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Cherso rude e selvaggia (Città Nuova 08giu15)

 

«L’isola di Cherso si stagliava nella notte in tutta la sua rude e selvaggia bellezza, e il mio cuore non desiderava che trovar riposo nella piccola casa che la guerra aveva risparmiato…». In questi termini Meyra, la mia amica 92enne carica di acciacchi ma sempre viva nello spirito, rievoca il suo ritorno in pieno conflitto mondiale dopo dieci anni di studi superiori a Roma, all’isola, al paese e alla gente della sua infanzia: un “piccolo mondo antico” divenuto a lei ancora più caro dopo l’abbandono definitivo, esule come tanti altri da quell’Istria un tempo italiana. Cherso è una delle isole dell’arcipelago del Quarnaro, a pochi chilometri dalla costa istriana, da cui è separata dal canale della Farasina. Insieme alla vicina Veglia, è la maggiore isola dell’Adriatico, estendendosi in direzione nord-sud per una lunghezza di circa 80 chilometri. La circondano, quasi damigelle d’onore, alcune isole minori. Priva di abitanti nella sua parte nord, culminante nel Capo di Cherso che s’affaccia sul golfo di Fiume, è scarsamente abitata anche nel versante orientale, bagnato dal canale di Veglia e dal Quarnerolo. Circa tremila gli isolani, di cui poco più di 200 gli appartenenti a una minoranza italiana.

 

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