ANSA – 191107 – 1945: l’esodo di milioni di europei

LO STORICO GUIDO CRAINZ PARLA DEL CONVEGNO SUL TEMA A TERAMO (di Paolo Petroni).

(ANSA) – ROMA, 19 NOV – Si tratta di qualcosa profondamente rimossa dai libri e dalle coscienze: i vinti in fuga dopo la fine della guerra. Pensiamo agli italiani usciti dall'Istria e al bisogno oggi, che siamo nell'Ue, di risanare i contrasti storici tra Italia, Slovenia e Croazia, "ma è nulla rispetto a quello che accadde alla popolazione civile tedesca in seguito alle decisioni di Postdam, con circa 12 milioni di persone rispedite a forza, in condizioni estreme e d'inverno, nella Germania distrutta, da Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Ucraina. Un esodo drammatico che conta almeno un milione di morti", racconta Guido Crainz, docente di storia contemporanea all'Università di Teramo che, proprio su questo, ha organizzato un convegno internazionale il 27 e 28 novembre col titolo Uomini e donne in fuga nel secondo dopoguerra. Ci troviamo ancora una volta a indagare sul "lato feroce della pace del 1945, su quel grande rimosso della nostra coscienza europea che sono state le sofferenze dei fiumi di persone costretti a spostarsi e che hanno ferito profondamente l'Europa e con le quali questa ora deve fare i conti", annota sempre Crainz, che ha da poco pubblicato L'ombra della guerra – il 1945 in Italia e, nel 2005, Il dolore e l'esilio – L'Istria e le memorie divise d'Europa, ambedue editi da Donzelli. Quando le sorti della guerra si invertono inizia il dramma delle popolazioni tedesche: prima nelle città rase al suolo dai bombardamenti, poi nei territori dell'Est che vedono sia l'avanzata dell'Armata rossa sia l'esplosione di violenze di massa e di espulsioni violente di milioni di tedeschi. Ce ne è traccia drammatica in varie opere letterarie, dal Tamburo di latta di Gunther Grass ai diari di Czeslav Milosz sino a L'usignolo dei Linke di Helga Schneider. "Dalla Cecoslovacchia. Dalla Polonia, in relazione anche al drastico spostamento a ovest dei confini del paese, che compensava i territori annessi all'Urss con territori prima appartenuti alla Germania – sintetizza Crainz – E poi dall'Ungheria, dalla Jugoslavia, dalla Romania. Oltre dodici milioni di tedeschi sono sospinti a forza nella Germania disastrata del 1945, in un processo colossale e disumano in cui perde la vita più di un milione di persone". A questi si aggiungono, per esempio, i Polacchi che lasciano quella parte del loro paese che, per lo spostamento dei confini orientali, passa all'Urss. Infine ci sono quelle persone, reduci dagli spostamenti procurati invece dalla guerra, dal movimento degli eserciti o per le deportazioni, che cercano di tornare a casa e magari questa non esiste più, non esiste più il loro paese, come accadde ai lituani, lettoni, estoni, le cui patrie erano diventate regioni sempre dell'Urss. 'Sono fatti rimossi o giustificati a lungo, sino al 1989 – ribadisce Crainz – nei paesi che ne furono direttamente responsabili, e gia' questo pone alcuni problemi. E' ancor meno spiegabile però che questa drammatica vicenda sia stata cancellata anche dalla comune cultura e consapevolezza storica dell'Europa occidentale". A Teramo, nei due giorni di lavoro, divisi in tre sezioni (La tragedia delle minoranze – Un nuovo soggetto collettivo, le displaced persons – Le ferite della memoria) partecipano studiosi dei vari paesi interessati, da Raoul Pupo dell'università di Trieste a david Artico di quella di Breslavia, Saso Komericki di quella di Lubiana e Paolo Morawski dalla Polonia, più Johannes-Dieter Steiner e Jessica Reinish di due università americane, oltre naturalmente a Crainz, Silvia Salvatici, Antonio Ferrara e altri, per confrontare esperienze, situazioni particolari, affrontando il difficile confronto tra memorie. (ANSA).