Barcolana: a Trieste 1400 barche a vela (Il Piccolo 11 ott)

Qualche anno fa mi parve di notare una certa qual sordità – o meglio qualche voglia egemonica – da parte della politica nei confronti della grande manifestazione velica cittadina, come se lo splendido boccone ingolosisse più di qualcuno. Oggi non solo possiamo osservare un rigoroso rispetto delle reciproche funzioni istituzionali, ma una singolare e generosa spinta alla valorizzazione di questo evento. Da un lato l'Autorità Portuale che interpreta alla perfezione il proprio ruolo di ente ”accogliente” rispetto agli espositori lungo le rive e alle oltre 1400 barche che le affollano. Dall'altro il Comune che si assume un ruolo di co-gestione organizzativa in città. Al centro gli organizzatori della Società Velica Barcola-Grignano che conoscono a fondo il loro mestiere, semplicemente per averlo inventato quaranta anni fa. Perché accade? Perché Trieste in alcune delle sue cerniere istituzionali più importanti si ritrova improvvisamente solidale e agisce in termini di interesse collettivo? Molto, come sempre, rinvia agli uomini: al presidente dell'Autorità portuale Boniciolli e al sindaco Dipiazza, dei quali il minimo che si può dire – e a noi dati i tempi sembra già straordinario – è ”che no i xe mona”. Poi l'assoluto valore – economico e simbolico – che la Barcolana è andata assumendo in questi anni e quindi la crescita di attenzione che i soggetti istituzionali vi pongono. Infine forse ci si comincia a rendere conto che per quanto esteso ci possa sembrare il patrimonio di cui disponiamo – mi riferisco alla città, al suo straordinario habitat naturale, a molti aspetti passati e presenti di raffinatezza e cultura, alle sue risorse umane ancora vigorose – le esperienze vincenti, quelle che hanno effettivamente creato valore aggiunto (materiale e immateriale) saldando tutti questi aspetti, sono pochissime e la Barcolana è certamente la più importante. Lo è perché trasforma la città aspra e chiusa in città aperta e accogliente. Lo è perché nella sua genesi e nella sua evoluzione mantiene il proprio carattere partecipativo e popolare senza escludere la presenza dei velisti di fama e delle imbarcazioni sofisticate. Lo è perché brucia il cinico e comodo stereotipo del "no se pol" in un evento di incredibile sapienza organizzativa, manageriale e gestionale. Lo è perché ridà alla città il suo frammento più amato e trascurato: la sua capacità di proiettarsi fuori dai propri confini. Lo è infine perché restituisce a Trieste qualcosa che l'ha accompagnata dalla nascita: la sua capacità di sedurre, di essere a un tempo potente e accogliente. I tempi in cui viviamo sono di grande incertezza – non perché come dicono gli stolti scivoliamo verso l'impoverimento – ma perché il futuro si è fatto breve, ci sembra di essere tutti pigiati in un presente che non passa. In tempi come questi, un evento come la Barcolana diventa un fattore di identità, di continuità e proiezione nel futuro. Di questo probabilmente ci si è resi conto e a questo dovremmo essere sempre più sensibili aldilà delle appartenenze e degli schieramenti, ogni qualvolta pensiamo ai destini di questa città.
 
Roberto Weber