu appunto la piaga dei nazionalismi, della gretta visione particolare, del
disprezzo dell'altro, dell'acritica esaltazione della propria identità
etnica o storica, a precipitare il nostro continente nella barbarie della
guerra». In conclusione, Napolitano ha invitato tutti a «dimostrare nei
fatti che quegli italiani che oggi onoriamo non sono dimenticati e che il
dolore di tanti non è stato sprecato».