Si aggiunge alla biblioteca di brucianti discussioni, alle ferite ancora aperte lasciate dalla storia del secolo passato un’urticante legge Ucraina votata ieri e la risposta molto irritata del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Il suo direttore Efraim Zuroff ha ricevuto con sdegno un provvedimento di legge approvato a larga maggioranza (254 parlamentari della Rada sui 307 presenti) dal parlamento Ucraino e che compara per legge comunismo e nazismo, mettendo la memoria di ambedue fuorilegge allo stesso modo. Efraim Zuroff ha definito la decisione «oltraggiosa… una grande bugia che trasforma i carnefici in vittime». Zuroff dice che «la decisione del Parlamento cerca di deviare l’attenzione dei crimini dell’Ucraina durante la Shoah ed equipara falsamente nazismo e comunismo» e aggiunge che l’Ucraina è solo l’ultima delle ex repubbliche sovietiche post comuniste che ha fatto passare una simile legislatura. Zuroff ha ragione o torto? Ambedue le cose, si potrebbe dire. Ha ragione quando vuole mettere in evidenza l’interesse immediato dell’Ucraina a mettere sotto accusa il regime comunista sovietico, è chiaro che vi è un’eco della situazione attuale quando si ricorda che l’orso russo ha dominato l’Ucraina dal 1917 al 1991 e che «quel regime è riconosciuto come criminale e accusato di aver promosso una politica del terrore statale», così dice la legge.
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