25.03.2026 – Il 25 marzo dell’anno 1300 è il giorno in cui Dante Alighieri inizia il suo viaggio descritto nella Divina Commedia ed è stato perciò individuato nel 2020 come “Dantedì” dall’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini, il quale intendeva così promuovere una giornata dedicata al padre della lingua italiana.
L’anno seguente è stato poi particolarmente dantesco, in quanto il 2021 corrispondeva con l’anniversario dei 700 anni dalla morte del sommo poeta ed in quest’ottica il Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in cocnerto con la Sede nazionale dell’ANVGD, ha promosso il progetto Dante Adriaticus, finalizzato a dimostrare nel corso dei secoli le connessioni fra Dante, le sue opere e la comunità italiana autoctona dell’Adriatico orientale.
Momento saliente di questa progettualità organizzata da un comitato scientifico presieduto dalla professoressa Donatella Schürzel (Presidente ANVGD Roma) sono stati tre convegni internazionali di studi svolti nel corso del 2021 e di cui sono stati poi pubblicati gli Atti: il progetto ha ottenuto nel 2022 la Medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana per il suo alto valore scientifico e culturale. La prima edizione, uscita per i tipi di Gammarò nel 2023, è andata rapidamente esaurita e perciò l’ANVGD Roma ha provveduto ad una nuova edizione, implementata con alcuni nuovi contributi e stampata dalla Fondazione Scriptorium Foroiuliense. Presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025 e poi nella prestigiosa cornice della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli (UD), Dante Adriaticus. Atti dei Convegni internazionali di studi Roma, 1 luglio 2021 Verona, 9 ottobre 2021 Pola, 13 novembre 2021 (a cura di Donatella Schürzel, Giuliana Eufemia Budicin, Maria Grazia Chiappori, Lorenzo Salimbeni e Barbara Vinciguerra) può essere richiesto scrivendo all’ANVGD Roma: roma.anvgd@gmail.com
Pubblichiamo uno stralcio della Introduzione di Donatella Schürzel.

Il 25 marzo, giorno in cui Dante fissava l’inizio del suo viaggio ultraterreno, narrato nella “Divina Commedia”, è stato meritoriamente istituito dal Ministero della Cultura come “Dantedì”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, per celebrare uno dei padri della lingua italiana. A tale proposito si intende ricordare quanto, in un’epoca in cui era ancora prematuro parlare di Stato e di Nazione, Dante aveva le idee ben chiare su quali fossero i confini politico-territoriali e culturali d’Italia. Un’Italia concepita come una regione in cui si parlava una medesima lingua, osservata nella varietà dei suoi dialetti nel De vulgari eloquentia, in cui si fa menzione anche dell’istrioto.
Un’Italia pensata nella Divina Commedia “com’a Pola presso del Carnaro, ch’Italia chiude e suoi termini bagna”, con riferimento alla necropoli romana di Pola, un luogo all’epoca già poco noto, tanto da far ipotizzare un soggiorno istriano dell’illustre poeta che avrebbe visto in prima persona questa antica città dei morti.
Nel periodo risorgimentale, in cui la lingua italiana rappresentava una componente fondamentale nella ricerca di un’identità ancora da perfezionare, Dante diventò icona nazionale e, nelle terre ancora irredente, al termine delle Guerre d’indipendenza statue e busti, riferimenti toponomastici ed iniziative culturali in onore del “ghibellin fuggiasco” si sarebbero riscontrati a Trento, Pola, Trieste, Zara e Fiume.
Questa passione dantesca avrebbe raggiunto l’apice nel viaggio patriottico compiuto a Ravenna nel 1908 da centinaia di istriani, fiumani e dalmati per recare omaggio alla tomba di Dante, con un’ampolla votiva forgiata dallo scultore Giovanni Mayer ed impreziosita dagli stemmi delle città irredente. Da ricordare che la Società Dante Alighieri, sorta nel 1889, svolse un ruolo importantissimo nel sostenere la salvaguardia e la promozione della lingua e della cultura italiana nelle province ancora sotto la dominazione asburgica.
Non per nulla, dopo la Seconda guerra mondiale centinaia di migliaia di esuli adriatici si sarebbero identificati nei versi in cui il poeta
fiorentino, incontrando nel Paradiso l’avo Cacciaguida, prevedeva e descriveva il proprio esilio: «Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente; […] Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salire per l’altrui scale».
Si auspica dunque che questo progetto, in occasione del settecentenario dantesco, possa servire a ricordare che, al di fuori degli odierni confini italiani, l’italianità autoctona dell’Adriatico orientale è da salvaguardare, oggi più che mai, e da ricordare nella sua plurisecolare presenza in loco. […]
