Conferenza in friulano sugli istriani nei totalitarismi del Novecento

17.06.2026 – Antico è il rapporto tra istriani e friulani, oggi uniti nella cornice dell’Unione Europea: nel passato erano accomunati dal dominio del Patriarcato di Aquileia, poi quello di Venezia e si relazionavano per gli scambi mercantili dei cramars (venditori ambulanti), per lavoro, per aspetti culturali, religiosi e per legami familiari.

Con la Restaurazione il territorio passò sotto l’Austria. Nel 1848 si accentuò il Risorgimento, nato con le figure patriottiche di Silvio Pellico, di Ugo Foscolo e Giuseppe Mazzini. Alla fine dell’Ottocento si sviluppò l’Irredentismo nelle terre Alto adriatiche.

Dopo il 1918 l’Istria appartenne all’Italia e così la mobilità territoriale non fu frenata dai confini. Nel contesto della frontiera adriatica, tuttavia, emersero tensioni politiche sin dal 1866, che sfociarono nei nazionalismi del secolo breve. Con i primi anni Venti e con la Seconda guerra mondiale tali attriti si trasformano in odio e violenze razziste da parte dei totalitarismi del ‘900.

Ne ha parlato il professor Elio Varutti (componente dell’Esecutivo provinciale del Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) nel Salone d’onore di Palazzo Mantica, sede della Società Filologica Friulana (Via Manin, 18 – Udine) e in diretta streaming (clicca qui per risentire la conferenza: in differita) sul sito www.setemane.it in lingua friulana giovedì 7 maggio 2026 nell’ambito della “Settimana della Cultura Friulana”.

L’intervento del prof. Elio Varutti

 

 

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