Celebrato il Rosario della Rinascita al Villaggio Giuliano di Udine

05.06.2026 – Novità quest’anno nel condurre il Santo Rosario del Villaggio giuliano con letture sull’esodo giuliano dalmata, oltre a ricordare il tema della pace nelle famiglie e tra i popoli. È stato don Emmanuel, collaboratore della Comunità Pastorale di Udine Sud-Ovest, a proporre alcune poesie istriane e altri toccanti testi da una pubblicazione sul Giorno del Ricordo, a cura di Laura Brussi Montani, esule di Pola e consigliere dell’Opera Nazionale per i Caduti senza Croce. È stata letta così la preghiera dell’orfano davanti alla Foiba di Vines e anche il testamento di Stefano Petris, di Cherso, scritto nel 1945 prima di venire fucilato dai partigiani titini nei pressi del cimitero di Sussak, vicino Fiume.

Organizzato dal Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia in via Casarsa 9 (zona di Viale Venezia), il Rosario si è tenuto la sera di venerdì 29 maggio presso l’ancona della Madonna della Rinascita in onore di tutti gli istriani, fiumani e dalmati vivi e defunti. Il primo Villaggio giuliano di Udine consta di una quindicina di case costruite nel 1951-1952 e da quegli anni le donne si ritrovarono a maggio per recitare il Rosario in compagnia, meravigliando il clero locale. “La nona e la mama le sigava se no se vigniva al Rosario” hanno detto all’unisono Mirella Pomasan, Maria Geissa e Mariagioia Chersi, esuli istriane e bambine al tempo dei primi Rosari.  Verso la fine del Novecento l’orazione religiosa andò in disuso, anche perché cambiarono nel frattempo alcuni inquilini delle case. Nel 2018 la devozione fu rianimata dal sacerdote colombiano padre Juan Carlos Cerquera, morto a gennaio di quest’anno.

I parrocchiani esuli e i loro discendenti d’Istria, Fiume e Dalmazia pure nel 2026 si sono dati da fare per rianimare l’iniziativa, che ha avuto un gran successo, con partecipanti da fuori Comune, come Paolo Pertusati, consigliere comunale a Pradamano (UD) e altri discendenti di Fiume residenti in provincia di Pordenone. 

Col permesso del sacerdote, è intervenuto poi il professore Elio Varutti, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine. “Vi porto i saluti di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio degli esuli giuliano dalmati, impegnata all’estero – ha detto Varutti – sono qui per ringraziare chi organizza questa toccante recita religiosa, come Alberto Nadbath, il cui babbo era esule di Abbazia, e i parrocchiani che portano le sedie e che mantengono la tradizione”.

Anche quest’anno l’ingegnere Sergio Satti, esule di Pola, classe 1934, decano dell’ANVGD di Udine, ha recitato le preghiere da casa, sentendosi vicino ai partecipanti. Da anni era lui ad aprire l’incontro di devozione, per salutare i presenti a nome dell’associazione. Satti è stato vicepresidente dell’ANVGD locale dal 1987 al 2015, quando era alla guida l’indimenticato ingegnere Silvio Cattalini, esule di Zara, morto nel 2017.

“Anche quest’anno il Rosario è stato molto partecipato – ha detto Rosalba Meneghini, delegato organizzativo dell’ANVGD di Udine – perché gli esuli e i loro discendenti hanno voglia di ritrovarsi in questa importante tradizione di culto popolare”.

Tra la cinquantina di presenti, oltre a Nadbath, si sono notati vari soci dell’ANVGD, come Rosalba Meneghini, oriunda di Rovigno. C’erano poi Eda Flego, esule di Pinguente e Giuseppe Capoluongo, Priore della Confraternita del Santo Crocifisso, la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine e Claudio Paulon, oriundo fiumano. Il Santo Rosario all’aperto, come da tradizione, è stato voluto dagli esuli e dai discendenti del Villaggio giuliano, con la collaborazione pastorale delle parrocchie di San Rocco, San Giuseppe, Beata Vergine della Salute – Cormor e San Nicolò al Tempio Ossario di Udine.

Dopo la cerimonia religiosa tra i numerosi partecipanti c’è stato il brindisi del Ricordo, il festoso scambio di quatro ciacole e un immancabile rebechin istrian.

Fonte: ANVGD Udine

 

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