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Capodistria, il Console D’Agosto saluta

Il mandato dell’attuale Console Generale d’Italia a Capodistria, Giuseppe D’Agosto, si accinge a volgere al termine. A breve rientrerà a Roma per lasciare posto al successore, Giovanni Coviello. “L’esperienza insegna che quattro anni sono l’arco di tempo giusto, purtroppo un anno e mezzo di questi se l’è portato via la pandemia”, ha osservato il diplomatico. Una parentesi piuttosto lunga quella legata al coronavirus che ha cancellato o fatto slittare incontri ed eventi culturali a tutti i livelli, con la vita sociale che soltanto di recente sta lentamente tornando alla normalità.

La ricchezza del multiculturalismo

Sull’esperienza vissuta il Console D’Agosto rileva in particolare le specificità del territorio. “Seppure piccolo risulta particolarmente attraente, anche perché effettivamente racchiude in sé una situazione geografica e multiculturale molto interessante. Un crocevia di popoli e di culture, se si pensa che nell’arco di un centinaio di chilometri si possono attraversare diversi Paesi. A questo si aggiunge il fatto che si porta appresso una storia specifica, con la presenza di una componente importante come la comunità autoctona italiana. Accanto alla comunità storica, inoltre, vediamo una forte presenza italiana di persone che si sono trasferite in tempi recenti, un incremento di circa il 5 per cento annuo, più o meno 550 persone negli ultimi cinque. Questo cambia anche la prospettiva del Consolato che accanto alla comunità autoctona, che in realtà faceva poche richieste nell’ambito dell’attività classica consolare generale, rappresenta per gli italiani immigrati qui la loro patria di origine, l’assistenza per qualsiasi tipo di documentazione e, soprattutto nella situazione di lockdown degli ultimi tempi, per informazioni”, ha illustrato il Console.

Collaborazione con il mondo accademico

Nel quadriennio a Capodistria è stato presente in diversi ambiti, sostenendo e presenziando alle proposte culturali messe in campo dalle istituzioni minoritarie, apprezzandone la vitalità, e non solo. Un particolare impegno lo ha riservato al mondo scolastico e accademico, compreso ad esempio l’ultimo appuntamento, il Convegno internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento dell’italiano in ambienti plurilingui. Per il suo appoggio l’Università del Litorale lo ha insignito di due riconoscimenti, la Targa “Bartol” che viene conferita ai sostenitori Pro Amicis Facultatis, mentre la Facoltà di scienze umanistiche gli ha conferito il simbolo dello stesso istituto, ovvero il “Cavalluccio marino”. “La collaborazione con l’Università del Litorale, nello specifico con la professoressa Nives Zudič Antonič, a capo del Dipartimento di Italianistica, è stata proficua anche perché alla base c’è un discorso di condivisione di una serie di idee e obiettivi. L’Università nasce per fare ricerca e insegnamento, la prima è fondamentale. Il Dipartimento giustamente si pone il problema di studiare i fenomeni, la lingua e la società che la usa e apprezzo la vocazione dell’Ateneo del Litorale, mi spiace, però, che questa spinta di collaborazione non ci sia con le Università italiane vicine, come Udine, Trieste e Gorizia. In una realtà così vicina, se gli Atenei collaborassero di più se ne trarrebbe vantaggio”, rileva il Console D’Agosto.

L’importanza di comunicare in due lingue

Proprio dall’ultimo convegno è emerso che le scuole delle minoranze, italiana in Slovenia e slovena in Italia, in realtà sono frequentate da una compagine di ragazzi, secondo la definizione data dai relatori, “arcobaleno”. La sfida odierna, come rimarcato all’incontro, dovrebbe essere quella di insegnare bene entrambe le lingue. “Vedo che la società è molto più vitale in questo modo. Le comunità giovani hanno voglia di progredire, l’immigrazione così è un valore di crescita per la società, che tende a prendere il meglio di tutto, la cosiddetta contaminazione, stemperando anche situazioni specifiche. Un punto fondamentale legato proprio al territorio e alla società è che l’italiano qui ha delle particolarità specifiche e può essere un’opportunità per tutti. La lingua offre la possibilità di sfruttare al massimo la conoscenza di una cultura e di un modo di pensare, di rapportarsi. C’è una necessità di conoscere la lingua dell’altro, gli imprenditori italiani che vengono qui hanno bisogno di collaboratori capaci di capire l’italiano, leggere le istruzioni ad esempio, e a loro volta conoscendo lo sloveno si eviterebbe qualsiasi tipo di fraintendimento. Lo sforzo è di capire come fare per permettere alle persone di comunicare”, così ancora l’interlocutore. Di certo una collaborazione mirata a fare sistema anche ad esempio. In campo economico porterebbe vantaggi a tutta l’area transfrontaliera. Cercando di fare il punto della situazione del convegno che mette in luce una realtà specifica, la sfida è arrivare a una società realmente bilingue? “Sì, se questa ne trae vantaggio. La società tende a essere semplice, non ci sono elementi che obbligano a capire, pagare con un bancomat, per esempio, toglie il pensiero della conversione delle valute. La conoscenza delle rispettive lingue semplificherebbe la realtà quotidiana. All’attività della rete diplomatico-consolare italiana sono legate alcune borse di studio per andare a studiare in Italia, anche qui forse si potrebbe modernizzare l’approccio, lavorare di più con le Università stesse, al fine di semplificare le procedure”, ha sottolineato il Console Generale d’Italia a Capodistria, Giuseppe D’Agosto che ha colto l’occasione per mandare un sentito saluto a tutti i connazionali.

Maja Cergol – 24/07/2021
Fonte: La Voce del Popolo

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